Cassazione Penale, Ordinanza n. 22295/2026 del 16/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo manifestamente infondata la doglianza contro il diniego di pene sostitutive. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (parte pubblica)
La controversia
Nel procedimento relativo alla decisione sulla pena, il ricorrente censurava il diniego di applicazione delle pene sostitutive, deducendo violazione di legge penale e manifesta contraddittorietà e illogicità della motivazione. Sosteneva, in sostanza, che il giudice di merito avesse negato la sostituzione della pena detentiva in modo non corretto. La Corte osserva tuttavia che la motivazione della sentenza impugnata è lineare e completa e che il diniego si fonda sulla valutazione discrezionale del giudice circa l’impraticabilità della sostituzione, in particolare per la personalità del ricorrente e per i precedenti penali, ritenuti ostativi a una prognosi favorevole di non recidività.
Massime di principio
- Il diniego di pene sostitutive fondato sulla valutazione negativa della personalità del condannato e dei precedenti penali rientra nella discrezionalità del giudice di merito ed è censurabile in cassazione solo se la motivazione sia mancante, manifestamente illogica o contraddittoria.
- Quando la motivazione del giudice di merito espone in modo coerente le ragioni per cui ritiene impraticabile la sostituzione della pena detentiva, il ricorso che contesti solo il merito di tale valutazione è manifestamente infondato.
- La prognosi di non recidività costituisce un passaggio decisivo nella verifica della concedibilità delle pene sostitutive; se gli elementi fattuali valorizzati dal giudice depongono in senso contrario, il sindacato di legittimità non può trasformarsi in un nuovo giudizio di merito.
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