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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5541/2022 del 16/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Caltanissetta del 11/01/2021, con cui erano state confermate condanne per più reati (tra cui corruzione - capo 3, accessi abusivi alle banche dati - capi 5 e 13, induzione abusiva per assunzione - capo 16, detenzione illegale arma - capo 20). Il ricorrente deduceva: vizi di utilizzazione e valutazione delle captazioni/intercettazioni (art. 270 e connessi); errata valutazione dell'esistenza di atti contrari ai doveri d'ufficio e della natura privata/amistosa delle prestazioni rese allo Spadaro; imprevedibilità della illiceità degli accessi abusivi (art. 7 CEDU); carenze probatorie e travisamento sulla condotta induttiva (capo 16); omessa valutazione del termine di denuncia di 72 ore per l'acquisizione dell'arma (art. 38 T.U.L.P.S. - capo 20); infine, censure sul trattamento sanzionatorio e sull'applicazione delle norme sui criteri di determinazione della pena.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo parzialmente: ha dichiarato inammissibili o infondati la maggior parte dei motivi (valutazione delle captazioni, prevedibilità della norma penale sugli accessi abusivi, merito probatorio sulla condotta induttiva, e censure sul trattamento sanzionatorio). Tuttavia ha accolto il motivo relativo al capo 20 (detenzione arma): la Corte d'appello non aveva valutato l'applicabilità dell'art. 38 del R.d. 18/06/1931 n. 773 (T.U.L.P.S.), che impone la denuncia dell'acquisizione dell'arma "entro 72 ore successive alla acquisizione della materiale disponibilità"; non essendo possibile ricostruire il momento di acquisizione, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per il capo 20 perché il fatto non sussiste ed ha eliminato l'aumento di pena di 2 mesi relativo alla continuazione. Per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la pena complessiva è stata rideterminata in 3 anni, 7 mesi e 10 giorni. Il ricorrente è stato condannato alla rifusione delle spese processuali a favore delle parti civili.

Norme richiamate

  • art. 319 cod. pen.

    Norma sulla corruzione: la Corte ha ritenuto che, per la struttura del reato, non fosse necessario provare il compimento materiale dell'atto contrario ai doveri d'ufficio; le captazioni pertinenti ai reati collegati potevano essere utilizzate per dimostrare la condotta corruttiva.

  • art. 615-ter cod. pen.

    Reato di accesso abusivo a sistemi informatici: la Corte ha respinto la tesi di imprevedibilità della illiceità della condotta, ritenendo che la giurisprudenza di legittimità non abbia subito un overruling tale da renderla imprevedibile per l'agente.

  • art. 319-quater cod. pen.

    Norma richiamata per l'induzione abusiva: la Corte ha ritenuto congrua la valutazione delle captazioni e della loro interpretazione in relazione all'abuso della qualità pubblica per comprimere la volontà altrui.

  • art. 270 cod. proc. pen.

    Divieto di utilizzazione delle captazioni in procedimenti diversi da quelli autorizzati: la Corte ha chiarito i limiti di utilizzazione, richiamando la giurisprudenza delle Sezioni Unite; tuttavia ha ritenuto legittimo l'uso delle captazioni nel caso di specie in relazione alla struttura del reato di corruzione e al collegamento funzionale con i reati originariamente indagati.

  • art. 266 cod. proc. pen.

    Limiti di ammissibilità delle intercettazioni: richiamato per valutare se reati connessi rientrino nei limiti di utilizzazione delle captazioni autorizzate; la Corte ha applicato la giurisprudenza che consente l'impiego quando sussista idoneo collegamento funzionale.

  • art. 12 cod. proc. pen.

    Norma sulle connessioni: citata nel contesto del rapporto tra reati per i quali era autorizzata la captazione e reati collegati, ai fini dell'ammissibilità delle intercettazioni.

  • art. 38 R.d. 18/06/1931 n. 773 (T.U.L.P.S.)

    entro 72 ore successive alla acquisizione della materiale disponibilità

    La Corte ha ritenuto rilevante tale disposizione: la mancata verifica del momento di acquisizione e dell'eventuale adempimento dell'obbligo di denuncia entro 72 ore ha determinato l'annullamento per il capo relativo alla detenzione dell'arma perché il fatto non è risultato sussistente.

  • art. 7 CEDU

    Contestata la presunta violazione del principio di legalità per un presunto mutamento giurisprudenziale che avrebbe reso imprevedibile la rilevanza penale degli accessi; la Corte ha affermato che non si è avuto un 'imprevedibile overruling' e ha respinto la doglianza.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Regole sulla valutazione delle prove: richiamata nei motivi sul vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto corretta la motivazione della Corte d'appello e non viziata da apoditticità o salti logici.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Criteri di impugnazione per travisamento della prova: la Corte ha ricordato che il vizio deve avere contenuto non opinabile e incontestabile; le censure meramente inerenti alla diversa valutazione del significato probatorio sono inammissibili.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti di estensione del ricorso in cassazione in ordine ai motivi: citata a proposito dei limiti dell'impugnazione rispetto ai motivi proposti.

Massime di principio

  • Le captazioni/intercettazioni autorizzate possono essere utilizzate anche per reati 'collegati' quando sussista un collegamento funzionale e nei limiti previsti dalla normativa sulle intercettazioni; la loro utilizzazione non è automaticamente inammissibile se riferita a reati diversi da quelli originariamente autorizzati.
  • La valutazione del significato delle intercettazioni e della prova è in primo luogo di competenza del giudice di merito; la Cassazione interviene solo per vizi di diritto, apoditticità o travisamento non opinabile della prova.
  • Il principio di prevedibilità della norma penale (art. 7 CEDU) richiede che vi sia un effettivo e imprevedibile mutamento dell'esegesi giurisprudenziale per poter concludere all'illegittimità retroattiva: semplici sviluppi interpretativi consolidati non bastano.
  • In tema di armi, il momento dell'acquisizione materiale è decisivo per l'applicabilità dell'obbligo di denuncia (art. 38 T.U.L.P.S.); l'assenza di elementi per stabilire tale momento può comportare l'esclusione della responsabilità penale per la detenzione.
  • Le censure sulla congruità della pena devono dimostrare vizi nella motivazione del giudice di merito; il giudice d'appello non è obbligato a richiamare espressamente tutti gli elementi favorevoli ma solo indicare quelli ritenuti decisivi nella determinazione del trattamento sanzionatorio.
  • La possibilità di contestare in Cassazione la valutazione di fatto è molto limitata: le questioni di merito sulla ricostruzione probatoria sono, salvo profili qualificabili come vizio giuridico, precluse.

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