Cassazione Penale, Sentenza n. 13055/2023 del 29/03/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di restituzione/annullamento della confisca della somma di euro 16.500 (con richiesta subordinata di restituzione di euro 8.500). Il ricorrente contestava la titolarità delle somme e la loro provenienza lecita, richiamando la sentenza di assoluzione irrevocabile nei suoi confronti per favoreggiamento reale e prodotta come prova che i soldi fossero di sua legittima proprietà, oltre a documenti e testimonianze (problemi al sistema d'allarme, allagamento, compatibilità con il volume d'affari della sua attività di ristorazione, dichiarazioni dell'avv. Ruberto). Denunciava inoltre vizi motivazionali e violazioni di norme processuali.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il gravame mirasse in realtà a censurare la motivazione dell'ordinanza (vizio di motivazione), mentre il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 325 c.p.p. è ammesso nei soli casi di violazione di legge (o vizi motivazionali talmente gravi da rendere la motivazione inesistente o priva dei requisiti minimi). La Corte ha inoltre valutato il merito: la sentenza di assoluzione del ricorrente era formulata in termini dubitativi e non era inconciliabile con le precedenti sentenze di condanna tese a qualificare la somma come provento di reato; il Tribunale del Riesame aveva adeguatamente considerato gli elementi (tentativo di occultamento, ritrovamento in unico rotolo insieme alla droga, dichiarazioni probatorie) e la richiesta subordinata relativa a euro 8.500 era stata implicitamente e coerentemente valutata con il resto della ricostruzione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., all'onere di versare euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73 comma 4
art. 73 comma 4 d.P.R. 309/90
Norma sostanziale in base alla quale è stato condannato il fratello (reato di traffico di stupefacenti); la confisca della somma è stata collegata al reato contestato al condannato.
codice di procedura penale, art. 325
Limita l'accesso alla Cassazione contro ordinanze emesse ai sensi degli artt. 322 bis e 324: il ricorso è ammesso per violazione di legge. La Corte ha richiamato che questioni di mera motivazione non rientrano automaticamente nel novero della 'violazione di legge' salvo che la motivazione sia del tutto assente o manifestamente inidonea.
codice di procedura penale, art. 322 bis e art. 324
artt. 322 bis, 324 cod. proc. pen.
Norme relative all'appello e alla cognizione in tema di misure cautelari reali; richiamate per definire il procedimento e i rimedi esperibili contro provvedimenti di riesame e confisca.
codice di procedura penale, art. 238-bis
art. 238-bis cod. proc. pen.
Regola l'acquisizione delle risultanze di un precedente giudicato penale; la Corte ha ricordato l'obbligo, se si giunge a conclusioni diverse, di motivare la conciliabilità con il precedente giudicato sui fatti storici già accertati.
codice di procedura penale, art. 606
Distinzione fra i motivi di cassazione per vizio di motivazione (lett. e) e per violazione di legge (lett. b). La Corte ha richiamato tale distinzione per escludere l'ammissibilità del ricorso fondato su doglianze di mera motivazione.
codice di procedura penale, art. 616
Consente l'obbligo di versamento alla Cassa delle Ammende in caso di condanna per inammissibilità o soccombenza; la Corte ha disposto il versamento di euro 3.000 da parte del ricorrente.
d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, artt. 73 comma 7-bis e 85-bis
artt. 73 comma 7-bis e 85-bis d.P.R. 309/90
Richiamate tra le disposizioni rilevanti nel procedimento relative alle misure di prevenzione e confisca connesse ai reati di stupefacenti; contestualizzano il regime di confisca valutato dai giudici.
codice di procedura penale, artt. 125 comma 3, 321, 240-bis
art. 125 comma 3, art. 321 cod. proc. pen., art. 240-bis cod. pen.
Norme processuali e sostanziali richiamate dal ricorrente: la Corte ne ha preso atto ma ha ritenuto che le doglianze riguardassero la motivazione dell'ordinanza più che una specifica violazione di legge applicabile ai rimedi di Cassazione invocati.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di misure cautelari reali è ammesso solo per violazione di legge (art. 325 c.p.p.); le censure meramente motivazionali sono generalmente inammissibili.
- Una sentenza di assoluzione formulata in termini dubitativi non costringe automaticamente alla restituzione di beni già ritenuti provento di reato in sentenze di condanna: il giudice che valuta la restituzione deve motivare la conciliabilità delle conclusioni diverse rispetto al precedente giudicato.
- La riaffermazione del 'fumus delicti' da sentenze di condanna in primo e secondo grado vincola in senso probatorio la valutazione del riesame: elementi fattuali come occultamento, ritrovamento delle banconote nello stesso luogo della droga e dichiarazioni probatorie possono giustificare la confisca.
- Il terzo che dichiara la propria estraneità può agire sia presso il giudice della cognizione (prima che la confisca diventi irrevocabile) sia, in caso di diniego, proporre appello avanti al Tribunale del Riesame; tuttavia, per ricorrere in Cassazione bisogna fondare il gravame su vizio di legge.
- Quando si intende ottenere la restituzione di beni sottoposti a sequestro/ confisca, è essenziale produrre non solo argomentazioni sulla legittima titolarità ma prove tali da rendere incompatibile la ricostruzione probatoria convergente dichiarata nelle sentenze di condanna; altrimenti il sindacato in sede di legittimità è assai limitato.
- I ricorrenti devono considerare il rischio di oneri e sanzioni (spese processuali e somme alla Cassa delle Ammende) in caso di ricorsi dichiarati inammissibili o manifestamente infondati.
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