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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 35367/2021 del 18/11/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Habchi impugnava la sentenza d'appello che, confermando l'esclusione operata dalla cooperativa, aveva ritenuto legittima la cessazione del rapporto di lavoro come conseguenza automatica dell'espulsione dal rapporto sociale. Il ricorrente deduceva: (i) che l'esclusione dal consorzio non dovrebbe precludere la tutela risarcitoria o reintegratoria tipica del licenziamento e che dunque doveva essere disaminata separatamente la tutela sociale e quella lavorativa; (ii) che, avendo invocato l'applicazione dell'art. 18 (reintegrazione) sulla base di un accordo sindacale del 2.4.2016, la Corte di merito avrebbe dovuto applicare l'art. 18 invece dell'art. 8 della l. n. 604/1966 e valutare il fatto decisivo relativo all'accordo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che, nelle cooperative di lavoro, la delibera di espulsione del socio comporta ex art. 5, comma 2, L. n. 142/2001 la cessazione del rapporto di lavoro in modo "unidirezionale" (la perdita della qualità di socio determina la fine del rapporto di lavoro). Di conseguenza, in mancanza di un autonomo e formale atto di licenziamento, non trova applicazione l'obbligo di preventiva contestazione disciplinare previsto dall'art. 7 L. n. 300/1970 né la tutela reintegratoria dell'art. 18; permane invece la tutela risarcitoria ex art. 8 L. n. 604/1966. La Corte ha richiamato l'orientamento delle Sezioni Unite (Cass. Sez. Un. n. 27436/2017) e ha ritenuto irrilevante, ai fini della qualificazione dell'atto, l'eventuale rilievo disciplinare delle condotte poste a fondamento dell'espulsione. Condannate le spese di lite e disposto il versamento del contributo unificato aggiuntivo ove dovuto.

Norme richiamate

  • Art. 7, Legge n. 300/1970 (Statuto dei lavoratori)

    I doveri procedurali (es. preventiva contestazione dell'addebito) previsti dall'art. 7 si applicano quando vi è un autonomo atto di licenziamento; non si estendono alla cessazione del rapporto che derivi automaticamente dall'espulsione del socio, in assenza di formale licenziamento

  • Art. 5, comma 2, Legge n. 142/2001

    Stabilisce il collegamento unidirezionale tra rapporto associativo e rapporto di lavoro nelle cooperative: la perdita della qualità di socio 'trascina' la cessazione del rapporto di lavoro, con conseguenze giuridiche autonome a seconda che la cessazione derivi dall'espulsione o da un atto di licenziamento

  • Art. 8, Legge n. 604/1966

    Nel caso in cui la perdita della qualità di socio determini la cessazione del rapporto di lavoro (per effetto di delibera di espulsione non impugnata o opposizione rigettata), la tutela esperibile è quella risarcitoria prevista dall'art. 8

  • Art. 18, Legge n. 300/1970 (comma 6 richiamato nel ricorso)

    La reintegrazione prevista dall'art. 18 non trova applicazione quando la cessazione del rapporto deriva dalla espulsione del socio e non da un atto formale di licenziamento; l'art. 18 può avere rilevanza solo se sussiste un autonomo provvedimento di licenziamento

  • Cass. Sez. Un. 20/11/2017 n. 27436

    Principio richiamato dalla Corte: il collegamento tra rapporto associativo e rapporto di lavoro è unidirezionale (la cessazione dell'associazione determina la cessazione del lavoro) e la valutazione della legittimità dell'espulsione è sindacabile dal giudice ma la natura di atto di espulsione esclude automaticamente il formale procedimento di licenziamento

  • Art. 2533 Cod. civ.

    Riferimento procedurale: la mancata impugnazione della delibera di espulsione o l'esito negativo dell'opposizione ex art. 2533 cod. civ. comportano il consolidarsi dell'effetto estintivo sulla qualità di socio e, conseguentemente, sul rapporto di lavoro

  • Art. 13, d.P.R. n. 115/2002

    Norma sul contributo unificato: la Corte ha rilevato l'esistenza dei presupposti per l'eventuale versamento aggiuntivo dovuto dal ricorrente ai sensi del comma 1 bis e segg.

Massime di principio

  • Nelle cooperative di lavoro l'espulsione del socio, se non impugnata o se confermata, provoca automaticamente la cessazione del rapporto di lavoro ai sensi dell'art. 5, comma 2, L. n. 142/2001; occorre dunque verificare se la fine del rapporto è conseguenza dell'espulsione o di un autonomo atto di licenziamento
  • Se la cessazione deriva dalla delibera di espulsione (e non da un licenziamento formale), non si applicano le garanzie procedurali previste dall'art. 7 Statuto dei Lavoratori e la tutela reintegratoria dell'art. 18; la tutela esperibile è quella risarcitoria ex art. 8 L. n. 604/1966
  • La cooperativa non può eludere il controllo giurisdizionale: l'espulsione deve essere giustificata e resta sindacabile dal giudice, ma la qualificazione dell'atto come espulsione anziché licenziamento muta le conseguenze risarcitorie e procedurali
  • Per preservare rimedi più ampi (quali la reintegra), il socio-lavoratore deve tempestivamente impugnare la delibera di espulsione e, se esiste, contestare e impugnare eventuali provvedimenti di licenziamento distinti dall'espulsione
  • In fase preventiva o contenziosa è essenziale documentare la natura dell'atto che ha determinato la cessazione (delibera di espulsione vs atto di licenziamento) e verificare eventuali accordi collettivi o clausole che possano incidere sulla disciplina applicabile

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