Sentenza n. 3157/2026 - Roma, Sezione 4Q
per l'annullamento - del giudizio di "non abilitato" alle funzioni di professore universitario di seconda fascia per il Settore Concorsuale 12/B1– Diritto Commerciale, reso dalla Commissione per l'Abilitazione Scientifica Nazionale nominata con Decreto Direttoriale del Ministero dell’Università e della Ricerca n. 2228 del 19 dicembre 2023, pubblicato sull’apposito portale a far data dal giorno 7 marzo 2025 e comunicato in pari data; - dei verbali dei lavori della predetta Commissione; - di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale, ancorché non conosciuto; e per ii) la condanna, ex art. 34, co. 1, lett. c), c.p.a. dell’amministrazione ad una nuova valutazione della domanda di abilitazione scientifica nazionale di I fascia presentata dal prof. D’Amato, da parte di una commissione in diversa composizione.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: giudizio di non abilitazione alle funzioni di professore universitario di seconda fascia nel settore concorsuale 12/B1 – Diritto commerciale, con i verbali della commissione
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente, già professore straordinario a tempo determinato e poi professore a contratto di Diritto commerciale, ha impugnato il giudizio di non abilitazione scientifica nazionale e i verbali della commissione, deducendo violazione dell'art. 3, comma 1, l. n. 241/1990, carenza e contraddittorietà della motivazione, difetto di istruttoria, violazione dell'art. 4, comma 1, d.m. n. 120/2016, nonché contraddittorietà e travisamento dei fatti nella valutazione dei titoli e della produzione scientifica. Ha chiesto anche la condanna dell'amministrazione a una nuova valutazione da parte di una commissione in diversa composizione. Nel corso del giudizio ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione, poiché aveva presentato una nuova domanda di abilitazione scientifica nazionale, corredata da nuove pubblicazioni.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza d'interesse. La nuova domanda di abilitazione e la dichiarazione inequivoca del ricorrente hanno fatto venir meno una specifica utilità concreta nell'esame della precedente domanda. Il giudice ha richiamato il principio della piena disponibilità dell'interesse a ricorrere e dell'azione: fino al momento in cui la causa è trattenuta in decisione, il ricorrente può dichiarare di non avere interesse alla decisione; il giudice, non potendo procedere d'ufficio, sostituirsi alla parte o sindacare la sua valutazione, deve prenderne atto e dichiarare l'improcedibilità. Le spese sono state integralmente compensate.
Norme richiamate
art. 3, comma 1, l. n. 241/1990
Norma richiamata tra i motivi di ricorso per contestare la carenza di motivazione del giudizio di non abilitazione; il TAR non ha esaminato tale censura nel merito per la sopravvenuta carenza d'interesse.
art. 4, comma 1, d.m. n. 120/2016
Norma richiamata tra i motivi di ricorso in relazione ai criteri di valutazione per l'abilitazione scientifica nazionale; il TAR non ne ha esaminato l'applicazione concreta.
art. 34, comma 1, lett. c), c.p.a.
Norma invocata per chiedere la condanna dell'amministrazione alla rinnovazione della valutazione; la domanda non è stata esaminata per l'improcedibilità del ricorso.
Massime di principio
- Nel processo amministrativo l'interesse a ricorrere e la relativa azione sono nella piena disponibilità della parte ricorrente.
- Fino al momento in cui la causa è trattenuta per la decisione, la dichiarazione inequivoca del ricorrente di non avere più interesse alla decisione impone al giudice di dichiarare l'improcedibilità per sopravvenuta carenza d'interesse.
- Il giudice amministrativo non può procedere d'ufficio, sostituirsi al ricorrente o sindacare la valutazione della parte circa la permanenza dell'interesse alla decisione.
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