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Sentenza

Sentenza n. 15693/2026 - Roma, Sezione 3

per l'annullamento a) della Delibera del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa assunta nella seduta di plenum del 21 maggio 2021 recante “Determinazioni interpretative in merito all'art. 19, comma 1, n. 3, terzo periodo, legge 27 aprile 1982, n. 186”, nonché del relativo verbale del 21 maggio 2021; b) di ogni atto connesso, conseguente o presupposto, comunque interpretativo e/o modificativo dell'art. 19, comma 1, n. 3, terzo periodo, legge 27 aprile 1982, n. 186, ivi inclusa – ove occorra - la successiva Delibera di approvazione del 11 giugno 2021.

Giustizia amministrativa202108163

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: delibera del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa del 21 maggio 2021, approvata l’11 giugno 2021, recante determinazioni interpretative sull’art. 19, comma 1, n. 3, terzo periodo, della legge n. 186/1982, relative alla sterilizzazione della retrodatazione della decorrenza giuridica ai fini del conferimento della qualifica di presidente di sezione del Consiglio di Stato

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazioni pubbliche)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha chiesto l’annullamento della delibera del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa del 21 maggio 2021, approvata l’11 giugno 2021, e degli atti connessi, presupposti e conseguenti. La delibera interpretava l’art. 19, comma 1, n. 3, terzo periodo, della legge n. 186/1982 nel senso di sterilizzare, ai fini del conferimento della qualifica di presidente di sezione del Consiglio di Stato, la retrodatazione della decorrenza giuridica riconosciuta ai consiglieri di Stato nominati per concorso. Il testo non espone specifiche censure di legittimità articolate nel ricorso.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. La delibera impugnata era già stata annullata dal Consiglio di Stato, Sezione VII, con le sentenze nn. 3624 e 3625 del 7 aprile 2023; trattandosi di un atto a contenuto generale, l’annullamento ne aveva determinato la rimozione dall’ordinamento, realizzando l’utilità perseguita dal ricorrente. Non residuava quindi un’utilità concreta e attuale, neppure strumentale, conseguibile con la decisione del ricorso; inoltre, il difensore aveva dichiarato in udienza il sopravvenuto difetto di interesse. Spese integralmente compensate, in ragione della definizione in rito e dell’annullamento della delibera in altro giudizio.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Ritenuto, pertanto, che il ricorso debba essere dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), del Codice del processo amministrativo;

    Il ricorso è improcedibile quando, per una sopravvenienza, viene meno l’interesse concreto e attuale alla decisione.

Massime di principio

  • L’annullamento giurisdizionale di un atto amministrativo a contenuto generale ne determina la rimozione dall’ordinamento; se tale effetto realizza integralmente l’utilità perseguita dal ricorrente e non residua un’utilità concreta e attuale, anche strumentale, il ricorso parallelo avente a oggetto il medesimo atto diviene improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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