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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12505/2022 del 04/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del riesame di Reggio Calabria (30/04/2021) che aveva confermato la custodia cautelare disposta dal GIP l'8/02/2021. Il difensore ha censurato la gravità indiziaria riferita alla partecipazione associativa (contestando la presunta intraneità del Martinone al gruppo mafioso e rilevando la scarsa consistenza degli elementi probatori, limitati a contatti con Modafferi e Maiolo), la qualificazione della condotta di coltivazione di cannabis (eccependo errori di trascrizione nelle intercettazioni e l'insufficienza delle videoriprese a provare l'accesso del Martinone al locale della serra) e la nullità/deficienza della motivazione dell'ordinanza originaria in relazione alle esigenze cautelari (rilevanza temporale degli atti, assenza di precedenti specifici e mancata prova del pericolo di reiterazione).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata fosse sufficientemente motivata: ha valorizzato i contatti intercorsi tra Martinone e sodali noti (Modaffari, Maiolo) e le intercettazioni che, lette congiuntamente alle osservazioni effettuate (in particolare l'episodio del 31/12/2017 in cui il ricorrente fu osservato mentre maneggiava munizioni poi occultate), confermano l'intraneità del ricorrente al consorzio dedito al traffico di stupefacenti. Quanto alla coltivazione (capo 10), la Corte ha ritenuto coerenti le osservazioni video che documentano la presenza abituale del ricorrente nel luogo della coltivazione. Sul tema delle esigenze cautelari la Corte ha ritenuto non censurabile la valutazione del Tribunale, anche alla luce della presunzione relativa di pericolosità derivante dalla contestazione del delitto di traffico di stupefacenti con l'aggravante di cui all'art. 416-bis, comma 1. Sono state in conseguenza condannate le spese processuali e il ricorrente è stato condannato a versare euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 74

    menzionata quale norma qualificante il reato di traffico di stupefacenti (capo 2 della rubrica)

    la Corte ha ritenuto sussistente la gravità indiziaria rispetto al reato di traffico di stupefacenti sulla base delle intercettazioni, degli accertamenti e delle osservazioni: tale contestazione alimenta la valutazione del pericolo di reiterazione

  • d.P.R. 309/1990, art. 73

    richiamata in relazione alla detenzione/coltivazione (capo 10 della rubrica)

    la Corte ha ritenuto che le videoriprese e le osservazioni corroborino la presenza continuativa del ricorrente nel luogo di coltivazione, configurando un elemento indiziario adeguato

  • codice penale, art. 110

    citato nella rubrica in relazione a forme di concorso nel reato

    le condotte sono state valutate anche alla luce del concorso di persone nel reato, con riferimento ai contatti e alle interlocuzioni comuni con altri sodali

  • codice penale, art. 416-bis, comma 1

    menzionata come aggravante applicata al capo relativo alla coltivazione (capo 10)

    la Corte ha considerato il riconoscimento dell'aggravante "di tipo mafioso" come elemento rafforzativo della gravità indiziaria e della presunzione relativa di pericolosità

  • codice di procedura penale, art. 275, comma 3

    ricordato nel testo in riferimento alla presunzione relativa di pericolosità

    la Corte ha fatto valere la presunzione derivante dalla gravità dei titoli di reato (traffico di stupefacenti e aggravante mafiosa) ai fini della valutazione del concreto pericolo di reiterazione

  • codice di procedura penale, art. 616, comma 1

    richiamato nelle pronunce conseguenziali all'inammissibilità

    norma richiamata per le statuizioni economiche e processuali conseguenti alla dichiarazione di inammissibilità

  • disposizioni di attuazione, art. 94, comma 1-ter

    richiamata per adempimenti di cancelleria

    richiamo formale per gli adempimenti amministrativi successivi alla decisione

Massime di principio

  • I contatti e le intercettazioni con soggetti già ritenuti componenti di un'associazione criminale assumono forte valore indiziario: la loro esistenza può legittimare la ritenuta intraneità anche se non sono disponibili prove di cessioni o atti materiali immediati da parte del singolo indagato
  • Le osservazioni e le videoriprese che documentano una presenza abituale in un luogo di coltivazione costituiscono elemento indiziario apprezzabile in sede cautelare; la difesa che ne contesta l'attendibilità deve fornire elementi concreti e specifici perché il riesame non rivede liberamente la valutazione fattuale
  • La contestazione di reati di spaccio unitamente all'aggravante di tipo mafioso rafforza la presunzione relativa di pericolosità (art. 275 c.p.p., comma 3), rendendo più agevole il mantenimento della misura cautelare per il rischio di reiterazione
  • La nullità o la carenza motivazionale dell'ordinanza genetica può essere sanata dal Tribunale del riesame quando quest'ultimo dia adeguata e lineare motivazione: la mancata specificazione difensiva dei punti contestati rende più difficile la censura in appello/ricorso
  • Il ricorso per cassazione o per legittimità contro ordinanze cautelari è soggetto a limiti di ammissibilità: le critiche di merito sui fatti e sulle valutazioni indiziarie spesso risultano inammissibili se non sono collegate a vizi specifici di diritto o di motivazione
  • Per contrastare efficacemente misure cautelari in casi analoghi è strategico puntare su critiche mirate e documentate alla ricostruzione probatoria (es. contestazione puntuale delle trascrizioni, prova dell'assenza del soggetto nei luoghi, fonti lecite di sostentamento) piuttosto che generiche affermazioni di inconsistenza

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