Sentenza del 11/05/2017 n. 392 - Comm. Trib. Reg. per l'Abruzzo
- Iva - Rimborsi a soggetti non residenti - Rimborso Iva erroneamente versata su triangolazione intracomunitaria con lavorazione - Non spetta - Iva - Rimborso IVA a soggetti non residenti - Atto di diniego - Motivazione - Non necessita
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente chiedeva il rimborso dell’IVA erroneamente applicata e versata all’Erario italiano nell’ambito di una triangolazione intracomunitaria con lavorazione. Sosteneva quindi di aver diritto alla restituzione dell’imposta non dovuta. La controversia riguardava anche l’adeguatezza della motivazione dell’atto di diniego del rimborso.
La decisione
Il rimborso è stato negato. L’IVA erroneamente fatturata al destinatario delle prestazioni e successivamente versata all’Erario dello Stato membro in cui le prestazioni erano state effettuate non può essere restituita tramite la procedura di rimborso prevista per i soggetti non residenti. Il rapporto tra prestatore e Amministrazione finanziaria è tributario, mentre quello tra prestatore e cliente, derivante dalla rivalsa dell’IVA, è di natura privata; l’eventuale recupero dell’imposta deve quindi essere regolato nei rapporti tra le parti private, secondo le procedure applicabili. È stato inoltre ritenuto che l’atto di diniego non necessiti della motivazione analitica propria degli atti di accertamento, poiché il contribuente deve dimostrare la fondatezza della propria richiesta e la mera indicazione del credito nella dichiarazione IVA non è sufficiente.
Norme richiamate
Corte di Giustizia dell’Unione europea, sentenza 15 marzo 2017, causa C-35/05
L’IVA indebitamente fatturata e versata non può essere recuperata dal soggetto non residente mediante la procedura di rimborso, quando il rimedio deve essere esercitato nei rapporti privatistici tra prestatore e committente o cessionario.
Disciplina unionale del rimborso IVA ai soggetti non residenti
La procedura di rimborso dell’IVA ai soggetti non residenti riguarda l’imposta detraibile effettivamente assolta e non costituisce uno strumento generale per ottenere la restituzione di imposte erroneamente addebitate o versate.
Principi in materia di motivazione degli atti tributari
Il diniego di rimborso non è un atto di accertamento né un esercizio diretto della potestà impositiva; pertanto non richiede necessariamente una motivazione esaustiva, spettando al contribuente provare il fondamento della pretesa restitutoria.
Massime di principio
- L’IVA erroneamente addebitata in fattura non diventa automaticamente rimborsabile attraverso la procedura riservata ai soggetti non residenti: occorre distinguere tra imposta detraibile effettivamente assolta e imposta indebitamente fatturata.
- Quando l’errore deriva dalla rivalsa dell’IVA nei confronti del cliente, il recupero deve normalmente essere perseguito nei rapporti tra cedente o prestatore e cessionario o committente, mediante rettifica della fattura o altra procedura prevista dalla normativa.
- La mera esposizione di un credito nella dichiarazione IVA non dimostra, da sola, il diritto al rimborso; il contribuente deve fornire documentazione e argomentazioni idonee a provare la spettanza della restituzione.
- Un provvedimento di diniego del rimborso può avere una motivazione sintetica, purché consenta di comprendere la ragione del rigetto; non è soggetto, in linea generale, agli stessi obblighi motivazionali di un atto di accertamento.
- Nelle operazioni intracomunitarie triangolari con lavorazione è essenziale individuare correttamente il luogo di imposizione e il soggetto tenuto all’assolvimento dell’IVA prima di emettere la fattura, poiché l’errore può impedire il rimborso tramite la procedura per non residenti.
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