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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27129/2025 del 24/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Bari del 05/03/2024 che ha confermato le condanne del Tribunale di Bari (14/07/2022) per reati di usura e, per Delledera, anche estorsione. Cocchiarale contesta la sua responsabilità per concorso nell'usura, sostenendo di non aver partecipato all'accordo originario e di non aver esercitato pressioni nella fase di riscossione; in udienza ha inoltre dedotto la prescrizione (reati consumati tra luglio 2008 e settembre 2010). Ciavarella censura la mancata ricostruzione dei termini dell'accordo usurario e il superamento del tasso soglia e contesta la motivazione sul trattamento sanzionatorio e la disparità di pena rispetto al coimputato. Delledera deduce travisamento della prova e illogicità della motivazione, in particolare riguardo all'estorsione (assenza di minaccia) e allega contraddizioni tra dichiarazioni della persona offesa e quelle di altri testi/collaboratori; in sede di memoria chiede anche rideterminazione della pena per lieve entità alla luce della sentenza della Corte costituzionale n.120/2023 e in udienza ha chiesto la prescrizione.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato tutti i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che i motivi attengono a valutazioni di merito insindacabili in Cassazione ove il metodo di valutazione sia conforme ai principi giurisprudenziali e la motivazione priva di vizi logici. Essendosi determinata una "doppia conforme" (conferma della condanna in appello), i ricorrenti non hanno prospettato specificamente un travisamento della prova derivante dall'uso in motivazione di elementi non emersi nel primo grado; la Corte d'appello ha esaminato il medesimo materiale probatorio e ha adeguatamente motivato le ragioni delle condanne, compreso il concorso nel delitto di usura per chi interviene nella fase esecutiva, la credibilità della persona offesa e la sussistenza di minacce anche larvate per l'estorsione. Le richieste di declaratoria di prescrizione sollevate in udienza sono state ritenute inammissibili perché non dedotte nel ricorso. I ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di €3.000 (a favore della parte resistente, come indicato in sentenza).

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen. lett. b)

    invocato dai ricorrenti per vizio di legge; la Corte ha ritenuto le censure manifestamente infondate perché attengono a valutazioni di merito già adeguatamente motivate dai giudici di merito

  • art. 606 cod. proc. pen. lett. e)

    utilizzato per dedurre travisamento della prova; la Corte ricorda che, in presenza di doppia conforme, il vizio di travisamento è sindacabile in Cassazione solo in casi particolari (es. uso in motivazione di elementi non presenti nel processo o valutazione di prove non esaminate in primo grado)

  • art. 110 cod. pen.

    richiamato in relazione al concorso di persone nel reato; la Corte ha confermato che chi interviene nella fase esecutiva della condotta usuraria può essere concorrente

  • art. 644 cod. pen.

    norma penale che definisce il reato di usura; la Corte ha ritenuto che il superamento della soglia usuraria e l'entità degli interessi siano adeguatamente dimostrati in motivazione

  • art. 192, comma terzo, cod. proc. pen.

    richiamato per precisare che le regole sull'affidabilità della prova non si applicano nella stessa misura alle dichiarazioni della persona offesa, che possono fondare la condanna se la loro credibilità e attendibilità intrinseca sono adeguatamente motivate

  • art. 129 cod. proc. pen.

    richiesta di estinzione per prescrizione non può essere rilevata se non proposta mediante valida impugnazione; l'art.129 non prevale sulle regole di ammissibilità delle impugnazioni

  • Corte costituzionale, sentenza n. 120/2023

    menzionata dalla difesa di Delledera per prospettare la lieve entità del fatto ai fini della riduzione di pena; la Corte di legittimità non ha accolto la censura perché aspecifica e tardiva

Massime di principio

  • La Cassazione non riesamina libere valutazioni di merito se la motivazione dei giudici di merito è logica e non affetta da vizi; censure che si limitano a una diversa interpretazione delle prove sono inammissibili
  • In presenza di una 'doppia conforme' (conferma della condanna in appello), il vizio di travisamento della prova è sindacabile in Cassazione solo se il giudice d'appello ha utilizzato elementi probatori non sottoposti al primo grado o ha introdotto informazioni non presenti nel processo
  • Le dichiarazioni della persona offesa possono da sole fondare la condanna, purché la Corte motivi adeguatamente sulla credibilità soggettiva del dichiarante e sull'attendibilità intrinseca del racconto
  • Chi interviene nella fase esecutiva o di riscossione di un accordo usurario può essere ritenuto concorrente nel reato di usura: l'usura è reato a consumazione protratta e i pagamenti in esecuzione del patto contribuiscono alla consumazione
  • La minaccia costitutiva dell'estorsione può essere anche implicita o 'larvata' se, nelle concrete circostanze, è idonea a coartare la volontà della vittima; è necessario il nesso finalistico tra condotta e minaccia
  • Richieste nuove avanzate in udienza (es. declaratoria di prescrizione) devono essere già state dedotte nel ricorso per essere valutabili in Cassazione; altrimenti sono inammissibili

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