Cassazione Penale, Sentenza n. 36231/2023 del 30/08/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Cerasuolo chiedeva che venisse riconosciuto il vincolo della continuazione tra varie condanne a suo carico (tra cui una condanna per omicidio del 29/03/2016 e precedenti condanne per associazione mafiosa e reati connessi), deducendo che al momento dell'adesione al sodalizio mafioso era prevedibile la realizzazione di omicidi finalizzati al mantenimento/conquista del territorio. Il giudice dell'esecuzione aveva rigettato l'istanza ritenendo che l'omicidio di Pasquale Izzi fosse stato motivato da circostanze contingenti e successive all'affiliazione di Cerasuolo, che questi avesse un ruolo marginale e occasionale nel gruppo di fuoco e che non fosse prevedibile all'epoca dell'ingresso nel clan la commissione di quell'omicidio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato l'ordinanza impugnata per non aver adeguatamente considerato elementi pacifici della sentenza di merito (in particolare la partecipazione del ricorrente a un tentato omicidio avvenuto una settimana prima dell'omicidio Izzi, riconosciuto come riconducibile al medesimo disegno criminoso) e per non aver motivato con riferimento a circostanze specifiche e significative che giustificassero l'esclusione della continuazione. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra composizione della Corte d'assise d'appello di Napoli per un nuovo esame dell'istanza, colmando le lacune indicate.
Norme richiamate
art. 671 cod. proc. pen.
Norma procedurale che disciplina l'istanza di riconoscimento della continuazione tra reati davanti al giudice dell'esecuzione; la Cassazione rileva che il giudice dell'esecuzione non può ignorare gli accertamenti del giudice della cognizione e deve motivare l'esclusione della continuazione con specifiche circostanze.
art. 416-bis cod. pen.
Riferimento al reato di associazione mafiosa e al principio giurisprudenziale secondo cui la unità del disegno criminoso tra partecipazione all'associazione e reati 'fine' sussiste solo se i reati 'fine' risultavano programmati al momento dell'ingresso nel sodalizio.
art. 575 cod. pen. e art. 577 cod. pen.
Norme sostanziali relative al reato di omicidio e alle aggravanti: citate nelle sentenze di merito come reati accertati, utili a ricostruire il contesto delinquenziale e la rilevanza degli episodi ai fini della valutazione della continuazione.
Massime di principio
- Il giudice dell'esecuzione che valuta un'istanza ai sensi dell'art. 671 cod. proc. pen. deve tener conto degli accertamenti compiuti dal giudice della cognizione e non può ignorare riconoscimenti di collegamento/continuazione operati in sentenze irrevocabili relative a fatti analoghi.
- La continuazione tra associazione mafiosa (art. 416-bis) e reati 'fine' può essere riconosciuta solo se i reati 'fine' erano già programmati al momento in cui l'agente si determinò ad entrare nel sodalizio; tuttavia, il giudice deve motivare in modo specifico qualsiasi esclusione della continuazione, indicando circostanze concrete che rendano gli ulteriori fatti non riconducibili al disegno criminoso.
- La presenza di reati commessi in prossimità temporale e nell'ambito dello stesso disegno criminoso, nonché la partecipazione a più episodi violenti e il ruolo operativo nell'ambito del clan (es. partecipazione a gruppi di fuoco o tentati omicidi ravvicinati), sono elementi che rafforzano la possibilità di riconoscere la continuazione.
- L'esclusione della continuazione richiede motivazione puntuale: non basta rilevare un presunto ruolo marginale o occasionale dell'imputato senza valutare le risultanze certe delle sentenze di merito e senza confrontarsi con elementi temporali e funzionali che collegano gli episodi.
- In presenza di lacune o mancanze motivazionali nell'ordinanza del giudice dell'esecuzione, la Corte di Cassazione può annullare e rinviare per un nuovo esame, chiedendo di valutare compiutamente la documentazione e le sentenze richiamate.
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