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Sentenza

Sentenza n. 335/2026 - Roma, Sezione 3

per l’esecuzione della sentenza n. 7450/2024 del 25/06/2024 emessa dal Tribunale Ordinario di Roma, Sezione Lavoro;

Giustizia amministrativa202508766

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IIISentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale Ordinario di Roma, Sezione Lavoro, che aveva riconosciuto il beneficio della Carta elettronica del docente

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (docente)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha agito in ottemperanza per ottenere l'esecuzione della sentenza del Tribunale Ordinario di Roma, Sezione Lavoro, passata in giudicato per mancata impugnazione del Ministero. Il titolo aveva accertato il diritto della docente al beneficio economico di 500 euro annui tramite la Carta elettronica del docente per gli anni scolastici 2021/2022 e 2023/2024, per complessivi 1.000 euro, oltre alle spese di lite distratte in favore dei procuratori antistatari. Sebbene il titolo esecutivo fosse stato ritualmente notificato, il Ministero non aveva adempiuto, nonostante il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. 669/1996. La ricorrente ha quindi chiesto l'esecuzione coattiva del giudicato e, eventualmente, la nomina di un commissario ad acta.

La decisione

Il TAR ha accolto la domanda di ottemperanza, rilevando che il giudicato del giudice ordinario era stato ritualmente azionato e notificato e che l'Amministrazione non aveva corrisposto le somme dovute. Ha dichiarato l'obbligo del Ministero di dare esecuzione al titolo entro 60 giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione della sentenza. Ha nominato sin d'ora quale commissario ad acta il Direttore generale dell'Amministrazione resistente preposto alla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, con facoltà di delega e senza compenso, attribuendogli un ulteriore termine di 60 giorni decorrente dalla scadenza del termine assegnato al Ministero, previa richiesta della ricorrente. Non ha applicato, allo stato, penalità di mora, ritenendo non ancora sussistenti i relativi presupposti, salva una successiva richiesta in caso di persistente inottemperanza. Il Ministero è stato inoltre condannato alle spese del giudizio, liquidate in 500 euro oltre accessori, con distrazione in favore dei procuratori antistatari.

Norme richiamate

  • art. 114 c.p.a.

    Costituisce la base processuale dell'azione di ottemperanza diretta all'esecuzione del giudicato.

  • art. 14, comma 1, d.l. 669/1996, convertito dalla l. 30/1997

    Il termine dilatorio di 120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo deve decorrere prima dell'attivazione dell'esecuzione forzata nei confronti dell'amministrazione debitrice.

Massime di principio

  • Il giudice amministrativo è competente a conoscere dell'azione di ottemperanza diretta all'esecuzione di una sentenza passata in giudicato del giudice ordinario quando l'obbligo gravante sulla pubblica amministrazione non sia stato spontaneamente adempiuto.
  • L'azione di ottemperanza è procedibile quando il titolo esecutivo sia stato ritualmente notificato all'amministrazione e sia decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. 669/1996.
  • Accertata l'inottemperanza a un giudicato, il giudice deve ordinare all'amministrazione di adempiere entro un termine prefissato e può nominare sin d'ora un commissario ad acta, destinato a intervenire su richiesta dell'interessato in caso di ulteriore inerzia.
  • La penalità di mora non deve essere applicata automaticamente in sede di prima pronuncia sull'ottemperanza, potendo essere riservata a una successiva valutazione qualora l'amministrazione persista nell'inadempimento oltre i termini assegnati.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanza
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad acta

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