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Sentenza

Sentenza n. 1431/2026 - Catania, Sezione 2

per l'esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, n. 2777 del 3 ottobre 2025, notificata in data 7 ottobre 2025.

Giustizia amministrativa202600348

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Catania, Sez. IISentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del TAR Sicilia - Catania n. 2777 del 3 ottobre 2025, recante condanna del Comune al pagamento delle spese di giudizio

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ente obbligato)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha promosso il giudizio di ottemperanza per ottenere l'esecuzione della sentenza n. 2777/2025, notificata in forma esecutiva il 7 ottobre 2025, con cui il Comune era stato condannato alla rifusione di € 1.100,00 per spese di giudizio, oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato. La ricorrente ha dedotto l'inutile decorso del termine di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996 e ha chiesto l'ordine di esecuzione del giudicato, con nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia. Nelle more del giudizio, il Comune ha adottato la determina n. 310 del 24 febbraio 2026, disponendo la liquidazione delle somme dovute in forza del titolo esecutivo e delle spese del giudizio di ottemperanza. La ricorrente ha quindi dichiarato di non avere più interesse alla prosecuzione del giudizio, chiedendo una pronuncia di improcedibilità e la compensazione delle spese.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. L'adozione, nelle more del giudizio, della determina comunale di liquidazione delle somme dovute in esecuzione della sentenza azionata ha fatto venir meno l'interesse della ricorrente a ottenere ulteriori statuizioni di ottemperanza. La dichiarazione della ricorrente, conseguente all'adempimento dell'Amministrazione, è stata ritenuta idonea a integrare i presupposti dell'improcedibilità. Le spese del giudizio sono state integralmente compensate, conformemente alla richiesta della ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 14, comma 1, d.l. 31 dicembre 1996, n. 669

    Il decorso infruttuoso del termine è stato dedotto dalla ricorrente quale presupposto per procedere esecutivamente nei confronti dell'ente pubblico; la sentenza non sviluppa ulteriormente l'interpretazione della disposizione.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La pronuncia di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse è ricondotta dal giudice alla sopravvenuta cessazione dell'interesse alla decisione, sebbene la disposizione non sia espressamente citata nel testo.

Massime di principio

  • Nel giudizio di ottemperanza, l'adempimento dell'amministrazione nelle more del processo, mediante l'adozione degli atti necessari a dare esecuzione al titolo giudiziale, determina il venir meno dell'interesse del ricorrente alla prosecuzione del giudizio e conduce alla dichiarazione di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La dichiarazione del ricorrente di non avere più interesse alla decisione, quando sia conseguente all'attività amministrativa sopravvenuta che realizza il risultato sostanziale perseguito con il giudizio di ottemperanza, integra i presupposti per la pronuncia di improcedibilità.
  • La regolazione delle spese può essere effettuata mediante compensazione integrale quando il ricorrente, dopo l'adempimento dell'amministrazione, chieda espressamente tale soluzione e il giudice vi aderisca.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaSopravvenuta carenza di interesse

Testo integrale

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