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Cassazione Civile, Ordinanza n. 17123/2023 del 15/06/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (banca)

La controversia

La controversia nasce dall'azione della curatela di un fallimento volta a far dichiarare inefficaci, ai sensi dell'art. 67, comma 2, l. fall. previgente, alcune rimesse affluite nell'anno anteriore al fallimento su un conto corrente scoperto intestato alla società poi fallita. La corte territoriale aveva accolto la domanda, ritenendo provata la scientia decoctionis della banca in base all'andamento fortemente scoperto del conto, alle risultanze dei bilanci della società, e ad elementi riguardanti l'amministratore di fatto della fallita. La banca ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi: (1) omesso esame di fatti decisivi e violazione di norme sulla motivazione, sull'onere della prova e sulle presunzioni, sostenendo che la Corte d'appello avesse considerato solo i saldi per valuta e non i saldi contabili/disponibili, e che avesse tratto conclusioni su fatti non provati; (2) omesso esame di fatti decisivi e violazione delle norme processuali per mancata pronuncia sull'eccezione di nullità della domanda revocatoria per indeterminatezza dell'oggetto e per non aver considerato che nei conteggi della curatela erano stati indicati come rimesse revocabili dei prelievi; (3) violazione delle norme in tema di revocatoria fallimentare e di decorrenza degli accessori, sostenendo che l'obbligazione restitutoria dell'accipiens ha natura di debito di valuta, con interessi dovuti dalla domanda giudiziale e maggior danno solo se specificamente allegato e provato.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto inammissibile il primo motivo, perché le censure miravano in realtà a contestare la valutazione di merito sulla scientia decoctionis e non evidenziavano un vizio di motivazione al livello costituzionalmente rilevante. Ha invece accolto il secondo motivo, rilevando che la Corte d'appello aveva omesso di esaminare una specifica e decisiva contestazione della banca circa la determinazione delle rimesse revocabili, poiché nei conteggi della curatela erano stati inclusi anche prelievi e non solo versamenti solutori. Ha accolto anche il terzo motivo, ribadendo il principio secondo cui, in revocatoria fallimentare, la restituzione dell'accipiens soccombente integra debito di valuta, con interessi decorrenti dalla domanda giudiziale e maggior danno solo se allegato e provato. La sentenza impugnata è stata quindi cassata limitatamente ai motivi accolti, con rinvio alla Corte d'appello di L'Aquila in diversa composizione anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 67 l. fall. previgente

    disciplina l'inefficacia delle rimesse in conto corrente nel periodo sospetto; l'accertamento della scientia decoctionis e della natura solutoria delle rimesse è centrale per l'azione revocatoria fallimentare.

  • art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.

    consente il sindacato per omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti; il motivo è accolto solo quando il fatto sia effettivamente trascurato e decisivo.

  • art. 2697 c.c.

    richiamato dalla ricorrente in tema di onere probatorio sui presupposti della revocatoria e della scientia decoctionis.

  • art. 2727 c.c.

    richiamato in relazione al ricorso a presunzioni semplici per desumere la conoscenza dello stato di insolvenza.

  • art. 2729 c.c.

    richiamato in relazione ai requisiti delle presunzioni semplici utilizzate per inferire la scientia decoctionis.

  • art. 111, comma 6, Cost.

    richiamato in relazione all'obbligo di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali; la motivazione della sentenza impugnata è stata ritenuta sufficiente sotto il minimo costituzionale quanto al primo motivo.

  • art. 115 c.p.c.

    richiamato dalla ricorrente per denunciare asserite errate valutazioni del materiale probatorio.

  • art. 132 c.p.c.

    richiamato in tema di requisiti della sentenza e della motivazione.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    richiamato in tema di contenuto della motivazione.

  • art. 163 c.p.c.

    richiamato con riferimento alla dedotta indeterminatezza dell'oggetto della domanda.

  • art. 164 c.p.c.

    richiamato con riferimento alla nullità della citazione per indeterminatezza della domanda.

  • art. 1282 c.c.

    richiamato dalla ricorrente in relazione alla decorrenza degli interessi sulle somme da restituire.

  • art. 1124 c.c.

    richiamato nel motivo sulle obbligazioni restitutorie e la natura degli accessori, ma senza specifica applicazione autonoma nel testo.

Massime di principio

  • Nel giudizio di revocatoria fallimentare, la valutazione della scientia decoctionis compiuta dal giudice di merito è censurabile in cassazione solo nei limiti dell'omesso esame di fatti decisivi o di una motivazione apparente; non è consentito chiedere una nuova valutazione del compendio probatorio.
  • L'andamento fortemente scoperto di un conto corrente, se descritto in modo specifico e significativo, può essere valorizzato come indizio della conoscenza dello stato di insolvenza, ma la sua ricostruzione resta apprezzamento di merito.
  • Quando la parte convenuta contesti specificamente la determinazione delle rimesse revocabili, il giudice deve esaminare la contestazione e verificare che gli importi indicati come solutori corrispondano effettivamente a versamenti e non a prelievi o altre operazioni non revocabili.
  • In revocatoria fallimentare, l'obbligazione dell'accipiens soccombente di restituire le somme ha natura di debito di valuta; gli interessi decorrono dalla domanda giudiziale e il maggior danno da ritardo è risarcibile solo se allegato e provato.

Come è indicizzato

MaterieAzione revocatoriaProveImpugnazioni
RamiFallimentare / Crisi d'impresaProcesso civileObbligazioni
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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