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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16659/2025 del 05/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Pubblico Ministero impugna la sentenza di assoluzione per evasione (art. 385 c.p.), sostenendo che il giudice ha errato nell'escludere il reato: l'imputato, ristretto in detenzione domiciliare, si sarebbe allontanato senza la necessaria autorizzazione del magistrato di sorveglianza per ricevere la notifica, e quindi avrebbe dovuto rispondere di evasione.

La decisione

Il ricorso del Pubblico Ministero è stato dichiarato inammissibile. Il Collegio ha ritenuto che il ricorso fosse generico e non affrontasse la ratio decidendi della sentenza impugnata, in particolare la valutazione dell'elemento soggettivo del reato (dolo). Il Tribunale di Pescara aveva assolto l'imputato perché ha ritenuto che l'allontanamento fosse determinato da una richiesta di recarsi presso l'Agenzia delle Entrate per una notifica, idonea a escludere la consapevolezza e volontà di sottrarsi al controllo, e il PM non ha confutato compiutamente tale motivazione; pertanto il ricorso è stato dichiarato inammissibile (pronuncia del 20 marzo 2025).

Norme richiamate

  • art. 385 cod. pen. (evasionе)

    Il reato di evasione è un reato a dolo generico che richiede la coscienza e volontà di sottrarsi al controllo. La sentenza impugnata ha escluso il dolo in presenza di un comportamento indotto da una richiesta di notifica.

  • art. 593, comma 2, cod. proc. pen. (come modificato dall'art. 2, comma 1, lett. p), legge 9 agosto 2024, n. 114)

    art. 593, comma 2, cod. proc. pen.

    Il Pubblico Ministero può impugnare le sentenze di proscioglimento relative ai reati indicati (tra cui l'evasione) unicamente con ricorso per cassazione e per i motivi di cui all'art. 606 c.p.p.; ne consegue che il ricorso deve essere adeguatamente motivato e specifico.

  • art. 550, commi 1 e 2, cod. proc. pen.

    Norme richiamate come riferimento alle sentenze di proscioglimento che il PM può impugnare; la Corte osserva che l'evasione è ricompresa tra i reati soggetti alle limitazioni di impugnabilità.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Indica i motivi di cassazione che il PM deve intendere utilizzabili; la Corte sottolinea che il ricorso deve affrontare specificamente la motivazione della sentenza impugnata per essere ammissibile.

Massime di principio

  • Per il reato di evasione è decisivo l'elemento soggettivo: se l'imputato ha agito sotto legittima convinzione o per essere stato indotto a recarsi altrove per una notifica ufficiale, può mancare il dolo necessario per la condanna.
  • Il Pubblico Ministero, nell'impugnare una sentenza di proscioglimento, deve confrontarsi puntualmente con la ratio decidendi e motivare specificamente le ragioni di opposizione; argomentazioni generiche determinano l'inammissibilità del ricorso.
  • Dopo la modifica normativa (legge 9 agosto 2024, n. 114), le capacità del PM di impugnare determinate assoluzioni sono tassative: il ricorso per cassazione deve essere fondato sui motivi di cui all'art. 606 c.p.p.
  • La mancanza di un'autorizzazione formale all'allontanamento (es. dal magistrato di sorveglianza) è un elemento rilevante ma non esclusivo: occorre valutare anche la percezione e il comportamento dell'imputato e le circostanze che possono averlo indotto a ritenere legittimo l'allontanamento.
  • In casi analoghi, l'analisi probatoria dovrebbe concentrarsi su elementi oggettivi (prove della richiesta di recarsi in altro luogo, orari, presenza effettiva dell'interessato al luogo della notifica) e sull'accertamento del dolo, tenendo conto della buona fede o dell'errore ragionevole dell'imputato.

Testo integrale

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