Cassazione Penale, Sentenza n. 27605/2025 del 28/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso contestava: 1) la logica e la consistenza della valutazione probatoria che aveva portato alla condanna (si sosteneva la plausibile attribuzione dell'arma a Stefani Bruno, deceduto), 2) la legittimità della condanna per il possesso di una munizione calibro 12,7 che non era espressamente o implicitamente ricompresa nel capo di imputazione (presunta violazione del principio di corrispondenza tra accusa e sentenza; fatto 'nuovo'), 3) la valutazione del trattamento sanzionatorio, in particolare la recidiva e il rigetto della pena sostitutiva.
La decisione
Il giudice di legittimità ha: 1) respinto il primo motivo: ha ritenuto logica la valutazione di merito che collegava il rinvenimento dell'arma (arma carica occultata nel garage) alla disponibilità dell'imputato; l'ipotesi alternativa riferibile a Stefani Bruno è stata considerata priva di riscontro probatorio e non ragionevole (Bruno era deceduto anni prima e non aveva denunciato la pistola). 2) Accolto il secondo motivo: la munizione calibro 12,7 non risulta contestata nel capo di imputazione (l'azione penale era esercitata sulle 106 munizioni calibro 7,62 e sui bossoli); la detenzione della calibro 12,7 è stata considerata fatto nuovo non contestato, con conseguente annullamento senza rinvio della sentenza relativamente a quel capo (eliminazione della pena relativa: mesi 1 e giorni 10 di reclusione e relativa multa) e trasmissione degli atti alla Procura competente; la pena per il residuo reato (capo C) è stata rideterminata in mesi 10 e giorni 20 di reclusione ed euro 2.000,00 di multa. 3) Respinto il terzo motivo: la Corte ha ritenuto legittima la valutazione di recidiva e motivato il diniego della pena sostitutiva sulla base della pericolosità soggettiva e dei parametri previsti dalla normativa richiamata.
Norme richiamate
Sez. I n.3282 del 17.11.2011
Affermato che la valutazione della inconsistenza dimostrativa deve essere quella ragionevole, ossia confortata dalla buona logica; non conta una mera possibilità logico-astratta se non supportata da riscontri processuali.
Sez. I n.31456 del 21.5.2008 (ric. Franzoni rv 240763)
Le ipotesi alternative del tutto congetturali, prive di riscontro probatorio, non inibiscono la pronunzia di condanna; l'effettiva realizzazione dell'ipotesi alternativa deve trovare minimo riscontro nelle emergenze processuali.
Sez. IV n.22257 del 25.3.2014 rv 259204
Conferma che alternative pur astrattamente plausibili non hanno rilievo se non sorrette da elementi concreti nel processo.
Sez. VI n.45506 del 27.4.2023 rv 285548
Ribadito che il canone dell'oltre ogni ragionevole dubbio è sia uno standard probatorio sia un metodo: il giudice deve sottoporre la tesi accusatoria alle confutazioni delle ricostruzioni difensive; la violazione rende la motivazione manifestamente illogica.
Articoli 521 e 522 cod. proc. pen.
Richiamati per affermare che la presenza, nel processo, di un fatto non contestato nell'azione penale (la munizione calibro 12,7) costituisce 'fatto nuovo' rispetto all'imputazione e non può costituire oggetto di condanna senza che l'azione penale sia stata esercitata su di esso.
Sez. U 2010 (Carelli)
Precisione giurisprudenziale secondo cui la trasformazione del fatto rilevante deve essere radicale per configurare mutamento dell'imputazione; tuttavia tale principio non giustifica l'aggiunta abusiva di un fatto non perseguito nel processo (qui la calibro 12,7).
Art. 20-bis cod. pen. e articoli 53, 58, 59 legge n.689/1981
Richiamati per la disciplina delle pene sostitutive: art. 20-bis delimita i limiti detentivi per la sostituzione, mentre gli artt. 53 e ss. della legge n.689/1981 stabiliscono i parametri discrezionali (idoneità della pena sostitutiva, affidabilità del condannato, ipotesi di inapplicabilità) che il giudice deve valutare prima di concedere la pena sostitutiva.
Massime di principio
- Il tribunale può condannare solo quando la ricostruzione accusatoria supera lo standard dell'oltre ogni ragionevole dubbio; alternative pur astrattamente possibili devono essere sostenute da elementi probatori concreti per essere considerate rilevanti.
- Se emergono nell'istruttoria fatti non oggetto dell'azione penale originaria ("fatti nuovi"), la loro utilizzazione per una condanna è vietata: si configura violazione del principio di corrispondenza tra imputazione e sentenza e impone annullamento relativo senza rinvio o nuovo giudizio per quel fatto.
- Errori di lettura o travisamento dei dati materiali (es. indicazione del calibro) possono determinare un 'fatto nuovo' o una erronea estensione dell'imputazione; difesa e giudice devono verificare la corrispondenza letterale e sostanziale tra verbali di sequestro e capo d'accusa.
- Le ipotesi difensive basate su congetture (es. attribuzione dell'oggetto a persona deceduta o lontana nel tempo) hanno rilievo solo se supportate da elementi oggettivi processuali; senza ciò non generano dubbio ragionevole.
- Nella valutazione delle pene sostitutive il giudice deve applicare i parametri della legge n.689/1981 (idoneità della pena sostitutiva, affidabilità del condannato, limiti di legge) e può legittimamente negare la sostitutiva se ricorrono profili di pericolosità sociale e rischio di recidiva.
- L'impugnazione parziale può avere esito favorevole anche se non tutti i motivi vengono accolti: l'annullamento di singoli capi per fatto nuovo è possibile senza che l'intero impianto sanzionatorio cada.
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