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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1847/2023 del 18/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Ministero ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Torino che aveva annullato il provvedimento disciplinare (esclusione dalle attività in comune per cinque giorni) inflitto dal Consiglio di disciplina della Casa Circondariale di Ivrea a Garrozzo per essersi rifiutato di sottoporsi a perquisizione personale. Il Ministero ha sostenuto che il Tribunale aveva erroneamente ritenuto illegittime le modalità del controllo e aveva annullato per carenza motivazionale, senza valorizzare la precedente istruttoria del Magistrato di Sorveglianza di Vercelli che aveva ricostruito ampiamente i fatti e integrato la motivazione; inoltre ha invocato la possibilità, secondo la giurisprudenza, che l'organo giurisdizionale integri o elabori ex novo la motivazione quando necessario.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato sotto il profilo della corretta applicazione dell'art. 69, comma 6, lett. a), Ord. pen., e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Torino per un nuovo esame. La Corte ha precisato che il magistrato e il tribunale di sorveglianza possono valutare anche il merito dei provvedimenti disciplinari, sovrapponendo il proprio apprezzamento e integrando la motivazione ove necessario; pertanto il Tribunale di Torino dovrà riesaminare il reclamo alla luce di tali principi e della ricostruzione già svolta dal Magistrato di Vercelli.

Norme richiamate

  • art. 69, comma 6, lett. a), Ordinamento penitenziario

    Il magistrato di sorveglianza, nel decidere sul reclamo relativo alla sanzione disciplinare di esclusione dalle attività in comune, deve valutare anche il merito dei provvedimenti adottati; ciò consente all'organo giurisdizionale di apprezzare la congruità della sanzione rispetto alla violazione e di integrare o elaborare la motivazione

  • Cassazione, Sez. 1, n. 32259 del 7/5/2021 (giurisprudenza citata)

    Richiamata come precedente in cui si ammette che il giudice può integrare la motivazione e valutare il merito del provvedimento disciplinare; conferma il potere di rivalutazione e di sovrapposizione del giudice rispetto alla decisione dell'organo disciplinare

Massime di principio

  • Il magistrato di sorveglianza può valutare non solo la legittimità formale ma anche il merito del provvedimento disciplinare, inclusa la congruità della sanzione rispetto alla violazione
  • Se esiste una precedente ricostruzione giudiziale approfondita che abbia integrato la motivazione, il tribunale di sorveglianza deve valorizzarla nel riesame; la mancata considerazione può portare all'annullamento in Cassazione
  • In presenza di carenze motivazionali del provvedimento disciplinare, il giudice di sorveglianza può integrare la motivazione ove possibile, ma deve darne conto esplicitamente nel proprio provvedimento
  • La sanzione disciplinare di esclusione dalle attività comuni, essendo grave, richiede motivazione adeguata e verifica della proporzionalità: il giudice deve valutare la gravità del fatto e gli aspetti concreti della vicenda
  • In casi analoghi, le parti devono verificare l'esistenza di istruttorie o precedenti provvedimenti che abbiano già ricostruito i fatti: tali elementi sono decisivi per l'esito del reclamo e per l'eventuale esame in sede di legittimità

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