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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29557/2025 del 18/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, detenuto dal 14/04/2021 e condannato in primo grado a 16 anni per associazione mafiosa (artt. 99 e 416-bis c.p.), ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari (anche con braccialetto elettronico) ai sensi degli artt. 299 e 275, comma 4, c.p.p., invocando l'età (oltre 70 anni), le precarie condizioni di salute e la presunzione favorevole alla non adeguatezza del carcere per gli ultrasettantenni. Ha contestato il ruolo verticistico a lui attribuito, la mancanza di elementi concreti, specifici e attuali di «eccezionale pericolosità» e ha sostenuto che il trasferimento in Umbria e il controllo elettronico avrebbero reso minima la possibilità di reiterazione o fuga.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso (in parte anche dichiarandolo inammissibile), confermando l'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva respinto l'appello cautelare. Il rigetto si fonda sulla valutazione del giudice di merito secondo cui sussistevano esigenze cautelari di "eccezionale rilevanza" derivanti dal ruolo di vertice del ricorrente nella cosca Pesce, dalla sua elevata pericolosità sociale e dalla concreta probabilità di reiterazione del reato. Sono state ritenute decisive le dichiarazioni di collaboratori di giustizia e conversazioni intercettate, la precedente condanna per associazione mafiosa e la qualità della partecipazione associativa, tali da far prevalere le esigenze cautelari sull'età e sulle condizioni di salute. La Corte ha inoltre ritenuto non idonei a mitigare il rischio né il braccialetto elettronico né il domicilio lontano dall'area di operatività dell'associazione. È stata disposta la condanna del ricorrente alle spese processuali e l'invio di copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi delle norme vigenti.

Norme richiamate

  • art. 299 c.p.p.

    Norma procedurale che disciplina la richiesta di sostituzione della misura cautelare; usata dal ricorrente per chiedere la conversione della custodia in carcere in arresti domiciliari.

  • art. 275 c.p.p., comma 4

    Previsione richiamata quale criterio procedurale per valutare l'istanza cautelare in materie particolarmente rilevanti; nel caso applicata insieme alle norme speciali sull'associazione mafiosa per valutare la non adeguatezza di misure alternative.

  • art. 275 c.p.p., comma 3

    Riferimento normativo (richiamato nel corpo della decisione) secondo cui per gli indiziati di associazione mafiosa la custodia cautelare in carcere è presunta applicabile salvo elementi contrari; la Corte ricorda che tale presunzione può essere superata solo da elementi concreti, specifici e attuali.

  • art. 270, 270-bis e 416-bis c.p.

    «applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari»

    La sentenza cita la norma interpretando che, in presenza di gravi indizi per delitti associativi (tra cui 416-bis), la custodia in carcere trova applicazione di massima e la difesa deve fornire elementi specifici e attuali per escludere esigenze cautelari; tuttavia il significato va contestualizzato alla qualità e alla continuità della partecipazione all'associazione.

  • art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e

    Limita l'esame della Cassazione al rapporto motivazione-decisione (censurabili omissioni motivazionali, contraddizioni manifeste o travisamento probatorio che comprometta la tenuta logica), escludendo il sindacato libero sulla valutazione del materiale probatorio di merito.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che disciplina la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ai sensi di questa disposizione.

  • art. 94 disp. att. c.p.p.

    Disposizione applicata formalmente per l'invio della copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario, dato che il rigetto non comporta la rimessione in libertà del detenuto.

Massime di principio

  • In casi di indagine/accusa per associazione mafiosa con partecipazione di tipo verticistico, il giudice di merito tende a ritenere prevalenti le esigenze cautelari anche se il detenuto è anziano o affetto da patologie, salvo che la difesa produca elementi concreti, specifici e attuali che dimostrino la cessazione del vincolo associativo o la concreta incompatibilità della detenzione con lo stato di salute.
  • La 'presunzione' di adeguatezza del carcere per gli imputati di 416-bis può essere superata solo con prove efficaci di recisione del legame con l'organizzazione o con elementi tali da escludere il pericolo di reiterazione, non con generiche o aneddotiche argomentazioni basate sull'età o su conversazioni isolate.
  • Il cosiddetto 'tempo silente' (lunga distanza temporale dai fatti contestati) ha un valore limitato nei reati associativi e va valutato congiuntamente ad altri elementi (ruolo, continuità di rapporti, radicamento territoriale); da solo non è sufficiente a revocare la misura cautelare.
  • Misure di controllo alternative (braccialetto elettronico, arresti domiciliari in luogo distante) possono risultare inadeguate quando il detenuto mantenga capacità di comando e reti di appoggio che permetterebbero la gestione a distanza delle attività illecite o la fuga, e la difesa deve offrire elementi concreti per confutare tali rischi.
  • In Cassazione il sindacato è ristretto alla adeguatezza della motivazione e ai vizi manifesti (contraddizioni, omissioni decisive, travisamento della prova che comprometta la logica dell'iter motivazionale); non è consentito un nuovo apprezzamento del merito probatorio.

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