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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8449/2022 del 14/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna per carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione e per travisamento della prova. Sostiene che il suo comportamento (conoscenza limitata della droga, rapporto familiare con il nipote, impossibilità o riluttanza a contrastarne l'attività) configuri una connivenza non punibile o, quanto meno, che la cocaina sequestrata (44,46 g) fosse destinata all'uso personale del nipote e non allo spaccio, mancando quindi l'elemento soggettivo del reato. Contesta altresì che il tentativo di impedire l'ingresso degli agenti possa essere interpretato in maniera univoca come contributo al reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto la motivazione della sentenza di appello logica, congrua e immune da vizi di legittimità, e ha fatto ricorso alla motivazione del primo grado per relationem, dato che le censure ricorrenti non hanno apportato elementi nuovi o specifici. La Corte ha ritenuto provata la consapevolezza e il contributo della Giagnotto Ida alla detenzione illecita: viveva nell'appartamento dove era nascosta la cocaina, ha tentato di impedire l'accesso degli agenti alla camera in cui la droga era custodita, ha fornito spiegazioni poco verosimili (es. "veleno per topi") e la cocaina e materiale per il confezionamento erano rinvenuti nell'armadio della sua camera. La vicenda è stata qualificata come concorso nella detenzione ai sensi della normativa sugli stupefacenti, distinguendo la condotta dalla mera connivenza passiva. Conseguentemente la sentenza d'appello è stata confermata e il ricorso è stato respinto.

Norme richiamate

  • art. 102 c.p.p.

    Richiamato in relazione alla nomina del difensore sostituto processuale; uso meramente procedurale nella vicenda.

  • art. 62-bis c.p.

    Citate in primo grado per la valutazione delle attenuanti generiche che hanno inciso sulla determinazione della pena.

  • art. 81 c.p. (cpv)

    Richiamato nel calcolo della pena per la determinazione degli aumenti e riduzioni applicati dal giudice di primo grado.

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73

    Norma sostanziale sugli stupefacenti: la Corte ha valutato il concorso nella detenzione illecita ai sensi della disciplina sugli stupefacenti, considerando la condotta della ricorrente come contributo consapevole alla detenzione e all'agevolazione.

  • art. 110 c.p.

    Richiamato per la nozione di concorso di persone nel reato: la Corte ha evidenziato che non è richiesta una partecipazione materiale diretta, ma un contributo consapevole anche implicito che agevoli l'attività dell'autore materiale.

  • art. 40 c.p.

    Citato nella giurisprudenza richiamata per sottolineare che non sempre esiste l'obbligo giuridico di impedire l'evento da parte del convivente; tuttavia la mera presenza passiva non è equivalente a contributo attivo e bisogna valutare comportamenti concreti idonei ad agevolare il reato.

  • artt. 384 e 307 c.p.

    Richiamati nel ricorso come norme che, secondo la difesa, giustificherebbero condotte familiari di ostacolo agli accertamenti; la Corte ha però ritenuto che il comportamento della ricorrente non fosse meramente impunitamente connivente ma idoneo a costituire contributo consapevole.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti formali e sostanziali con cui il ricorrente ha articolato i motivi in cassazione (motivazione nei limiti necessari).

  • art. 606 co.1 lett. e) cod. proc. pen.

    Richiamato implicitamente nella giurisprudenza citata: la Corte segnala che denunce di minime incongruenze o omissioni valutative non dotate di decisività non giustificano annullamento per vizio di motivazione.

  • D.L. 30/12/2021 n. 228 art. 16 co. 2

    Richiamato per la disciplina della trattazione orale in udienza, in quanto applicabile al procedimento di trattazione odierno.

Massime di principio

  • La mera convivenza con il detentore di droga non esclude automaticamente il concorso: occorre valutare comportamenti concreti (es. tentativo di impedire la perquisizione, occultamento di sostanze o materiale) che possano costituire contributo consapevole.
  • Un comportamento che ostacola gli accertamenti (impedire l'ingresso degli agenti, fornire spiegazioni false o implausibili, occultare materiale) può essere valutato come partecipazione attiva e non come semplice connivenza familiare non punibile.
  • In appello la motivazione 'per relationem' alla sentenza di primo grado è ammissibile quando le censure dell'appellante non introducono argomenti nuovi e specifici: il giudice d'appello non è tenuto a riesaminare punto per punto deduzioni già trattate e ritenute corrette dal primo giudice.
  • Per censurare in cassazione vizi di motivazione occorre indicare concretamente quale elemento decisivo è stato omesso o travisato: censure generiche e ripropositive difficilmente ottengono accoglimento.
  • La quantità della sostanza non è l'unico elemento determinante: il contesto probatorio (luogo di rinvenimento, modalità di occultamento, comportamento al momento del controllo) è decisivo per qualificare la detenzione come finalizzata allo spaccio o all'uso personale.
  • La distinzione tra connivenza e concorso richiede l'accertamento di una 'volontà di adesione' o di atti che agevolino l'attività del detentore; il giudice deve indicare il rapporto di causalità tra il contributo della coabitante e la condotta dell'autore materiale.
  • In difesa, per impugnare efficacemente una condanna per concorso in detenzione di stupefacenti, è strategico proporre elementi probatori specifici che smentiscano la consapevolezza o il contributo (es. prove di estraneità ai luoghi di custodia, testimonianze, elementi che giustifichino il comportamento apparentemente ostativo).

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