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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27986/2026 del 23/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (indagato)

La controversia

La vicenda riguarda un'indagata, responsabile dell'ufficio anagrafe di un Comune e unica addetta alla trattazione delle pratiche di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, alla quale è stata applicata la misura degli arresti domiciliari con divieto di allontanamento e di comunicazione. L'ipotesi accusatoria è quella di un accordo corruttivo con un intermediario che assisteva cittadini brasiliani richiedenti la cittadinanza: in cambio di somme di denaro e di altre utilità, la funzionaria avrebbe trattato con priorità le pratiche dei soggetti segnalati e omesso i controlli sulla loro completezza e correttezza documentale. La ricorrente ha contestato la motivazione dell'ordinanza cautelare sotto sette profili: insussistenza o non adeguata dimostrazione del pactum corruttivo e di un concreto atto contrario ai doveri d'ufficio; travisamento e lettura univoca delle intercettazioni; illogicità nell'uso di una nota amministrativa quale riscontro; erronea valorizzazione di una conversazione e di immagini di videosorveglianza; assenza di concretezza e attualità del pericolo di recidiva; difetto di motivazione sulla proporzionalità e sull'adeguatezza degli arresti domiciliari rispetto a una misura interdittiva; motivazione apparente sull'esclusione della probabile concessione della sospensione condizionale della pena.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso solo nei limiti relativi alla motivazione sulle esigenze cautelari e sulla proporzionalità/adeguatezza della misura. Ha ritenuto inammissibili i primi quattro motivi, perché si risolvevano in una richiesta di rivalutazione del materiale indiziario e in un generico dissenso rispetto alla decisione del tribunale, non consentiti in sede di legittimità. Ha invece censurato l'ordinanza per motivazione incompleta sulla concretezza e attualità del pericolo di reiterazione, poiché il provvedimento si fondava solo sulla permanenza in servizio dell'indagata senza accertare se ella svolgesse ancora le medesime mansioni o fosse ancora in grado di reiterare condotte analoghe, a fronte del tempo trascorso dai fatti. Ha inoltre rilevato il mancato esame dell'adeguatezza della misura interdittiva, che in materia di reati contro la pubblica amministrazione deve essere verificata prioritariamente quando il rischio cautelare consiste nell'abuso della qualità o dei pubblici poteri. Il settimo motivo è stato dichiarato assorbito. La conseguenza è stata l'annullamento con rinvio dell'ordinanza al Tribunale di Palermo per nuovo giudizio sui punti indicati.

Norme richiamate

  • art. 273 c.p.p.

    richiamato come parametro dei gravi indizi di colpevolezza, non sindacabili in cassazione mediante nuova valutazione del merito

  • art. 292 c.p.p.

    richiamato in tema di motivazione dell'ordinanza cautelare, che deve essere non apparente e coerente rispetto agli elementi valorizzati

  • art. 274 lett. c) c.p.p.

    richiamato per il pericolo di reiterazione; la Corte esige una valutazione concreta e attuale, non presunta dalla sola permanenza nel posto di lavoro

  • art. 275 c.p.p.

    richiamato quale parametro di proporzionalità e adeguatezza della misura cautelare rispetto alle esigenze concrete

  • art. 275, comma 2 bis, c.p.p.

    richiamato dalla difesa sul giudizio prognostico relativo alla sospensione condizionale della pena, ma il motivo è rimasto assorbito

  • art. 309, co. 7, c.p.p.

    indicato come base del rinvio al tribunale competente per il nuovo giudizio cautelare

  • art. 310 c.p.p.

    richiamato per l'appello cautelare proposto dal pubblico ministero

  • art. 611 c.p.p.

    richiamato per la nota aggiuntiva depositata dalla difesa

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    richiamato per la sintesi dei motivi di ricorso

Massime di principio

  • In sede di legittimità sulle misure cautelari personali, la censura non può tradursi in una richiesta di nuova valutazione degli indizi o delle prove, né in un mero dissenso rispetto alla ricostruzione del giudice di merito: è necessario evidenziare un vizio effettivo di motivazione, illogicità manifesta o violazione di legge.
  • Il pericolo di reiterazione deve essere attuale e concreto: non è sufficiente il richiamo alla gravità del fatto o alla sola permanenza formale dell'indagato nello stesso contesto lavorativo, occorrendo verificare se permangano le condizioni materiali e funzionali per ripetere il medesimo schema criminoso.
  • Quando il rischio cautelare consiste nell'abuso della funzione o della qualità pubblica, il giudice deve verificare in modo specifico l'adeguatezza delle misure interdittive prima di optare per una misura custodiale più gravosa, in ossequio al principio di minima compressione della libertà personale.
  • La motivazione cautelare è insufficiente se non accerta elementi individualizzati e attuali che colleghino la persona all'effettiva possibilità di reiterare condotte analoghe, soprattutto quando sia trascorso un significativo lasso di tempo dalla consumazione dei fatti.
  • In materia di reati contro la pubblica amministrazione, la misura meno afflittiva idonea a neutralizzare il periculum va presa in considerazione con priorità quando sia astrattamente capace di interrompere il rischio di abuso della funzione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCustodia cautelareEsigenze cautelariCorruzione
RamiProcesso penaleMisure cautelariReati contro la PA
IstitutiOnere della prova

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