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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21146/2023 del 18/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la condanna inflitta dal Tribunale di Busto Arsizio per il reato previsto dall'art. 449 c.p. in relazione all'art. 423 c.p. (incendio colposo/violazione norme di sicurezza). L'imputato era stato ritenuto responsabile in qualità di socio accomandatario e legale rappresentante della "Cartiera Olona s.a.s." per avere, con imperizia, imprudenza, negligenza e inosservanza di norme, cagionato l'incendio di un capannone industriale e per non aver fornito adeguata formazione/informazione ai dipendenti, non aver valutato il rischio in relazione all'aumento del carico di incendio, e non aver aggiornato il documento di valutazione dei rischi. In cassazione il ricorrente ha dedotto: 1) carenza o apparente contraddittorietà della motivazione; 2) omessa risposta a deduzioni difensive e mancata valutazione di specifiche posizioni di responsabilità/causalità (art. 41 comma 2 c.p.); 3) omissione di valutazione della non punibilità per forza maggiore; 4) mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo che la Corte territoriale avesse dato una motivazione logica e puntuale, spiegando il convincimento sulla responsabilità dell'imputato incentrato principalmente sul difetto di formazione/informazione del dipendente (Calabria) e sul nesso causale tra tale omissione e l'evento incendiario. La cassazione ha altresì ritenuto corretta l'esclusione della causa di non punibilità per forza maggiore e l'esclusione dell'applicabilità dell'art. 131-bis, considerata la grave colpa dell'imputato e il grave pericolo e danno derivati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 449 cod.pen.

    Norma richiamata quale fattispecie sanzionatoria collegata a violazioni di norme sulla sicurezza che hanno cagionato l'incendio; la corte ha confermato la sussistenza del reato in relazione alla condotta omissiva dell'imputato.

  • art. 423 cod.pen.

    Richiamata in relazione all'evento incendio; utilizzata insieme all'art. 449 per inquadrare l'illecito derivante da inosservanza delle norme antincendio.

  • art. 546 cod.proc.pen.

    Norma sul contenuto della motivazione: il ricorrente lamentava vizio di motivazione; la Corte di cassazione ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello fosse adeguata e non viziata.

  • art. 192 cod.proc.pen.

    Richiamata in relazione ai principi di motivazione e giudizio: la cassazione ha ritenuto che la Corte territoriale abbia risposto alle doglianze difensive in modo logico.

  • art. 606 comma 1 lett. e) cod.proc.pen.

    Dispositivo di legge che disciplina i motivi di ricorso per cassazione per vizi di motivazione; la corte ha valutato i motivi e dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di confronto con la motivazione della Corte d'appello.

  • art. 41 comma 2 cod.pen.

    Riferimento alla responsabilità per fatto altrui o concorso di cause: la Corte d'appello è stata ritenuta aver valutato adeguatamente il nesso causale e l'incidenza della condotta del dipendente, escludendo rilievo tale da escludere la responsabilità dell'imputato.

  • art. 45 cod.pen.

    Norma sulla non punibilità per caso fortuito/forza maggiore: la Corte ha escluso l'applicabilità perché l'evento è stato determinato da condotta colposa del dipendente non adeguatamente istruito, per cui la causa di non punibilità non si applica.

  • art. 131-bis cod.pen.

    Richiamata dal ricorrente come possibile causa di diminuzione o estinzione della pena; la Corte ha escluso la sua applicabilità a motivo della grave colpa dell'imputato e del grave pericolo e danno per persone e soccorritori.

  • Corte Cost. n.186 del 2000

    Giurisprudenza costituzionale citata in relazione a disposizioni sanzionatorie/procedurali: utilizzata a sostegno della decisione circa la condanna al pagamento a Cassa delle Ammende.

Massime di principio

  • La responsabilità di chi esercita poteri di gestione (es. socio accomandatario, legale rappresentante) può essere affermata quando vi siano omissioni nella formazione/informazione del personale che risultino causalmente connesse all'evento dannoso.
  • L'adeguata formazione e l'abilitazione degli operatori (es. patentino per uso di mezzi) sono elementi centrali nella valutazione del rischio e possono costituire misura preventiva la cui mancanza origina responsabilità penale per omessa prevenzione.
  • L'incremento del "carico di incendio" o modifiche di processo impongono la rivalutazione del documento di valutazione dei rischi e l'attivazione di nuove misure di prevenzione: la mancata aggiornamento è indice di colpa organizzativa.
  • La causa di non punibilità per forza maggiore (o caso fortuito) è esclusa se l'evento è riconducibile a condotte colpose o a carenze organizzative/preventive; non può essere invocata quando una previsione/istruzione adeguata avrebbe evitato l'evento.
  • Le agevolazioni o misure alternative alla pena (es. disposizioni come l'art. 131-bis c.p. quando invocata) possono essere escluse se l'autore del reato ha commesso una colpa grave e l'evento ha prodotto grave pericolo o danno per terzi; la gravità della condotta e del rischio è determinante.

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