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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41990/2022 del 07/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione per vizio di motivazione e errata applicazione della legge penale: si censura la condanna per rapina aggravata nonostante l'assoluzione del coimputato Giovane Emanuele (rito abbreviato), lamentando insufficienza del quadro probatorio, una presunta inversione dell'onere della prova da parte dei giudici di merito e la valutazione del trattamento sanzionatorio con bilanciamento delle circostanze in termini di equivalenza anziché di prevalenza delle attenuanti.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per genericità: la Corte di Cassazione ha ritenuto che il motivo non affronti criticamente la motivazione della sentenza impugnata né indichi specificamente gli elementi probatori posti a base della condanna. La Corte ha confermato che l'assoluzione del coimputato non vincola il giudice di altro procedimento e ha richiamato la valutazione dei giudici di merito, che hanno considerato testimonianze, videotape, tabulati telefonici, esiti di perquisizione e intercettazioni. Ha inoltre ritenuto infondati i rilievi sull'inversione dell'onere e sul trattamento sanzionatorio, considerato come valutazione discrezionale correttamente motivata. Per effetto dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e ad una sanzione pecuniaria di €3.000,00 a favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma invocata per la conseguenza processuale dell'inammissibilità del ricorso: condanna del ricorrente al pagamento delle spese e all'ammenda processuale.

  • Cass. sez. 5, sent. n. 15 del 21/11/2019 (Rv. 278389)

    Principio richiamato: la sentenza irrevocabile di assoluzione di un coimputato non vincola il giudice in un diverso procedimento; il giudice può rivalutare il comportamento dell'assolto ai fini dell'accertamento della responsabilità dell'imputato sottoposto a giudizio.

  • Cass. sez. 2, sent. n. 7484 del 21/01/2014 (Rv. 259245)

    Principio richiamato: chi nega la propria responsabilità non può limitarsi a una negazione generica, ma è tenuto ad allegare o provare circostanze positive contrarie a quelle provate dall'accusa, da cui possa desumersi l'inesistenza del fatto addebitato.

  • Cass. sez. 2, sent. n. 6734 del 30/01/2020 (Rv. 278373)

    Conferma dell'orientamento secondo cui la mera negazione dell'imputato, senza indicazione di elementi positivi contrari, non è idonea a scalfire il convincimento fondato su elementi probatori diretti e indiretti.

Massime di principio

  • L'assoluzione di un coimputato in un giudizio (anche con rito abbreviato) non vincola il giudice in altri procedimenti: il giudice può liberamente riconsiderare gli stessi elementi di prova e giungere a valutazioni differenti.
  • In cassazione i motivi devono confrontarsi criticamente e specificamente con la motivazione impugnata e indicare gli elementi di prova contestati; censure generiche o vaghe rendono il ricorso inammissibile.
  • La semplice negazione della condotta da parte dell'imputato è insufficiente: la difesa deve allegare o provare circostanze positive alternative che possano escludere o rendere dubbia la ricostruzione probatoria dell'accusa.
  • Le valutazioni del merito sul bilanciamento delle circostanze attenuanti e aggravanti sono in larga parte discrezionali e sono sindacabili in sede di legittimità solo se manifestamente arbitrarie o prive di adeguata motivazione.
  • Chi impugna per inversione dell'onere della prova deve dimostrare in che punto concreto la motivazione abbia trasferito l'onere probatorio, indicando le frasi o i passaggi logici contestati e i relativi elementi probatori.

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