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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38478/2023 del 21/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ambrosio chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione sofferta dal 22/10/2017 al 17/02/2018 in relazione al reato di cui all'art. 73 DPR 309/1990, da cui era stato assolto ex art. 530, comma finale, per non aver commesso il fatto. Il Tribunale aveva negato l'indennizzo ritenendo che l'istante avesse concorso a causare l'ingiusta detenzione con colpa grave: il giudice di merito aveva valorizzato elementi fattuali (lo scambio di messaggi del conducente del camion con il soggetto che attendeva lo scambio di droga, la scelta di fermarsi in una piazzola buia in orario notturno, la nota pericolosità del luogo) e la condotta passiva del ricorrente seduto accanto al conducente come gravemente imprudente e idonea a creare una apparente situazione di co-detenzione della sostanza. In cassazione il ricorrente deduceva, tra l'altro, violazione di legge in relazione all'art. 314 cod. proc. pen., lamentando che la motivazione aveva tenuto conto (in modo erroneo) della mancata spiegazione di un terzo (Longo) e della sua facoltà di non rispondere, non più rilevante alla luce della recente modifica normativa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta e non manifestamente illogica la valutazione del giudice di merito secondo cui la condotta del ricorrente (presenza passiva accanto a comportamenti oggettivamente sospetti: scambio di messaggi del conducente, arresto notturno in piazzola in luogo poco illuminato e ad alta intensità criminale) integra una forma di colpa grave idonea a escludere il diritto all'indennizzo. La Corte ha richiamato il principio secondo cui, nella cognizione sulla riparazione, il giudice deve effettuare una valutazione ex ante autonoma e motivata sugli elementi che hanno potuto creare la falsa apparenza di colpevolezza. Ha inoltre precisato che le frequentazioni ambigue possono integrare la condizione ostativa all'indennizzo se adeguatamente motivate come indizi di complicità in relazione alla qualità dei collegamenti. Per tali ragioni il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; non sono state liquidate spese a carico del Ministero in cassazione per mancata difesa specifica nella memoria.

Norme richiamate

  • DPR 309/1990, art. 73

    Norma sostanziale penale relativa al traffico di sostanze stupefacenti: il fatto per cui Ambrosio era stato indagato/fermo era riconducibile a questa fattispecie, ma l'assoluzione successiva non impedisce che la condotta possa essere valutata ai fini della riparazione per ingiusta detenzione

  • Codice di procedura penale, art. 530 c.p.p.

    Articolo che disciplina l'assoluzione nel giudizio di merito; qui rileva il fatto che l'imputato sia stato assolto per non aver commesso il fatto, ma ciò non impedisce la valutazione della sua condotta nel giudizio di riparazione

  • Codice di procedura penale, art. 314

    Articolo rilevante in materia di responsabilità dolosa o per colpa grave che esclude il diritto all'indennizzo. Nella sentenza viene richiamato per la valutazione della colpa grave: il giudice di merito deve accertare se la condotta dell'individuo sia stata la causa che ha creato la falsa apparenza di illecito. La Corte osserva inoltre che, per quanto dedotto, la recente innovazione normativa esclude la rilevanza causale del diritto di non rispondere (diritto alla difesa), ma nel caso concreto la motivazione del Tribunale non è basata su tale elemento in modo determinante

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principi richiamati)

    Sez. 4, n. 3359/2016 La Fornara; Sez. 4, n. 9212/2013 Maltese; Sez. Un., n. 34559/2002 De Benedictis; Sez. 3, n. 39199/2014 Pistorio; Sez. 4, n. 8914/2014 Dieni; Sez. U., n. 877/2022 Sacchettino

    Giurisprudenza consolidata che stabilisce: (1) il giudice della riparazione valuta ex ante e autonomamente se la condotta del detenuto abbia concorso a creare l'apparenza di colpevolezza; (2) le frequentazioni ambigue possono ostare all'indennizzo se adeguatamente motivate come indizi di complicità; (3) nella fase di cassazione la memoria del resistente deve confrontarsi specificamente con i motivi per poter ottenere la liquidazione delle spese

Massime di principio

  • La valutazione sulla riparazione per ingiusta detenzione è autonoma rispetto al giudizio penale: il giudice deve stabilire ex ante se la condotta del detenuto ha effettivamente contribuito, con dolo o colpa grave, a creare la falsa apparenza di reato, indipendentemente dall'esito dell'accertamento penale
  • La presenza passiva in circostanze oggettivamente sospette (es. vicinanza a comportamenti di scambio di droga, fermate notturne in luoghi poco illuminati e notoriamente pericolosi) può integrare colpa grave e quindi escludere il diritto all'indennizzo, se il giudice fornisce motivazione adeguata che colleghi tali elementi al provvedimento restrittivo
  • Le frequentazioni ambigue o i collegamenti con soggetti noti per reati possono essere valutati come indizi di complicità, ma devono essere specificamente motivati nel loro nesso con il provvedimento restrittivo (tipo, qualità e relazione causale/concausale)
  • Il diritto di non rispondere (facoltà di avvalersi della difesa) non deve essere utilizzato, alla luce delle modifiche normative, come elemento causale di colpa grave; tuttavia, la corte controllerà caso per caso se la motivazione del giudice di merito abbia effettivamente fondato la decisione su tale elemento
  • Per ottenere la condanna alle spese del resistente in cassazione, la difesa dello Stato deve confrontarsi concretamente con i motivi di ricorso nella memoria; altrimenti le spese non sono liquidate in favore del resistente

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