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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13835/2022 del 11/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Entrambi gli imputati hanno proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Catania del 22/03/2019 che aveva riformato parzialmente in senso favorevole la sentenza del Tribunale di Catania che li aveva condannati per bancarotta. Pellegrino lamentava violazione di legge e vizio di motivazione sotto vari profili. Lombardo contestava la valutazione delle risultanze processuali ai fini della responsabilità, la ritenuta sussistenza del dolo specifico e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

Per Pellegrino Orazio la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per estinzione del reato a causa della morte del reo (certificata come avvenuta il 12/02/2021), applicando il principio che l'estinzione è rilevabile in ogni stato e grado del giudizio. Il ricorso di Lombardo Alfio è stato dichiarato inammissibile perché fondato su censure di merito e generiche che si risolvevano nella reiterazione di doglianze già esaminate e disattese in appello; per questo motivo Lombardo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 150, c.p.

    La morte del reo determina l'estinzione del reato, rilevabile in ogni stato e grado del giudizio; conseguentemente la sentenza deve essere annullata senza rinvio con riferimento ai reati ascritti al deceduto.

  • art. 616 c.p.p.

    Consente la condanna alle spese processuali e ad una somma a favore della cassa delle ammende quando il ricorso è ritenuto inammissibile per colpa del ricorrente; qui applicato a Lombardo per l'evidente inammissibilità del ricorso.

  • Giurisprudenza citata (Cass. sez. IV, 26/06/2008, n. 36524; Cass. Sez. 2, n. 42046 del 17/07/2019; Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000)

    Richiamati principi già consolidati: la rilevabilità in ogni stato del giudizio dell'estinzione del reato per morte del reo e l'esigenza che il ricorso in cassazione presenti critiche specifiche e argomentate rispetto alla motivazione della corte d'appello; richiamata anche la possibilità di sanzionare ricorsi manifestamente infondati o inammissibili.

Massime di principio

  • La morte dell'imputato estingue il reato e comporta l'annullamento della sentenza senza rinvio: tale causa estintiva è rilevabile in ogni stato e grado del giudizio e non produce una pronuncia di merito sull'innocenza.
  • In Cassazione non sono ammissibili ricorsi che si limitino a riproporre censure di merito generiche o già svolte in appello: è necessario un attacco specifico e argomentato alla motivazione della corte territoriale.
  • Se il ricorso è manifestamente inammissibile per genericità o per mera reiterazione di doglianze, il ricorrente può essere condannato alle spese e a una somma alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., ove ricorrano gli elementi di colpa nella presentazione dell'impugnazione.
  • L'annullamento per estinzione del reato dovuta a morte non equivale a una decisione favorevole sul merito: per eventuali effetti civili o ereditari occorre valutare distintamente le conseguenze procedurali e sostanziali.
  • Quando si propongono ricorsi in Cassazione è fondamentale confrontarsi direttamente e specificamente con la motivazione della corte di merito, indicandone i punti di presunta illegittimità e fornendo argomentazioni puntuali e riferimenti normativi o di giurisprudenza.

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