Cassazione Penale, Sentenza n. 38624/2023 del 21/09/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza di appello che lo aveva ritenuto responsabile del delitto di tentata estorsione (in luogo della diversa qualificazione iniziale), denunciando vizio di motivazione e travisamento del compendio probatorio. Sosteneva di non aver partecipato agli episodi violenti, che le minacce sarebbero state poste esclusivamente dal fratello Francesco e dal coimputato Michelangelo Dassisti, e che la testimonianza della persona offesa (Piazzolla Vincenzo) era inattendibile e priva di riscontri. Affermava inoltre l'esistenza di un accordo preesistente sulla gestione dell'appalto e giustificava alcuni prelievi di denaro come parte di tale intesa.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha confermato che non è consentito al giudice di legittimità rivedere i fatti o sostituirsi al giudice del merito nella valutazione del compendio probatorio, limitandosi a verificare la motivazione. Ha ritenuto congrua la motivazione della Corte di Appello che aveva dato rilievo alla deposizione di Piazzolla, ai riscontri forniti dalla moglie della persona offesa e alla conferma indiretta di altri episodi (compreso quello relativo a Loffredo Domenico). La Cassazione ha ritenuto che le minacce rivolte anche ai familiari e l'assenza di una prova di un'intesa valida escludano la giustificazione invocata dal ricorrente. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3000 a favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
legge 20 febbraio 2006 n. 46
Richiamata per evidenziare la disciplina che conferma il ruolo della Corte di Cassazione quale giudice della motivazione e i limiti del sindacato di merito: la Cassazione non può rivedere la valutazione dei fatti già fatta dal giudice del merito, salvo vizio logico-giuridico della motivazione.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non riesamina i fatti: può valutare solo la correttezza e la logica della motivazione del giudice di merito, non sostituirsi ad esso nella valutazione delle prove.
- La testimonianza della persona offesa, se corredata da riscontri diretti o indiretti (es. dichiarazioni di congiunti, episodi analoghi che trovano conferma), può fondare una sentenza di condanna anche contro contestazioni di inattendibilità.
- Per il reato di tentata estorsione è sufficiente la prova che si siano profferite minacce dirette a costringere la vittima a cedere un'attività o una utilità, specialmente se rivolte anche a familiari; l'esistenza di un presunto accordo o di versamenti economici va provata e, se non comprovata, non giustifica la condotta estorsiva.
- La presenza fisica dell'imputato insieme ad altri autori di condotte intimidatorie può essere valutata come partecipazione alle minacce quando la dinamica e le prove testimoniano un ruolo attivo, anche se altri esecutori hanno compiuto atti violenti distinti.
- Un ricorso per vizio di motivazione e travisamento della prova richiede di dimostrare errori logici evidenti o conclusioni contraddittorie: mere rivalutazioni alternative dei fatti difficilmente superano il filtro di inammissibilità in Cassazione.
- In caso di inammissibilità del ricorso il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e di somme a titolo di ammenda (es. cassa delle ammende).
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