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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32285/2023 del 25/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso era relativo alla condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale (in qualità di titolare della ditta Plast All & Gadget, fallita il 18/05/2011), nonché per ricettazione e emissione di fatture per operazioni inesistenti (anni 2011-2012). Il ricorrente deduceva: 1) erronea qualificazione dei fatti come bancarotta e ricettazione (sostenendo che si trattasse di mera evasione fiscale e che la ricettazione dovesse essere riqualificata in incauto acquisto), assenza di prova della truffa ai danni di Vodafone e della utilità conseguita dalla ricettazione, nonché la tesi difensiva che i documenti contabili fossero stati rubati; contestava inoltre l'impugnata valutazione sulla possibilità di utilizzo di assegni dopo la chiusura del conto di altro soggetto; 2) mancata prova dell'elemento soggettivo per i reati fiscali ai sensi dell'art. 8 d.lgs. 74/2000, deducendo l'assenza del dolo dalle proprie dichiarazioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi di ricorso consistessero in una rivalutazione dei fatti e in rilievi generici già esaminati e disattesi dai giudici di merito, senza confronto puntuale con la motivazione della Corte d'appello. In particolare la Corte ha ritenuto non contestata la rilevanza penale dell'assenza delle scritture contabili e della destinazione delle risorse dell'impresa a fini estranei (bancarotta documentale e per distrazione) e ha considerato corretta la valutazione circa il concorso dello Scaturchio nella ricettazione e nelle fatture inesistenti. È stata respinta anche la doglianza sulla mancanza del dolo per i reati fiscali in quanto la censura chiedeva una rivalutazione delle prove senza confrontarsi con la motivazione. Esito processuale accessorio: condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen.

    Riferito alla fattispecie di bancarotta fraudolenta; la Corte ha dato rilievo all'assenza totale delle scritture contabili e alla destinazione delle risorse aziendali a fini estranei come elementi integranti la bancarotta documentale e per distrazione

  • art. 216 legge fallimentare

    Richiamata in relazione alle fattispecie fallimentari e alla qualificazione degli illeciti connessi al fallimento dell'impresa

  • art. 8 d.lgs. 74/2000

    Norma sui reati fiscali richiedenti il dolo; la Corte ha ritenuto che la valutazione della sussistenza del dolo spetti al giudice di merito e che l'impugnazione non abbia dimostrato un errore di diritto ma solo richiesto una rivalutazione della prova

  • art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Principio sulla motivazione del ricorso per cassazione: il vizio di legge denunciato deve essere un'erronea interpretazione o applicazione della norma, non una semplice diversa valutazione dei fatti; la Corte ha dichiarato inammissibile il motivo che chiedeva una rivalutazione probatoria

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze economiche per ricorso dichiarato inammissibile; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 alla cassa delle ammende

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato procedimentalmente per i limiti con cui enunciare i motivi del ricorso e la necessità di esposizione sintetica; la Corte ha osservato che i motivi sono stati enunciati nei limiti richiesti

  • art. 23, comma 8, legge n. 176/2020

    Norma procedurale richiamata per lo svolgimento del giudizio senza intervento delle parti; il ricorso è stato trattato nelle forme previste

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso quando esso si limita a richiedere una rivalutazione dei fatti o delle prove senza indicare un concreto e specifico errore di diritto o senza confrontarsi punto per punto con la motivazione dei giudici di merito
  • Le censure generiche o ripetitive dei motivi già dedotti e disattesi in appello sono normalmente inammissibili; il ricorso deve evidenziare perché la motivazione di merito sia viziata (contraddittoria, illogica o insufficiente) e fornire argomenti mirati
  • Per i reati fallimentari, l'assenza o la dispersione delle scritture contabili e l'uso delle risorse aziendali per fini estranei costituiscono elementi idonei a integrare bancarotta documentale e per distrazione, salvo prova concreta e corroborata di una giustificazione alternativa (es. furto dei documenti) che vada a confutare specificamente la ricostruzione probatoria
  • Nel contestare il dolo nei reati tributari, non è sufficiente richiamare le dichiarazioni dell'imputato: bisogna mettere in luce un errore di diritto o evidenziare elementi probatori specifici che rendano contraddittoria o illogica la motivazione del giudice su quel punto
  • Chi invoca la riqualificazione di una fattispecie (es. ricettazione vs incauto acquisto) deve indicare in quale punto la qualificazione giuridica applicata dal giudice sia errata, con riferimenti normativi e argomentazione che dimostrino l'incompatibilità della ricostruzione dei fatti con la fattispecie astratta invocata
  • Le decisioni di inammissibilità comportano conseguenze economiche per il ricorrente (spese processuali e somme a titolo di ammenda), pertanto è importante valutare la fondatezza giuridica del ricorso prima di proseguire in Cassazione

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