Sentenza n. 179/2026 - Napoli, Sezione 2
per l'annullamento del provvedimento prot. n. 5085/2023 del 6 febbraio 2023 con il quale il responsabile dell’Area Urbanistica del comune di Casavatore, richiamata la determina prot. n. 136/2022 di rigetto delle istanze di condono edilizio presentate dalla signora Giovanna Dell’Omo, ai sensi della legge 724/94, in data 1° marzo 1995 ed acquisite al protocollo dell’Ente con i numeri 3564, 3566, 3567, 3568, 3569 e 3570, ha "annullato in autotutela la CILA prot. n. 30121", avente ad oggetto "opere di frazionamento", presentata in data 30 giugno 2022 dal sig. Vincenzo Esposito, conduttore del locale ad uso commerciale sito in Casavatore al Viale Marconi n. 10, distinto in catasto al foglio 1, p.lla 1127, subb. 46-47, nonchè, per quanto qui più interessa, la segnalazione certificata di agibilità (S.C.A.) presentata al comune in data 30 settembre 2022, prot. n. 39640, dalla ricorrente società GLM Properties s.r.l., quale proprietaria del locale medesimo;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento comunale di annullamento in autotutela della CILA relativa a opere di frazionamento e della segnalazione certificata di agibilità del locale commerciale
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui il responsabile dell’Area Urbanistica del Comune di Casavatore, richiamando il precedente rigetto di istanze di condono edilizio, aveva annullato in autotutela la CILA presentata dal conduttore del locale per opere di frazionamento e, per quanto rilevante nel giudizio, la segnalazione certificata di agibilità presentata dalla proprietaria. Nel corso del giudizio la ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione, poiché il Comune aveva rilasciato, in relazione alle opere oggetto di condono, il permesso di costruire in sanatoria.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Il Collegio ha richiamato il principio secondo cui, a fronte dell’espressa dichiarazione del ricorrente di non avere più interesse alla decisione, il giudice non può esaminare il merito né sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire, ma deve prendere atto della dichiarazione e pronunciare l’improcedibilità, salvo repliche o diverse richieste della controparte. Le spese di lite sono state compensate tra le parti.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
"improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse"
La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione comporta l’improcedibilità del ricorso.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato quale disposizione processuale applicabile alla definizione del giudizio.
Massime di principio
- Nel processo amministrativo, la dichiarazione espressa del ricorrente di non avere più interesse alla decisione, resa prima che la causa sia trattenuta in decisione, impone al giudice di dichiarare l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, senza esaminare il merito della controversia.
- Il giudice amministrativo non può sostituirsi al ricorrente nella valutazione dell’interesse ad agire né procedere d’ufficio alla decisione nel merito quando la parte abbia ritualmente dichiarato di non avere più interesse alla pronuncia, salvo che vi siano repliche o diverse richieste della controparte.
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