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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28467/2026 del 27/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca diretta o per equivalente, di un'autovettura Citroen C3 e di una somma di denaro, disposto nei confronti di un'imputata indicata come amministratrice di diritto di una società, in concorso con altri soggetti, in relazione al prezzo e al profitto dei delitti di associazione per delinquere e di emissione di fatture per operazioni inesistenti. L'imputata aveva chiesto il dissequestro dell'auto, ma il GIP aveva rigettato l'istanza e il Tribunale, in sede di appello cautelare, aveva confermato il rigetto. Nel ricorso per cassazione sono stati dedotti due motivi: 1) violazione di legge perché il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto coperta da giudicato cautelare la questione della confisca per equivalente sull'auto, senza considerare un sopravvenuto mutamento giurisprudenziale delle Sezioni Unite sulla necessità di limitare la confisca al vantaggio effettivamente conseguito da ciascun concorrente, con ripartizione pro quota in mancanza di prova della quota individuale; 2) violazione di norme processuali e costituzionali per omessa risposta al motivo di appello relativo al calcolo del prezzo sequestrabile e alla sproporzione tra il valore del bene in sequestro e la quota astrattamente riferibile all'imputata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo, osservando che il tema della ripartizione del prezzo del reato era già stato affrontato dal Tribunale del riesame in una precedente ordinanza e che il successivo arresto delle Sezioni Unite, pur costituendo in astratto un possibile "fatto nuovo", non consentiva nel caso concreto di superare il giudicato cautelare perché la questione era già stata esaminata e respinta sulla base degli elementi disponibili. Ha ritenuto inoltre inammissibile anche la doglianza sulla sproporzione del vincolo, perché la questione era stata già trattata nel precedente giudizio cautelare e il ricorso mirava in sostanza a una nuova valutazione non consentita in questa fase. Conseguentemente ha condannato la ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) e c), c.p.p.

    parametro della deduzione di violazione di legge sostanziale e processuale nel ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari

  • art. 125, comma 3, c.p.p.

    richiamato per censurare l'obbligo di motivazione del provvedimento impugnato

  • art. 275, comma 3, c.p.p.

    richiamato nel motivo di ricorso in relazione alla proporzione tra vincolo cautelare e bene sequestrato

  • art. 322-bis c.p.p.

    richiamato come rito dell'appello cautelare reale, privo di autonomi poteri istruttori del giudice

  • art. 310 c.p.p.

    richiamato per il rinvio alle forme dell'udienza camerale

  • art. 127 c.p.p.

    richiamato per le forme del procedimento camerale

  • art. 616 c.p.p.

    fondamento della condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria in caso di inammissibilità

  • art. 8 d.lgs. n. 74 del 2000

    norma incriminatrice richiamata in relazione al delitto di emissione di fatture per operazioni inesistenti

  • art. 416 c.p.

    richiamato come uno dei reati oggetto dell'ipotesi cautelare

  • art. 110 c.p.

    richiamato per il concorso di persone nel reato

  • art. 3 Cost.

    richiamato nel motivo di ricorso, senza autonoma decisione sul punto

  • art. 27, comma 3, Cost.

    richiamato nel motivo di ricorso in tema di proporzione e finalità rieducativa della pena, senza autonomo rilievo decisorio

  • art. 568 c.p.p.

    non citato espressamente nel testo come norma applicata, ma rilevante solo in via indiretta per il tema delle impugnazioni cautelari; non valorizzato come ratio decidendi

  • art. 322-bis e 310 c.p.p. in combinato disposto

    il giudice dell'appello cautelare decide sugli elementi addotti dalle parti, senza poteri istruttori officiosi

Massime di principio

  • Il mutamento giurisprudenziale delle Sezioni Unite o di altra pronuncia di legittimità stabile e univoca può costituire un "fatto nuovo" idoneo, in astratto, a consentire la riproposizione di una richiesta di revoca o modifica di un vincolo cautelare o ablatorio già rigettata e non più impugnabile.
  • In materia di confisca per equivalente in ipotesi di concorso di persone nel reato, non opera una solidarietà passiva automatica: la misura va riferita a ciascun concorrente nei limiti di quanto effettivamente conseguito; solo se la quota individuale non sia accertabile, può applicarsi il criterio della ripartizione in parti uguali.
  • Nel procedimento di appello cautelare reale il giudice decide sulla base degli elementi dedotti dalle parti e non dispone di autonomi poteri istruttori; perciò la doglianza deve essere specifica e supportata da elementi già acquisiti o allegati.
  • Una questione già esaminata e decisa in sede cautelare non può essere semplicemente riproposta in cassazione come censura di omessa motivazione, se il ricorso mira in sostanza a ottenere una nuova valutazione del merito cautelare.
  • La verifica della proporzione tra bene sequestrato e importo suscettibile di confisca richiede una specifica allegazione difensiva sul valore del bene e sull'ammontare effettivamente aggredibile; in difetto di tali allegazioni, la censura può essere dichiarata generica e inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSequestroDichiarazione fraudolentaFatture false
RamiProcesso penaleReati tributari
IstitutiNe bis in idemConfiscaNullità processuale

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