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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29955/2023 del 10/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di concorso esterno in associazione di 'ndrangheta e per estorsione e tentata estorsione in danno di Aristide Di Salvo. Con il primo motivo si censura la configurabilità del concorso esterno, sostenendo che Lamonica avrebbe agito esclusivamente nell'interesse del datore di lavoro (Di Salvo), senza autonomia gestionale, senza volontà di sostenere il progetto della cosca e senza apporto eziologicamente rilevante o consapevole al rafforzamento dell'organizzazione mafiosa. Con il secondo motivo si contesta la valutazione dell'attualità del pericolo di reiterazione ai sensi dell'art. 275, comma 3, cod. proc. pen., lamentando che non sia stato considerato il tempo intercorso fra le condotte (2018-2019) e la misura e che non siano emersi contatti recenti che giustifichino la persistenza del pericolo.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto l'assunto generico e manifestamente infondato: il Tribunale aveva adeguatamente motivato la sussistenza di gravità indiziaria relativa al ruolo del ricorrente nell'intermediazione verso Di Salvo, i contatti con esponenti della cosca e il contributo concreto, consapevole e volontario reso alla realizzazione e al rafforzamento degli interessi della cosca (quindi la configurabilità del concorso esterno). Sul secondo motivo ha giudicato la censura generica, osservando che il provvedimento impugnato aveva correttamente fatto riferimento alla presunzione di pericolo di cui all'art. 275, comma 3, rilevando l'assenza di elementi idonei a superarla e che il tempo trascorso non era di per sé sufficiente a superare tale presunzione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, per profili di colpa relativi all'inammissibilità, alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato la presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, secondo cui sussiste un'attualità del pericolo per i reati associativi mafiosi salvo elementi idonei a superare tale presunzione; ha ritenuto che non fossero stati forniti elementi tali da superare la presunzione (es. dissociazione, assenza di contatti, rilevante lasso di tempo), e che il tempo intercorso tra le condotte e la misura non fosse di per sé idoneo a contrastare la presunzione se non significativo.

Massime di principio

  • Per la configurabilità del concorso esterno in associazione mafiosa è necessario dimostrare un contributo concreto, specifico, consapevole e volontario, con rilevanza causale per la conservazione o il rafforzamento dell'organizzazione; il mero rapporto di lavoro o l'azione esclusivamente a vantaggio del datore di lavoro non escludono automaticamente il concorso esterno se sussistono contatti, intermediazioni o attività che favoriscono la cosca.
  • La prova richiesta in sede di riesame o impugnazione deve essere specifica e non meramente assertiva: contestazioni generiche del giudizio motivato del Tribunale difficilmente risultano ammissibili.
  • Quanto alla necessità cautelare per i reati di matrice mafiosa, vale la presunzione di attualità del pericolo (art. 275, comma 3); per superarla occorrono elementi concreti (dissociazione pubblica e stabile, mancanza di contatti recenti, significativo periodo senza comportamenti criminosi, condizioni di salute comprovate, ecc.). Il semplice decorso del tempo non è sufficiente salvo che non sia considerevole.
  • In ipotesi di intermediazione tra vittima e cosca, la valutazione del ruolo dell'intermediario deve considerare non solo l'interesse personale o del datore di lavoro, ma anche la consapevolezza dei legami con la consorteria e l'effetto rafforzativo dell'azione sull'organizzazione criminale.
  • In sede di ricorso è essenziale formulare motivi circostanziati e specifici, con critica puntuale delle valutazioni probatorie del giudice di merito; motivi generici risultano spesso inammissibili.

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