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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35354/2024 del 20/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del 26/03/2024 confermativa degli arresti domiciliari con tre motivi: (1) insufficienza e carenza di motivazione delle esigenze cautelari, denunciando un automatismo tra gravità del fatto e valutazione della personalità dell'indagato e omessa valutazione dell'incensuratezza nonché della revoca degli incarichi e della richiesta di cancellazione dall'albo professionale; (2) e (3) vizio nella scelta della misura e violazione dei criteri di adeguatezza e proporzionalità, con richiamo all'art. 275 cod. proc. pen. e difetto di motivazione sulla scelta degli arresti domiciliari rispetto a misure meno afflittive.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di cassazione ha ritenuto infondati i motivi: ha richiamato la modificazione normativa introdotta dalla legge 16/04/2015 n.47 che ha inserito nell'art. 274 lett. c) il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione e ha confermato che tale requisito si valuta anche in relazione alla gravità e alle modalità della condotta. La Corte ha condiviso la valutazione del Tribunale che ha dato rilievo alla pluralità e gravità delle condotte contestate: la capacità dell'indagato di gestire la procedura fallimentare come una "cosa propria", l'inserimento di fiduciari nella procedura per favorire i familiari e la rete di rapporti professionali (in particolare la persistenza della collaborazione con l'avv. Pica, funzionario del Ministero), elementi che rendono concreto il rischio di reiterazione nonostante la revoca degli incarichi e la richiesta di cancellazione dall'albo. Per tali ragioni la misura custodiale (arresti domiciliari) è stata ritenuta necessaria, proporzionata e adeguata. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Legge 16 aprile 2015 n. 47

    introduzione requisito dell'attualità nel combinato con art. 274 lett. c) c.p.p.

    Ha aggiunto il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione, da intendersi come continuità temporale del periculum libertatis valutata sulla base della vicinanza ai fatti e di elementi recenti indicativi della probabilità di nuovi reati

  • art. 274, lett. c), cod. proc. pen.

    criteri per l'applicazione delle misure cautelari in relazione al pericolo di reiterazione

    Il pericolo di reiterazione richiede concretezza e attualità; la gravità e le modalità della condotta sono elementi legittimi e decisivi per la prognosi circa la pericolosità e la scelta della misura

  • art. 275 cod. proc. pen.

    criteri per la scelta della misura cautelare

    Impone i criteri di adeguatezza e proporzionalità della misura rispetto alla tipologia e alla gravità del rischio di recidiva che si intende prevenire; la sospensione dall'esercizio di uffici può essere rilevante ma non esclusiva se permangono condizioni che rendono probabile la reiterazione

Massime di principio

  • Per applicare una misura cautelare per rischio di reiterazione è necessario valutare non solo l'ipotesi astratta ma l'attualità del pericolo: devono emergere elementi concreti e recenti che rendano probabile la commissione di nuovi reati
  • La gravità e le specifiche modalità della condotta costituiscono elementi idonei a descrivere la personalità dell'indagato e possono giustificare misure più afflittive se indicano una "capacità criminale" e una struttura organizzata di azione
  • La revoca di incarichi o la richiesta di cancellazione dall'albo non escludono automaticamente il periculum libertatis se permangono reti di rapporti, fiduciari o condizioni che consentono di reiterare fatti analoghi al di fuori di funzioni ufficiali
  • La scelta della misura deve rispettare adeguatezza e proporzionalità: il giudice deve motivare perché una misura meno afflittiva sarebbe insufficiente in relazione al tipo di rischio da prevenire
  • Chi impugna la misura ha l'onere di dimostrare l'assenza di elementi concreti di pericolo; la valutazione prognostica del giudice può legittimamente fondarsi sulla pluralità e sulle modalità delle condotte contestate

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