Cassazione Penale, Sentenza n. 14949/2022 del 19/04/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Detto aveva chiesto la riparazione per ingiusta detenzione ai sensi dell'art. 314 c.p.p. per la custodia cautelare in carcere disposta il 28/11/2011 per il reato associativo ex art. 416 c.p. (revocata il 22/12/2011 dal Tribunale del riesame per insussistenza dei gravi indizi) e culminata in assoluzione con sentenza del 07/11/2016. La Corte d'appello di Roma rigettò l'istanza ritenendo che Detto fosse comunque componente di un gruppo delinquenziale (sulla base di conversazioni captate, frequenti rapporti con soggetti ritenuti pericolosi come Masciavè Riccardo e Mauro) e che il suo avvalersi della facoltà di non rispondere avesse contribuito alla protrazione della misura, configurando colpa grave ostativa all'indennizzo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Roma. La Cassazione ha ritenuto che il giudice della riparazione aveva motivato in modo inadeguato l'esclusione dell'indennizzo: aveva basato la decisione su elementi congetturali e sugli stessi elementi che portarono all'applicazione cautelare poi annullata o sulla sentenza di assoluzione, senza provare il nesso causale tra condotte contestate e l'adozione/protrazione della misura; inoltre ha richiamato l'intervento normativo (d.lgs. 8/11/2021, n.188) che specifica che l'esercizio della facoltà di non rispondere non incide sul diritto alla riparazione, di cui il giudice dovrà tenere conto nel nuovo giudizio. La Corte di cassazione ha disposto altresì che la Corte d'appello regoli le spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
art. 416 c.p.
Norma del codice penale relativa all'associazione per delinquere, contestata nella fase cautelare; citata per identificare il capo di imputazione originario.
art. 314 c.p.p.
L'esercizio da parte dell'imputato della facoltà di cui all'articolo 64, comma 3, lettera b), non incide sul diritto alla riparazione di cui al primo periodo
Disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Cassazione richiama la nuova formulazione (modificata dal d.lgs. 188/2021) per escludere che il silenzio dell'indagato possa ostare al riconoscimento dell'indennizzo.
art. 64 c.p.p.
Regola il diritto di difesa e la facoltà di non rispondere in interrogatorio; la Corte evidenzia che l'uso di tale facoltà non deve pregiudicare il diritto alla riparazione.
d.lgs. 8 novembre 2021, n. 188
Attuazione della delega legislativa che ha adeguato la normativa nazionale alla direttiva UE 2016/343, specificando che l'esercizio della facoltà di non rispondere non incide sul diritto alla riparazione (modifica rilevante per il giudice della riparazione).
legge 22 aprile 2021, n. 53
Legge delega che ha consentito l'adozione del d.lgs. 188/2021; citata a cornice dell'intervento normativo mirato a garantire la presunzione di innocenza e il diritto al silenzio.
Direttiva (UE) 2016/343
Fonte sovranazionale che ha ispirato l'intervento legislativo volto al rafforzamento della presunzione di innocenza e delle garanzie processuali, richiamata nella motivazione dell'annullamento.
Giurisprudenza: Sez. U. n. 43 del 13/12/1995, Sarnataro (Rv. 203636-01)
Principio secondo cui il giudice della riparazione deve basare la sua decisione su dati di fatto certi (elementi accertati o non negati). La Cassazione lo richiama per censurare l'uso di elementi congetturali.
Giurisprudenza: Sez. 4, n. 10684 del 26/01/2010, Morra
Richiama il principio che la valutazione del giudice della riparazione non possa basarsi su dati non definitivamente comprovati nel rapporto eziologico con la misura cautelare.
Giurisprudenza: Sez. 4, n. 46469 del 14/09/2018, Colandrea (Rv. 274350-01)
Conferma che non possono essere considerati ostativi al diritto all'indennizzo comportamenti esclusi o non sufficientemente provati con la sentenza di assoluzione.
Massime di principio
- Per escludere l'indennizzo per ingiusta detenzione occorre provare comportamenti dolosi o di colpa grave che abbiano effettivamente "dato causa" o "concorso a dar causa" alla misura cautelare, con chiaro nesso causale.
- Il giudice della riparazione deve basare la decisione su dati di fatto certi, ossia elementi "accertati o non negati"; non sono ammesse valutazioni fondate su congetture o su elementi che la cognizione penale ha ritenuto insufficienti.
- Non possono essere fatti valere come ostativi al diritto alla riparazione condotte che sono state escluse o non provate nella sentenza di assoluzione.
- L'esercizio del diritto di non rispondere (art. 64 c.p.p.) non incide sul diritto alla riparazione: dopo il d.lgs. 188/2021 il silenzio dell'imputato non può essere assunto quale elemento di colpa grave ostativa all'indennizzo.
- Il giudice della riparazione può valutare autonomamente gli elementi indiziari, ma tale valutazione non può contraddire i rilievi di fatto e di prova posti a fondamento dell'assoluzione o dell'annullamento della misura cautelare.
- In caso di motivazione insufficiente o di uso di elementi congetturali per escludere la riparazione, la Corte di cassazione annulla con rinvio per nuovo giudizio.
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