Cassazione Penale, Sentenza n. 15668/2023 del 13/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Di Rosa era stato condannato in appello per i reati di usura e di estorsione: è accusato di avere prestato denaro a Valeria Rodriguez e Carlos Rodriguez a tassi usurari e di avere usato minacce per ottenere la restituzione e garantire il profitto dell'usura. In cassazione il difensore censurava la valutazione della credibilità delle persone offese (dichiarazioni ritenute discontinue e non sovrapponibili, con ricorso a contestazioni) e la mancanza di riscontri alle dichiarazioni di Carlos Rodriguez, raccolte con assistenza del difensore e indicato come indagato per reato collegato (spaccio).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato, implicitamente, la valutazione della Corte territoriale secondo cui le dichiarazioni delle persone offese erano "dettagliate, precise e coerenti" e correttamente corredate da riscontri (intercettazioni che evidenziavano toni minacciosi del ricorrente). Per l'inammissibilità, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 616 cod. proc. pen.
La norma è stata applicata per disporre la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende in conseguenza della dichiarata inammissibilità del ricorso; la Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e pertanto sanzionabile ai sensi di tale articolo.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non procede a una rivalutazione del merito probatorio (es. rinnovazione della valutazione della credibilità) se non in presenza di vizi logico-giuridici specifici e manifesto travisamento degli elementi di fatto; le censure generiche sulla non sovrapponibilità delle dichiarazioni non sono sufficienti in sede di legittimità.
- Le dichiarazioni delle persone offese, se valutate come dettagliate, coerenti e contraddistinte da elementi costanti, possono fondare la condanna anche se raccolte in momenti diversi; la presenza di riscontri (es. intercettazioni con contenuti minacciosi) rafforza la fondatezza probatoria.
- La qualità probatoria di dichiarazioni rese da un soggetto indagato per reato collegato richiede attenzione: la loro attendibilità può essere valorizzata se esistono riscontri indipendenti che le corroborano; la mera circostanza dell'assistenza di un difensore al momento della raccolta non invalida automaticamente la dichiarazione.
- Per contestare con successo in Cassazione una valutazione di fatto è necessario dimostrare specifici e motivati vizi della motivazione della sentenza impugnata (contraddittorietà, illogicità manifesta, omissioni significative), non limitarsi a chiedere una diversa valutazione degli elementi.
- In caso di ricorso dichiarato inammissibile la parte soccombente può essere condannata a sanzioni pecuniarie (Cassa delle ammende) e al rimborso delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; ciò deve essere considerato prima di proporre ricorso manifestamente infondato.
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