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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18365/2022 del 09/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza di appello censurando: a) la ritenuta sussistenza della circostanza aggravante dei "motivi futili" (art. 61 n.1 c.p.), sostenendo che la ricostruzione della Corte circa l'autorizzazione della vittima a recarsi in Arghillà e l'intento del ricorrente di "ripristinare l'onorabilità" fosse apodittica e non supportata da prova, nonché che la scritta offensiva sul muro non facesse riferimento specifico a lui o alla moglie; b) il diniego delle circostanze attenuanti generiche e del dolo d'impeto nonostante le dichiarazioni confessorie, le condizioni di vita degradate e la non recente natura dei precedenti penali, deducendo che l'omicidio fosse stato una reazione immediata a provocazioni (chiamate notturne e visita della vittima) e dunque meritevole di attenuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato e aspecifico. Ha ritenuto che i giudici di merito avessero compiuto un corretto e logico esame del compendio probatorio (tabulati telefonici, immagini, dichiarazioni, captazioni, ammissioni dell'imputato) e che la qualificazione del movente come "futile" fosse motivata: la condotta dell'imputato è apparsa sproporzionata e diretta a una "vendetta" pubblica per ristabilire l'immagine denigrata dal graffito e dalla relazione sua moglie-vittima. La Cassazione ha altresì confermato il diniego delle attenuanti generiche alla luce della estrema crudeltà e spietatezza dell'azione e della inconsistenza della confessione come segno di sincero ravvedimento. Conseguentemente resta ferma la condanna di primo e secondo grado (trenta anni di reclusione e pene accessorie, risarcimento alle parti civili, misure di sicurezza), e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 61 n. 1 cod. pen. (circostanza aggravante dei motivi futili)

    La Corte interpreta l'aggravante come applicabile quando il movente sia lieve, banale e sproporzionato rispetto alla gravità del reato; richiede una valutazione concreta della natura e valenza della ragione giustificatrice. I fattori culturali e sociali possono essere considerati ma non giustificano l'esclusione dell'aggravante se contrastano con i principi fondamentali dell'ordinamento. Anche la gelosia può integrare l'aggravante se ispira una condotta abnorme e punitiva.

Massime di principio

  • La circostanza aggravante dei "motivi futili" va valutata concretamente: non è sufficiente affermare un movente (es. gelosia), bisogna dimostrarne la natura lieve e la palese sproporzione rispetto al delitto
  • Elementi culturali o sociali dell'agente possono essere presi in considerazione nella valutazione del movente, ma non giustificano il comportamento se esso risulta contrario ai principi fondamentali e manifesta estrema crudeltà
  • La confessione e le condizioni economico-sociali degradate non garantiscono automaticamente il riconoscimento delle attenuanti generiche; la gravità, la modalità esecutiva e la crudeltà possono prevalere
  • Il giudizio di merito sulla valutazione delle prove (tabulati, intercettazioni, immagini, dichiarazioni testimoniali) ha ampia discrezionalità: la Cassazione interviene solo per vizi evidenti di motivazione o illogicità manifesta
  • Per ottenere l'esclusione dell'aggravante o il riconoscimento delle attenuanti è necessario un confronto puntuale e argomentato con le specifiche risultanze probatorie, non una mera ricostruzione alternativa non supportata
  • Il comportamento processuale dell'imputato (confessione tardiva o indotta dal quadro probatorio) e le incongruenze nella ricostruzione possono essere valutati negativamente ai fini delle attenuanti

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