Sentenza del 29/07/2020 n. 23027 - Corte di Cassazione
Reati tributari - Delitto di indebita compensazione.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente impugnava il rigetto del riesame avverso il sequestro preventivo per equivalente disposto dal GIP in relazione al delitto di indebita compensazione (art. 10‑quater D.Lgs. n.74/2000). La difesa sosteneva l'assenza del profitto confiscabile in favore della societa' (e quindi l'inimissibilita' del sequestro) sulla base della stampa del c.d. cassetto fiscale che, a suo avviso, dimostrerebbe la mancata registrazione della compensazione F24 e la sussistenza di un debito di circa Euro 306.278,74; deduceva inoltre vizio di motivazione e illogicita' nella valutazione del valore probatorio del cassetto fiscale e contestava il superamento della soglia di punibilita' prevista dall'art.10‑quater comma 2.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile (manifestamente infondato quanto al primo motivo; gli altri motivi ritenuti inammissibili per limiti di deducibilita' in sede di legittimita'). Ha confermato che sussisteva il fumus del reato di indebita compensazione e la legittimita' del sequestro per equivalente fino a Euro 349.110,65, richiamando gli elementi indiziari (presentazione e compilazione dei modelli F24, inesistenza del credito, mancata comunicazione al centro operativo, assenza di documenti comprovanti l'acquisto dei crediti, intercettazioni e scambio di e‑mail). La Corte ha precisato che il delitto si consuma con la presentazione dell'ultimo modello F24 relativo all'anno e che il mancato aggiornamento del cassetto fiscale e' irrilevante ai fini penali poiche' successivo e meramente ricognitivo. Il ricorrente e' stato condannato alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Decreto Legislativo 10 marzo 2000, n. 74, articolo 10‑quater
Il reato di indebita compensazione si consuma al momento della presentazione dell'ultimo modello F24 relativo all'anno: con la presentazione si perfeziona la condotta decettiva e si realizza il mancato versamento per effetto dell'indebita compensazione di crediti inesistenti.
Decreto Legislativo 10 marzo 2000, n. 74, articolo 12‑bis
Norma richiamata dalla difesa in relazione alla confisca/sequestro per equivalente; la Corte ha ritenuto che il sequestro per equivalente sia legittimo ove sia dimostrabile il profitto del reato e, nella specie, il profitto e' stato ritenuto sussistente dagli elementi indiziari.
Codice di procedura penale, articolo 322‑ter
Richiamato dalla difesa in relazione ai presupposti del sequestro; la Corte ha ritenuto la censura come tentativo di contestare fatti e prove di merito, senza incidere sulla correttezza dell'applicazione della norma procedurale.
Codice di procedura penale, articolo 325
Limita l'ambito di controllo in cassazione sulle misure cautelari reali ai soli vizi di violazione di legge, escludendo la possibilità di riesaminare la motivazione di merito non costituzionalmente rilevante.
Codice di procedura penale, articolo 606
Richiamato per i limiti delle censure in cassazione: alcune doglianze di merito (manifesta illogicita' della motivazione) non sono deducibili nel procedimento ex art.325 c.p.p. se non in termini di effettiva violazione di legge.
Disposizioni di attuazione c.p.p., articolo 173
art. 173 disp. att. c.p.p.
Richiamato come limite alla esposizione dei motivi nel ricorso (motivi sintetizzati nei limiti dell'art.173 disp. att. c.p.p.).
Massime di principio
- Il delitto di indebita compensazione (art.10‑quater D.Lgs.74/2000) si considera consumato con la presentazione dell'F24: il momento della presentazione perfeziona la condotta e determina il mancato versamento; pertanto rilevano i dati relativi alla compilazione e presentazione del modello, indipendentemente dall'aggiornamento successivo del c.d. cassetto fiscale.
- Il cassetto fiscale ha valore ricognitivo e amministrativo ma, se non aggiornato, non esclude di per sé la sussistenza della compensazione ai fini penali; la sua assenza/inesattezza non prova automaticamente l'insussistenza del profitto del reato.
- Per ottenere la declaratoria di illegittimita' di un sequestro per equivalente e' necessario fornire elementi probatori concreti e tempestivi che dimostrino l'assenza del profitto criminis; contestazioni documentali sollevate per la prima volta in cassazione sono spesso inammissibili.
- In sede di riesame e di cassazione delle misure cautelari reali i limiti di sindacabilita' sono stringenti: in Cassazione si possono dedurre essenzialmente vizi di violazione di legge o mancanza assoluta di motivazione, mentre la valutazione della credibilita' e della ricostruzione fattuale resta prerogativa dei giudici di merito.
- Se si e' coinvolti in indagini per indebita compensazione, e si vuole contestare il profitto o il superamento della soglia di punibilita', e' essenziale produrre e far valutare tempestivamente prove documentali e spiegazioni plausibili sulle modalita' di acquisizione e utilizzo dei crediti (es. comunicazioni preventive, registrazioni contabili, contratti/atti di cessione), non limitandosi a stampe del cassetto fiscale senza contestualizzarle.
- Elementi quali la mancata comunicazione preventiva al centro operativo competente, l'assenza della voce del credito nella dichiarazione dei redditi e la mancanza di atti registrati comprovanti l'acquisto di crediti sono indizi significativi del fumus per il reato di indebita compensazione.
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