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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25853/2025 del 22/09/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dalla rivendicazione, proposta da una società, della proprietà privata di un'area su cui insiste una darsena con impianti per l'ormeggio, in parte originata da compravendite e permute e in parte ampliata su iniziativa privata. La società sosteneva che l'amministrazione avesse erroneamente assoggettato l'area al regime del demanio marittimo, pretendendo e percependo canoni concessori dal 1998 al 2002 su un bene che sarebbe rimasto privato; in subordine chiedeva un indennizzo per l'asserito trasferimento del bene dal regime privato a quello demaniale. Dopo un primo giudizio di merito e un precedente intervento della Cassazione sull'eccezione di usucapione, la Corte d'appello in sede di rinvio ha ritenuto l'area demaniale, qualificandola come parte integrante della foce del fiume e quindi del demanio marittimo necessario, anche se realizzata o modificata con opere dell'uomo. Con il ricorso per cassazione la società ha dedotto: 1) violazione dell'art. 28, lett. b), cod. nav., sostenendo che l'origine artificiale della darsena e la sua autonomia rispetto alla foce del fiume escludessero la demanialità; 2) violazione degli artt. 32 e 33 cod. nav. e necessità di interpretazione costituzionalmente orientata, assumendo che l'incameramento del bene equivalga a esproprio e dia diritto a indennizzo; 3) analoga questione riproposta anche in riferimento all'art. 1 Prot. add. CEDU, agli artt. 42 e 117 Cost., e agli artt. 28, 32 e 33 cod. nav. La Corte ha ritenuto i primi e i terzi motivi infondati o inammissibili perché miravano a contestare la ricostruzione fattuale compiuta dal giudice di merito e perché, secondo giurisprudenza consolidata, la comunicazione con il mare o con una foce demaniale può essere assicurata anche mediante opere artificiali e la destinazione all'uso pubblico del mare può risultare anche da un regime concessorio limitato di fatto agli utenti della struttura.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso principale della società, ha dichiarato assorbito il ricorso incidentale condizionato delle amministrazioni e ha condannato la ricorrente alle spese di lite. Ha inoltre applicato la condanna ex art. 96, commi 3 e 4, c.p.c., ritenendo la decisione conforme alla proposta di definizione accelerata e non ravvisando elementi per escludere la responsabilità aggravata; ha infine dato atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato. Il nucleo decisivo è stato che la darsena, per conformazione e collegamento con la foce del fiume demaniale, aveva natura demaniale marittima necessaria e non era configurabile come bene privato oggetto di espropriazione con indennizzo.

Norme richiamate

  • art. 28, lett. b), cod. nav.

    include nel demanio marittimo le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare e i bacini di acqua salsa o salmastra che comunicano liberamente col mare; la comunicazione può realizzarsi anche tramite opere dell'uomo, se il bene presenta i caratteri oggettivi richiesti.

  • art. 32 cod. nav.

    il procedimento di delimitazione ha funzione di mero accertamento dei confini tra demanio marittimo e proprietà private, senza alterare la situazione giuridica preesistente; il giudice ordinario può sindacare la legittimità dell'atto e disapplicarlo se illegittimo.

  • art. 33 cod. nav.

    richiamato con gli artt. 32 e 28 per escludere che l'incameramento della darsena comporti automaticamente un diritto all'indennizzo in assenza dei presupposti allegati dalla ricorrente.

  • art. 822, comma 1, c.c.

    Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia

    richiamato per inquadrare il demanio marittimo come specie del demanio pubblico e come demanio necessario.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    il vizio riguarda l'erronea ricognizione della fattispecie astratta o la falsa applicazione della norma, non la mera contestazione dell'accertamento di fatto compiuto dal giudice di merito.

  • art. 360-bis, n. 1, c.p.c.

    consente di dichiarare inammissibili censure contrastanti con giurisprudenza consolidata della Corte.

  • art. 346 c.p.c.

    richiamato nel richiamo al precedente giudizio per affermare che un'eccezione autonoma non tempestivamente riproposta si intende rinunciata.

  • art. 380-bis c.p.c.

    la causa è stata decisa all'esito della proposta di definizione accelerata e della richiesta della ricorrente.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    richiamato per escludere l'incompatibilità del consigliere che ha formulato la proposta di definizione accelerata.

  • art. 96, commi 3 e 4, c.p.c.

    applicato per la condanna per responsabilità aggravata, in quanto la Corte ha deciso in conformità alla proposta e non ha ravvisato indici contrari.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    comporta il pagamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto dell'impugnazione.

  • art. 1 del Protocollo addizionale CEDU

    evocato dalla ricorrente a sostegno della tesi indennitaria, ma ritenuto non fondato alla luce della natura demaniale originaria del bene.

  • art. 42 Cost.

    richiamato dalla ricorrente per sostenere che l'incameramento integrerebbe un'espropriazione; la Corte ha escluso la premessa fattuale della tesi.

  • art. 117 Cost.

    richiamato con riferimento alla conformità alla CEDU; la Corte ha escluso il contrasto per la manifesta infondatezza della tesi espropriativa.

  • art. 3 Cost.

    evocato nella prospettazione di illegittimità costituzionale, ma non ritenuto fondato.

Massime di principio

  • Ai fini della qualificazione demaniale di un bacino o di una darsena, è irrilevante che la comunicazione con il mare o con una foce demaniale sia assicurata da opere artificiali, purché il bene presenti i caratteri oggettivi richiesti dalla norma e sia in rapporto di effettiva comunicazione o indistinguibilità idrogeologica con il bene demaniale principale.
  • La destinazione concreta all'ormeggio e alla navigazione non esclude la natura demaniale quando essa si inserisca in un regime di uso pubblico del mare; il fatto che, in concreto, la struttura sia utilizzata solo da utenti selezionati per effetto di una concessione non basta a trasformarla in bene privato.
  • La censura ex art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. non può essere utilizzata per contestare l'accertamento di fatto del giudice di merito sotto la veste di violazione di legge; quando la doglianza mira a sovvertire la ricostruzione fattuale, essa è inammissibile in sede di legittimità.
  • Il procedimento di delimitazione del demanio marittimo ha natura accertativa e non costitutiva: serve a definire i confini tra demanio e proprietà privata, senza mutare di per sé la situazione giuridica preesistente.
  • Quando un bene assume oggettivamente i connotati del demanio marittimo necessario, il preesistente diritto di proprietà privata viene compresso fino alla sua possibile eliminazione, senza che ciò configuri automaticamente un esproprio indennizzabile.

Come è indicizzato

MaterieProprietàImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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