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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 01027/2026 del 12/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva rigettato il riesame avverso il provvedimento del GIP di sequestro preventivo diretto delle procure speciali redatte dal Notaio e della somma di euro 60.000,00 giacente su conti intestati al Conigliaro e alla società Edukacioni Centar d.o.o., nonché sequestro per equivalente fino a 60.000 euro per il reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.). Il ricorrente deduceva insufficienza e apparente motivazione del riesame sul fumus commissi delicti, contestava l'assenza di indizi concreti (la nomina ad amministratore successiva agli accrediti; la richiesta di postilla sulle procure come atto non idoneo a integrare tentativo punibile; la mancata movimentazione delle somme) e censurava la carenza di motivazione circa la riconducibilità della somma al profitto del reato e la legittimità del sequestro per equivalente (mancata prova di impossibilità di reperire il profitto diretto e mancanza di indizi che il Conigliaro avesse effettivamente conseguito il profitto).

La decisione

La Corte (Sez. penale) ha ritenuto i due motivi fondati: ha censurato la motivazione apparente e sintetica dell'ordinanza del Tribunale, rilevando che il giudice del riesame non ha dato adeguata e puntuale risposta alle censure difensive sul fumus e sulla scelta del sequestro per equivalente, ha omesso di valutare elementi rilevanti (data della nomina rispetto agli accrediti, inesistenza di movimentazioni delle somme, assenza di operazioni idonee a occultare la provenienza illecita) e non ha spiegato la riconducibilità della somma di 60.000 euro al profitto del reato. Per tali ragioni la decisione impugnata è stata annullata (con rinvio per nuovo esame al giudice competente), con ordine di motivare in modo analitico e dialogico sulle specifiche censure difensive.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Il giudice del riesame ha l'obbligo di fornire una motivazione propria, puntuale e analitica sulle questioni devolute, rispondendo in modo dialogico e ragionato alle specifiche doglianze difensive; la Corte ha richiamato questo principio per censurare la motivazione apparente.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto della corretta formazione del provvedimento cautelare e dell'obbligo di motivazione del giudice che decide sul riesame; la Corte ha evidenziato l'esigenza di un effettivo vaglio critico del materiale indiziario.

  • art. 648-bis cod. pen.

    La norma sul riciclaggio richiede condotte idonee ad occultare o rendere difficoltosa l'identificazione della provenienza illecita; ai fini del fumus per misure reali occorrono indizi specifici, concreti e logicamente significativi che dimostrino operazioni con effetto dissimulatorio o schermante.

  • art. 648-quater cod. pen.

    Richiamata tra le norme rilevanti nella vicenda; la Corte ha valutato che non risultavano elementi indiziari idonei a collegare il ricorrente a condotte rilevanti ex art. 648-bis e connotate da finalità di occultamento.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    La Corte ha operato il confronto tra la soglia probatoria richiesta per i gravi indizi (art. 273) e la soglia, inferiore ma comunque significativa, del fumus commissi delicti per le misure reali, ribadendo che anche quest'ultima esige dati fattuali specifici e persuasivi.

Massime di principio

  • Il giudice del riesame deve fornire una motivazione propria, analitica e dialogica: non è sufficiente il mero rinvio all'ordinanza di primo grado o enunciazioni apodittiche.
  • Per disporre un sequestro preventivo per reati di riciclaggio occorrono indizi concreti e specifici che mostrino operazioni idonee a occultare la provenienza illecita (effetto dissimulatorio); mere cariche societarie o atti formali non sono di per sé sufficienti.
  • Il fumus commissi delicti, pur inferiore alla soglia dei gravi indizi, richiede dati fattuali logicamente riconducibili alla condotta dell'indagato: vanno considerati il momento temporale delle nomine rispetto ai movimenti di denaro e l'effettiva movimentazione/utilizzazione delle somme.
  • Il sequestro per equivalente può essere adottato solo se risulta la riconducibilità dei beni/almeno di parte di essi al profitto del reato o l'impossibilità di reperire i beni costituenti il profitto (anche temporanea); il giudice deve motivare la scelta tra sequestro diretto e per equivalente.
  • Le deduzioni difensive specifiche devono essere affrontate e confutate nel provvedimento: l'omessa risposta a contestazioni rilevanti determina vizio di motivazione e può condurre all'annullamento del provvedimento cautelare.

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