Sentenza del 18/11/2015 n. 23564 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il contribuente ha impugnato per cassazione la sentenza della Commissione Tributaria Centrale che aveva ritenuto valido l'avviso di rettifica del valore di un immobile venduto nel 1982. Con il primo motivo ha denunciato la violazione del D.P.R. n. 634 del 1972, artt. 48 e 49, sostenendo l'illegittimità dell'avviso. Con il secondo motivo ha denunciato contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo, contestando la sufficienza della motivazione dell'atto impositivo.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione dell'art. 366-bis c.p.c., applicabile ratione temporis. Il primo motivo era privo del quesito di diritto, mentre il secondo era privo del cosiddetto quesito di fatto richiesto per le censure di motivazione. La Corte non ha quindi esaminato nel merito le contestazioni sulla rettifica del valore dell'immobile. Il contribuente è stato condannato a rimborsare all'Agenzia delle Entrate le spese processuali, liquidate in 2.500 euro per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.
Norme richiamate
Art. 366-bis c.p.c.
Per i ricorsi soggetti alla sua applicazione temporale, imponeva che i motivi fondati sulla violazione di legge contenessero un quesito di diritto e che quelli relativi a vizi della motivazione contenessero un quesito di fatto. La mancanza di tali requisiti comportava l'inammissibilità del ricorso.
Art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Consente di ricorrere per cassazione denunciando la violazione o falsa applicazione di norme di diritto; nel caso concreto il motivo è stato ritenuto inammissibile perché non accompagnato dal necessario quesito di diritto.
Art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
Consente di denunciare un vizio della motivazione su un fatto controverso e decisivo; nel caso concreto la censura è stata dichiarata inammissibile per assenza del quesito di fatto richiesto dall'art. 366-bis c.p.c.
D.P.R. n. 634 del 1972, artt. 48 e 49
Norme richiamate dal contribuente in relazione ai criteri di determinazione del valore degli immobili e alla rettifica del valore dichiarato. La Corte non ne ha esaminato l'applicazione sostanziale, avendo definito il giudizio per inammissibilità del ricorso.
Massime di principio
- Nel giudizio di cassazione il rispetto dei requisiti formali del ricorso è essenziale: la mancata formulazione degli elementi richiesti dalla legge può impedire qualsiasi esame del merito.
- Quando è applicabile l'art. 366-bis c.p.c., un motivo per violazione di legge deve contenere uno specifico quesito di diritto, mentre un motivo relativo alla motivazione deve indicare chiaramente il fatto controverso, decisivo e il vizio contestato.
- La Corte di cassazione non corregge automaticamente carenze strutturali dei motivi: se il ricorso non consente di individuare con precisione la regola giuridica da applicare o il fatto decisivo controverso, può essere dichiarato inammissibile.
- Una decisione di inammissibilità per motivi processuali non implica necessariamente che l'atto impositivo sia stato ritenuto corretto nel merito; significa che il ricorso non ha superato i requisiti necessari per ottenere l'esame delle questioni sostanziali.
- La parte soccombente per inammissibilità del ricorso è normalmente condannata al pagamento delle spese processuali in favore della controparte.
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