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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6999/2024 del 15/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava la sentenza della Corte di appello di Torino che aveva confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti (artt. 73, comma 4, e 80, comma 2, d.P.R. n. 309/1990) relativa al possesso di 9,85 kg lordi di hashish con 2.331 g di principio attivo (THC), contestando: (1) il riconoscimento dell'aggravante dell'"ingente quantità", deducendo che la soglia di riferimento della giurisprudenza (sentenza Sezioni unite c.d. "Biondi") non deve essere automaticamente applicata e andrebbe rivalutata alla luce di un aumento della purezza media della droga; (2) la confisca della somma di 450 euro ai sensi dell'art. 240-bis c.p., sostenendo che il denaro proveniva da prelievo legittimo da conto corrente su cui è accreditata la pensione di reversibilità e che non sussiste sproporzione rispetto ai redditi leciti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Quanto all'aggravante dell'"ingente quantità", la Corte ha ritenuto che la sentenza "Biondi" non escluda la possibilità di individuare l'aggravante sotto la soglia ponderale in casi eccezionali, ma che qui il superamento della soglia è stato di oltre il 16% sul principio attivo, giudizio di fatto non censurabile in questa sede. Ha sottolineato che il parametro rilevante è la quantità di principio attivo (THC) e non la purezza al consumo: un aumento della purezza non attenua l'offensività, perché è la massa di principio attivo che mette a rischio la salute pubblica. Quanto alla confisca dei 450 euro, la Corte ha confermato la decisione della Corte d'appello ritenendo non provati documentalmente il prelievo e il pagamento della bolletta e valorizzando elementi sullo "stile di vita" (auto di proprietà, tre telefoni cellulari, impegno d'acquisto per un appartamento) oltre al fatto che la somma rinvenuta era confrontabile con la pensione mensile percepita (500 euro lordi). La decisione impone anche la condanna alle spese di giudizio (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 4

    Norma che disciplina il delitto di detenzione di sostanze stupefacenti e prevede l'aggravante per le ipotesi di "ingente quantità"; la Corte ha applicato la disposizione confermando la sussistenza dell'aggravante in base alla quantità di principio attivo (THC) accertata.

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 80, comma 2

    Prevede specifiche sanzioni o aggravanti correlate alla detenzione di stupefacenti in relazione alla quantità; la Corte ha interpretato la norma richiamando la giurisprudenza sulle soglie e precisando che il riferimento è il principio attivo e che la soglia giurisprudenziale non è un limite assoluto ma 'di regola'.

  • art. 240-bis c.p.

    Norma invocata in relazione alla confisca di denaro; la Corte ha valutato che la documentazione fornita dal ricorrente non era sufficiente a dimostrare la lecita provenienza dei 450 euro e ha ritenuto legittima la confisca alla luce degli elementi probatori e dello stile di vita descritto.

  • Sentenza Sezioni unite c.d. "Biondi" (n. 36258 del 24/05/2012, Rv. 253150)

    Giurisprudenza di riferimento che ha fissato criteri e soglie ponderali per l'individuazione dell'"ingente quantità"; la Corte di Cassazione ha richiamato che quella sentenza non stabilisce un automatismo assoluto ma che la soglia va valutata 'di regola', lasciando margine di discrezionalità motivata al giudice di merito.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che impone la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.

Massime di principio

  • Per l'aggravante dell'"ingente quantità" rileva la quantità di principio attivo (non il solo peso lordo della sostanza) perché è ciò che mette a rischio la salute pubblica.
  • La soglia ponderale stabilita dalla giurisprudenza (es. sentenza "Biondi") va considerata 'di regola' e non come limite assoluto: il giudice di merito ha discrezionalità motivata sulla base delle peculiarità del caso.
  • L'aumento della purezza media sul mercato non giustifica, in sé, una diminuzione della rilevanza penale: non si deve attenuare la sanzione al crescere della purezza, poiché ciò equivarrebbe a ridurre la risposta penale con l'aumentare della lesività.
  • Il sindacato della Corte di Cassazione sui fatti è limitato: può censurare le valutazioni del merito solo per manifesta illogicità o irragionevolezza; valutazioni quantificate (es. percentuali di superamento della soglia) sono tipicamente giudizi di fatto difficilmente riformabili in cassazione.
  • In caso di contestazione di confisca per equivalente o di denaro, l'onere probatorio a carico dell'interessato richiede documentazione chiara (estratti conto, ricevute, giustificativi di spesa) per provare la lecita provenienza; mere dichiarazioni non sono sufficienti.
  • La ricorrenza di elementi indiziari sul "tenore di vita" (proprietà di beni, telefoni multipli, impegni d'acquisto) può essere utilizzata dal giudice di merito per motivare la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati e giustificare la confisca quando mancano prove contrarie.
  • Per difendersi efficacemente in casi analoghi: produrre documentazione bancaria e fiscale dettagliata, evidenziare congruità tra entrate e disponibilità liquide, e contestare con elementi specifici le valutazioni di fatto del giudice di merito.

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