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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39569/2025 del 10/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impembo ha impugnato la sentenza della Corte di appello del 7/11/2023 e l'ordinanza della Corte di Cassazione del 24/05/2024 sostenendo che, nel giudizio abbreviato celebrato per il coimputato Schiavo, il Giudice dell'udienza preliminare e la Corte territoriale avrebbero affermato la sua responsabilità nonostante egli non avesse partecipato a quel processo, non fosse stato evocato in giudizio e non avesse avuto la possibilità di difendersi. Chiede l'annullamento delle decisioni che avrebbero, a suo dire, valutato la responsabilità di un soggetto estraneo al procedimento abbreviato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di legittimazione: Impembo non era titolare di interesse ad impugnare provvedimenti emessi nei confronti del solo coimputato Schiavo. La Corte ha inoltre ritenuto assente l'abnormità denunciata (né vizio strutturale né funzionale). Ha confermato che le sentenze irrevocabili pronunciate in rito abbreviato o con patteggiamento possono essere acquisite come prova ai sensi dell'art. 238-bis c.p.p., ma non costituiscono piena prova e richiedono riscontri esterni; l'eventuale utilizzazione di tali provvedimenti nel processo a carico di Impembo può essere contrastata mediante impugnazione dei provvedimenti emessi nei suoi confronti (art. 606 c.p.p.). Dichiarata l'inammissibilità del ricorso, imporre a Impembo il pagamento delle spese processuali, l'onere ex art. 616 c.p.p. e, in via equitativa, il versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 238-bis cod. proc. pen.

    Le sentenze irrevocabili divenute definitive possono essere acquisite nel processo come prova del fatto e della sua attribuibilità; tuttavia non costituiscono piena prova e necessitano di riscontri esterni che il giudice deve valutare e motivare

  • art. 187 e art. 192, comma 3 cod. proc. pen.

    art. 187; art. 192, comma 3 c.p.p.

    Richiamati da art. 238-bis per disciplinare l'efficacia probatoria e i limiti dell'utilizzazione delle sentenze divenute irrevocabili

  • art. 445, comma 1-bis, terzo periodo cod. proc. pen.

    art. 445, comma 1-bis c.p.p.

    La legge equipara espressamente, ai fini dell'acquisizione probatoria, la sentenza emessa a seguito di giudizio abbreviato o di patteggiamento a una sentenza di condanna, se divenuta irrevocabile

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    Norma invocata in relazione alla riduzione di pena operata dalla Corte di appello nell'ambito di accordo delle parti e rinuncia a motivi di appello da parte dell'imputato (meccanismi di riforma/mitigazione della pena in sede di appello)

  • art. 606, comma 1 cod. proc. pen.

    Individua i vizi denunciabili mediante impugnazione del provvedimento emesso a carico dell'imputato; nel caso concreto è il mezzo appropriato per contestare l'utilizzazione di sentenze altrui nel processo a suo carico

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Stabilisce l'onere per il ricorrente delle spese del procedimento per ricorso inammissibile; applicata per condannare Impembo alle spese

  • decreto-legge n. 137/2020, art. 23, comma 8

    art. 23, comma 8 d.l. n. 137/2020

    Norma di riferimento per l'intervento del Procuratore generale nelle conclusioni; nel caso il Procuratore generale ha proposto l'inammissibilità del ricorso

  • Corte costituzionale, sentenza n. 186/2000

    sentenza Corte Cost. n. 186/2000

    Giurisprudenza citata in tema di applicazione della sanzione pecuniaria (Cassa delle ammende) e della valutazione circa l'assenza di colpa grave nella determinazione dell'inammissibilità; qui usata per giustificare il versamento equitativo di euro 3.000

Massime di principio

  • Non si ha legittimazione ad impugnare provvedimenti rivolti esclusivamente a un coimputato: solo il soggetto contro cui è stato emesso il provvedimento può impugnarlo per vizi ad esso inerenti
  • Le sentenze irrevocabili pronunciate in rito abbreviato o con patteggiamento possono essere utilizzate come elemento probatorio in altri processi (art. 238-bis c.p.p.), ma non costituiscono prova piena e richiedono riscontri esterni; il giudice deve motivarne l'apprezzamento
  • Se una sentenza emessa nei confronti del coimputato viene acquisita nel processo di un altro imputato, il rimedio per quest'ultimo è impugnare i provvedimenti emessi nei suoi confronti (es. con i motivi di cui all'art. 606 c.p.p.), non impugnare direttamente le decisioni rivolte al coimputato
  • Denunciare una presunta 'abnormità' strutturale o funzionale richiede che l'atto si ponga al di fuori del sistema organico della legge processuale o determini una stasi/inidoneità al proseguimento del processo; mere valutazioni di responsabilità contenute in provvedimenti altrui non sono automaticamente abnormi
  • Ricorsi inammissibili possono comportare condanna alle spese e somme alla Cassa delle ammende se non emerge colpa grave ma il ricorso è comunque infondato; va valutata la prudenza nell'esercizio del diritto di impugnazione

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