Sentenza del 13/12/2018 n. 32259 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società aveva ottenuto una sentenza passata in giudicato che imponeva all'Amministrazione di riliquidare l'imposta di registro e rimborsare la maggiore imposta versata, oltre agli interessi. Nel successivo giudizio di ottemperanza, non impugnato, il credito era stato quantificato in Euro 25.745,92 per capitale ed Euro 5.150,00 per interessi. La contribuente sosteneva di aver indicato per errore, nella domanda di ottemperanza, il 11 novembre 1998 quale decorrenza degli interessi anziché il 11 novembre 1988, data del versamento, e chiedeva quindi il pagamento degli interessi relativi al decennio non liquidato. La CTR aveva ritenuto tale pretesa preclusa dal giudicato formatosi sulla sentenza di ottemperanza.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la sentenza di ottemperanza, non impugnata, aveva definitivamente individuato le somme dovute per l'esecuzione della precedente sentenza, comprese quelle relative agli interessi. Il giudicato copre il dedotto e il deducibile e impedisce di chiedere successivamente ulteriori importi che avrebbero potuto essere fatti valere nel giudizio di ottemperanza. La società avrebbe dovuto correggere tempestivamente l'errore sulla decorrenza degli interessi oppure formulare una specifica riserva per far valere la parte residua del credito. La contribuente è stata condannata a rimborsare all'Agenzia delle Entrate le spese processuali, liquidate in Euro 3.000,00, oltre alle eventuali spese prenotate a debito.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 70
Disciplina il giudizio di ottemperanza delle sentenze tributarie passate in giudicato. Nel caso concreto, il giudizio si è concluso con una quantificazione delle somme dovute, divenuta definitiva perché non impugnata.
Art. 2909 c.c.
Il giudicato fa stato tra le parti e si estende a quanto è stato dedotto o avrebbe potuto essere dedotto nel giudizio. La Corte lo ha applicato ritenendo preclusa la successiva richiesta degli interessi non liquidati nell'ottemperanza.
Art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Prevede il ricorso per cassazione per violazione o falsa applicazione di norme di diritto; è stata la base processuale dei motivi dedotti dalla contribuente, risultati infondati.
Art. 1236 c.c.
È stato richiamato dalla ricorrente in relazione agli effetti della pretesa rinuncia o limitazione del credito, ma la Corte non ha accolto la relativa censura.
Massime di principio
- Una sentenza di ottemperanza non impugnata può formare giudicato anche sulla concreta quantificazione delle somme dovute per capitale e interessi.
- Il giudicato copre non solo ciò che è stato espressamente deciso, ma anche le pretese che avrebbero potuto essere fatte valere nello stesso giudizio.
- Chi chiede soltanto una parte di un credito deve giustificare l'interesse al frazionamento e formulare un'espressa riserva per la parte residua; in mancanza, può perdere la possibilità di reclamarla successivamente.
- Un errore nella decorrenza degli interessi deve essere corretto tempestivamente nel procedimento in corso, dimostrando che si tratta di un errore materiale e che la domanda sostanziale era più ampia.
- Non è normalmente possibile usare un successivo giudizio contro il rifiuto dell'Amministrazione per recuperare somme che avrebbero dovuto essere richieste o contestate nel precedente giudizio di ottemperanza.
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