Cassazione Penale, Sentenza n. 2656/2022 del 24/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la riforma della sentenza di assoluzione operata dalla Corte d'appello di Genova, denunciando: (1) inosservanza ed errata applicazione dell'art. 51 c.p. (diritto di critica) per aver valutato erroneamente il requisito della verità del fatto e della continenza delle espressioni, laddove l'articolo giornalistico avrebbe esposto fatti veri e manifestato legittima opinione critica; (2) vizio di motivazione per mancata motivazione "rafforzata" del giudice d'appello nell'aver riformato l'assoluzione senza riassumere o spiegare adeguatamente il diverso apprezzamento probatorio. Le contestazioni riguardavano un articolo del 30/7/2014 su "La Repubblica" che criticava l'operato del magistrato Francesco Maradei nei procedimenti "Castello" e "Locatelli/Forte Belvedere".
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso nei limiti indicati: ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché "il fatto non costituisce reato" in relazione a Francamaria Selvatici e perché "il fatto non sussiste" in relazione a Ezio Mauro. Il Collegio ha applicato l'esimente del diritto di critica giudiziaria: ha ritenuto che l'articolo conteneva un nucleo fattuale veritiero o comunque non strumentalmente travisato, che l'argomento era di interesse pubblico e che le espressioni, pur aspre, si collocavano nella pertinenza del diritto di critica verso atti e comportamenti svolti in funzione pubblica. Conseguentemente è venuta meno anche la responsabilità penale del direttore responsabile (Mauro), atteso che l'evento penalmente rilevante non sussisteva.
Norme richiamate
art. 51 cod. pen. (diritto di critica / scriminante)
Il diritto di critica è riconosciuto in senso ampio per i giudizi su provvedimenti e comportamenti di pubblici funzionari; richiede verità del "nucleo fattuale" posto a base della critica, continenza delle espressioni e interesse pubblico della notizia. Per la critica giudiziaria i limiti sono più ampi, salvo che si attribuiscano al magistrato fatti di mala fede o di parzialità senza prova.
art. 595 cod. pen. (diffamazione)
Norma che punisce la diffamazione; il giudice deve preliminarmente valutare se il testo abbia effettivamente contenuto frasi offensive idonee ad integrare il reato, tenendo conto delle possibili scriminanti (es. diritto di critica).
art. 57 cod. pen. (responsabilità del direttore)
Attribuisce al direttore responsabile la responsabilità per i reati commessi con il mezzo della stampa quando non abbia adottato i controlli dovuti; tale responsabilità è comunque subordinata alla materialità del reato commesso tramite la pubblicazione.
art. 13 legge n. 47/1948 (aggravante per diffusione a mezzo stampa)
art. 13 legge n. 47 del 1948
Norma richiamata come circostanza aggravante quando l'attribuzione di fatti diffamatori avviene mediante mezzi di stampa; efficace solo se il fatto diffamatorio sia concreto e sussistente.
art. 36 cod. proc. pen. (astensione del giudice) - riferimento operativo
Riferimento alla norma sull'astensione del giudice. Nel caso è centrale l'accertamento se omissione di rappresentazione di rapporti rilevanti costituisca fatto oggettivo posto a base della critica; la Corte ha ritenuto che la questione attiene all'esercizio dell'attività giudiziaria e sia di interesse pubblico.
art. 10 CEDU (libertà di espressione) - principio interpretativo
art. 10 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo
La giurisprudenza CEDU è richiamata per bilanciare libertà di espressione e tutela della reputazione: la limitazione alla libertà di espressione è giustificabile solo se prevista dalla legge, persegua uno scopo legittimo e sia "necessaria in una società democratica"; ciò porta ad una più ampia tolleranza per la critica verso personaggi pubblici e magistrati rispetto ai privati.
Massime di principio
- La critica giornalistica a provvedimenti e comportamenti di magistrati è tutelata in modo più ampio: occorre verificare se esista un nucleo fattuale veritiero o non strumentalmente travisato che giustifichi il giudizio di valore.
- Perché la scriminante del diritto di critica operi è necessario: (a) interesse pubblico della notizia; (b) verità o non travisamento del nucleo essenziale dei fatti; (c) continenza delle espressioni, ossia assenza di gratuite aggressioni personali o attribuzioni di mala fede senza prova.
- Quando l'articolo miscela fatti e opinioni, il giudice deve isolare il "nucleo fattuale" e valutare se esso sia fondato e pertinente: opinioni soggettive sono più protette se poggiano su fatti rilevanti e verificabili.
- Le accuse che investono l'indipendenza o la buona fede del magistrato (es. congetture di complotti o partigianeria) richiedono prova rigorosa; tali affermazioni non sono automaticamente scriminate come diritto di critica.
- La responsabilità penale del direttore di testata (art. 57 c.p.) è subordinata alla sussistenza del reato commesso mediante la pubblicazione: se il fatto non costituisce reato o non sussiste, la responsabilità del direttore non può essere affermata.
- Se il giudice d'appello revoca un'assoluzione, è necessario che motivi in modo approfondito le ragioni del diverso apprezzamento probatorio (obbligo di motivazione rafforzata), sebbene in questo caso la Cassazione abbia deciso per l'assorbimento del secondo motivo dopo aver accolto il primo.
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