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Sentenza

Sentenza n. 4967/2026 - Napoli, Sezione 2

per l'annullamento 1. del provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio del Comune di Giugliano n. 37 del 2024, mai notificato e/o comunicato alla ricorrente (comproprietaria delle opere), avente ad oggetto il piano terra del manufatto, destinato a magazzino ed uso commerciale, sito in Giugliano in Campania (NA) alla via I Maggio, 15, identificato catastalmente con il Foglio n. 63, Particella 1638, sub 1, di cui la Migliaccio è venuta a conoscenza con prima ispezione ipotecaria in data 12.05.25 e con successivo approfondimento in data 16.05.25, tramite ispezione ipotecaria delle ore 12.12; 2. Ogni altro atto connesso, preordinato, conseguente e comunque collegato.

Giustizia amministrativa202504015

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento comunale di acquisizione gratuita al patrimonio dell’ente, nella parte relativa al piano terra dell’immobile identificato al foglio 63, particella 1638, sub 1

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (proprietaria)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha impugnato l’ordinanza comunale di acquisizione gratuita, deducendo la violazione dell’art. 31 del d.P.R. 380/2001, della legge n. 241/1990 e dei principi del giusto procedimento, nonché eccesso di potere. Ha lamentato la mancata notificazione dell’ordinanza di demolizione, del verbale di inottemperanza e del provvedimento di accertamento dell’inottemperanza, l’omessa partecipazione procedimentale, la propria estraneità alla realizzazione degli abusi e l’assenza di un autonomo formale accertamento dell’inottemperanza. Ha inoltre dedotto difetto di istruttoria e motivazione, violazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza e omessa considerazione della concessione edilizia in sanatoria relativa al piano terra. Il Comune ha eccepito il difetto di legittimazione attiva, sostenendo che la ricorrente non risultasse proprietaria, e ha chiesto il rigetto nel merito, affermando che la procedura repressiva riguardasse unitariamente l’intervento abusivo e che non risultasse alcuna sanatoria per le opere contestate.

La decisione

Il TAR ha respinto l’eccezione di difetto di legittimazione attiva, rilevando che il Comune aveva riconosciuto la qualità di comproprietaria della ricorrente notificandole una precedente ordinanza di acquisizione in tale qualità. La mancata impugnazione di quella precedente ordinanza non precludeva il ricorso attuale, perché essa non riguardava in modo evincibile il sub 1 della particella 1638, oggetto della nuova acquisizione; tuttavia, restava preclusa ogni contestazione relativa alle opere abusive e all’area di sedime già acquisite con il precedente provvedimento. Nel merito, il ricorso è stato accolto limitatamente all’acquisizione del sub 1. Il giudice ha interpretato l’art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001 nel senso che l’acquisizione gratuita può riguardare le opere abusive, l’area di sedime e quella necessaria alla realizzazione di opere analoghe, entro il limite del decuplo della superficie abusiva, ma non opere legittimamente esistenti o successivamente sanate. Poiché il piano terra risultava assistito da un titolo in sanatoria, l’ordinanza era illegittima nella parte in cui lo includeva nell’acquisizione. Il provvedimento è stato quindi annullato nei limiti dell’interesse azionato. Il Comune è stato condannato alle spese, liquidate in € 2.000,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001

    Se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune. L'area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita.

    L’acquisizione gratuita può comprendere le opere abusive, l’area di sedime e quella necessaria alla realizzazione di opere analoghe, entro il limite del decuplo della superficie abusiva; non può invece estendersi a opere legittimamente esistenti o successivamente sanate.

  • art. 7 l. 241/1990

    La ricorrente ne ha invocato la violazione per omessa comunicazione di avvio del procedimento, ma la sentenza non decide specificamente tale censura, accogliendo il ricorso sulla base dell’illegittima estensione dell’acquisizione a un bene sanato.

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    Il Comune ha richiamato l’assenza di una domanda di accertamento di conformità per le opere oggetto della repressione; tale argomento non è stato posto a fondamento della decisione, che ha valorizzato il titolo edilizio in sanatoria relativo al piano terra.

Massime di principio

  • L’acquisizione gratuita prevista dall’art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001 può riguardare soltanto le opere abusive, la relativa area di sedime e l’area ulteriore necessaria alla realizzazione di opere analoghe, nel limite massimo del decuplo della superficie utile abusivamente costruita.
  • L’acquisizione sanzionatoria non può estendersi a manufatti legittimamente esistenti in forza di un titolo edilizio o successivamente sanati; l’amministrazione deve quindi distinguere le consistenze abusive da quelle assentite o regolarizzate.
  • La precedente acquisizione non preclude l’impugnazione di un successivo provvedimento quando quest’ultimo abbia un oggetto ulteriore e autonomo, non chiaramente compreso nel primo atto; resta invece preclusa la contestazione delle opere e dell’area già acquisite con il provvedimento precedente, se questo è stato notificato e non impugnato.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioPartecipazione al procedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di istruttoriaLegittimazione e interesse a ricorrerePartecipazione procedimentale

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