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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21098/2026 del 08/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Russo impugnava la dichiarazione di non luogo a provvedere sulla sua domanda di liberazione anticipata relativa al semestre 6/02/2023-6/08/2023, sostenendo che, pur avendo successivamente espiato la pena, manteneva interesse alla pronuncia perché la domanda era stata presentata tempestivamente e perché una decisione favorevole sarebbe rilevante ai fini della domanda di riparazione per ingiusta detenzione; denunciava inoltre violazione degli artt. 24 e 111 Cost. e dell'art. 6 CEDU per mancata tutela giurisdizionale effettiva.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso: ha confermato che, in linea generale, la liberazione anticipata presuppone la pendenza dell'espiazione della pena e che la domanda diviene inammissibile quando la pena è stata interamente scontata, salvo che il ricorrente deduca in modo specifico e motivato un interesse concreto alla pronuncia (ad esempio per ragioni di indennizzo dovute a ingiustizia della detenzione). Nel caso di specie il ricorrente non ha provato ritardi o comportamenti dell'autorità tali da determinare un'ingiustizia della detenzione: l'istanza era stata presentata il 7/08/2023 e non sono emersi elementi di ritardo imputabili all'amministrazione che giustificassero la domanda di riparazione. Perciò il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 54, l. 26 luglio 1975, n. 354 (ord. pen.)

    art. 54, l. 26 luglio 1975, n. 354 (ord. pen.)

    La liberazione anticipata è generalmente riconosciuta come istituto che presuppone l'esecuzione in corso della pena: senza stato di detenzione non si realizzano le finalità rieducative che giustificano il beneficio, per cui la domanda diviene inammissibile se la pena è integralmente espiata, salvo eccezioni specifiche.

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione alla domanda di riparazione per ingiusta detenzione: la Corte ritiene che vicende dell'esecuzione possano rilevare ai fini dell'applicabilità dell'art. 314 se da esse deriva un'ingiustizia della detenzione (es. tardiva esecuzione dell'ordine di scarcerazione).

  • art. 69-bis, comma 2 ord. pen.

    art. 69-bis, comma 2, ord. pen. (termini per il parere del Pubblico ministero)

    Fissava i termini procedurali per l'inoltro dell'istanza al PM (15 giorni allora vigenti): la Corte ha esaminato il rispetto di tali termini per valutare se vi fossero ritardi imputabili all'autorità.

  • art. 128 cod. proc. pen.

    Prevede il termine di cinque giorni per il deposito in cancelleria dell'originale del provvedimento: rilevante per valutare la tempestività dell'azione esecutiva.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato con riguardo alla condanna alle spese processuali: la Corte ha disposto l'addebito delle spese al ricorrente ai sensi di tale norma.

  • art. 657, comma 4, cod. proc. pen.

    art. 657, comma 4, cod. proc. pen.

    Richiamato per escludere la fungibilità in sede esecutiva di periodi non ancora maturati in relazione a reati non ancora commessi: a pena espiata non può derivare ulteriore credito di pena per la delibazione positiva della richiesta.

  • art. 172 cod. pen.

    Richiamato nella giurisprudenza citata in relazione all'estinzione della pena per decorso del tempo: la tardiva esecuzione può comunque dar luogo a domanda di riparazione se la detenzione è risultata ingiusta.

  • Cost., art. 24 e art. 111

    art. 24 Cost.; art. 111 Cost.

    Richiamati dal ricorrente come garanzie di accesso alla giustizia e di processo equo: la Corte ha valutato che il presunto automatismo della declaratoria d'inammissibilità non si traduceva in una violazione costituzionale nel caso concreto, in assenza di deduzioni specifiche sull'ingiustizia subita.

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art. 6

    Invocato dal ricorrente per violazione del diritto a un processo equo ed effettivo: la Corte ha ritenuto che, senza una specifica e motivata deduzione di interesse concreto al provvedimento (es. per domanda di riparazione), non sussisteva una lesione di tale diritto.

Massime di principio

  • La liberazione anticipata richiede, di regola, che l'espiazione della pena sia ancora in corso: se la pena è già integralmente espiata la domanda è normalmente inammissibile salvo che il richiedente deduca specificamente un interesse concreto alla pronuncia (ad esempio per ottenere indennizzo per tardiva esecuzione).
  • Per mantenere l'interesse all'impugnazione dopo la cessazione della detenzione è necessaria una deduzione specifica e motivata che indichi il pregiudizio concreto conseguente all'eventuale mancata pronuncia (ad es. pregiudizio ai fini di una domanda di riparazione).
  • La possibilità di ottenere indennizzo per ingiusta detenzione richiede che si dimostri un'ingiustizia riconducibile a errori o ritardi dell'autorità nell'esecuzione dell'ordine di scarcerazione; invece eventi sopravvenuti o scelte discrezionali del giudice dell'esecuzione non giustificano di per sé l'indennizzo.
  • In contestazioni procedurali legate alla liberazione anticipata è essenziale documentare tempestivamente i termini e gli eventuali ritardi imputabili all'amministrazione (date di deposito, comunicazioni al PM, ritardi nell'esecuzione dell'ordine) per poter far valere un diritto alla riparazione.
  • Le doglianze basate su violazioni costituzionali o convenzionali richiedono l'indicazione, nel ricorso, di come la mancata pronuncia abbia concretamente pregiudicato i diritti invocati; attestazioni generiche non sono sufficienti per superare l'inammissibilità derivante dalla cessazione della detenzione.

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