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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18444/2022 del 10/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza d'appello che li aveva confermati condannati per diversi reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale in relazione al fallimento della "Milano Motor Service s.r.l.". Giovanni Tulli denunciava (i) violazione del principio di correlazione accusa/sentenza per essere stato ritenuto concorrente "extraneus" anziché amministratore di fatto; (ii) insufficienza della prova del contributo materiale e del dolo; (iii) mancato riconoscimento dell'attenuante di special tenuità del danno; (iv) nullità del dispositivo per omissione delle pene accessorie. Cosimo Tulli deduceva motivi analoghi: insufficiente prova della responsabilità (anche quanto alla qualificazione di amministratore di fatto), carenze sulla prova del dolo per la bancarotta documentale e patrimoniale, mancato riconoscimento dell'attenuante di tenuità e contestava la determinazione automatica e massima delle pene accessorie fallimentari.

La decisione

La Cassazione ha rigettato la gran parte dei motivi di ricorso: ha confermato la legittimità delle valutazioni di merito sulla qualificazione di amministratore di fatto (per Cosimo) e sul ruolo di concorrente esterno e sulla sussistenza del dolo e della distrazione dei beni (soprattutto della cucina professionale e degli autoveicoli) per Giovanni; ha ritenuto inammissibili motivi formulati in fatto o generici e ha richiamato i limiti del sindacato di legittimità sui fatti. Tuttavia la Corte ha accolto i ricorsi limitatamente al vizio di motivazione nella determinazione delle pene accessorie previste dall'ultimo comma dell'art. 216 L. fall., ritenendo che la Corte d'appello abbia applicato in modo sostanzialmente automatico la misura massima (dieci anni) senza adeguata motivazione individualizzata alla luce della sentenza n. 222/2018 della Corte costituzionale e degli orientamenti delle Sezioni Unite; per questo motivo ha annullato la parte relativa alle pene accessorie e ha disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello di Milano per nuova determinazione conforme ai criteri degli artt. 132 e 133 cod. pen. Nel resto la condanna è stata sostanzialmente confermata.

Norme richiamate

  • artt. 521, comma 2, e 522 cod. proc. pen.

    Richiamati rispetto al principio di correlazione fra accusa e sentenza: la Corte ha affermato che non c'è violazione se la condotta materiale attribuita all'imputato resta sostanzialmente identica rispetto alla imputazione originaria anche se la qualificazione della partecipazione (amministratore di fatto vs concorrente esterno) viene rimodulata

  • art. 219 legge fallimentare

    attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità (ultimo comma)

    La Corte ha ritenuto non applicabile l'attenuante perché il valore e l'utilità economica dei beni distratti (es. cucina professionale) erano significativi e sussisteva pregiudizio per la massa fallimentare; la semplice condizione di leasing o il debito sui canoni non escludono il pregiudizio

  • art. 216 legge fallimentare (ultimo comma)

    originariamente prevedeva la durata fissa di dieci anni, poi dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale (sent. n. 222/2018) e modificata nella prassi in "fino a dieci anni"

    La Corte ha precisato che, dopo la declaratoria di incostituzionalità, la misura delle pene accessorie deve essere determinata dal giudice secondo i criteri di individualizzazione degli artt. 132 e 133 cod. pen.; non è ammesso un automatismo che le rapporti alla sola esistenza di precedenti penali o alla pena principale

  • art. 87 legge fallimentare

    Richiama l'obbligo di verità dell'amministratore/fallito circa la destinazione dei beni: la mancata produzione di spiegazioni attendibili sulla destinazione dei beni aziendali consente di desumere la distrazione/occultamento e giustifica un'inversione probatoria nei limiti indicati dalla giurisprudenza

  • art. 2639 cod. civ.

    La nozione di amministratore di fatto va valutata sulla base delle attività concrete effettivamente svolte: continuità e significatività della gestione, rapporti con terzi e dipendenti, poteri esercitati, non sulla mera qualifica formale

  • art. 110 cod. pen.

    In tema di concorso, il dolo dell'"extraneus" consiste nella volontaria apporto alla condotta dell'intraneus con la consapevolezza che essa determina depauperamento del patrimonio sociale; non è necessario che conosca lo stato di dissesto

  • art. 132 cod. pen.

    Criteri generali per la determinazione della pena: la Corte ha richiamato l'obbligo di motivare la durata delle pene accessorie tenendo conto della funzione preventiva e interdittiva e degli elementi indicativi della personalità e della pericolosità dell'agente

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena nel singolo caso: la Corte ha indicato che le pene accessorie soggette a limite massimo vanno commisurate concretamente con riferimento ai criteri di questo articolo e non rapportate automaticamente alla pena principale

  • art. 581 cod. proc. pen. e art. 591, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato le regole sulla specificità delle impugnazioni: motivi generici o formulati in fatto possono essere dichiarati inammissibili e non possono essere riesaminati in cassazione

  • art. 533 cod. proc. pen.

    Standard probatorio "oltre ogni ragionevole dubbio" per l'affermazione della responsabilità penale; la Corte ha valutato che, per i profili documentali contestati, la prova del dolo fosse sufficiente secondo questo parametro

  • art. 37 cod. pen.

    Richiamato indirettamente per spiegare che le pene accessorie non devono essere determinate sulla base di un rapporto automatico con la durata della pena principale

Massime di principio

  • La trasformazione della qualificazione giuridica della partecipazione (es. da amministratore di fatto a concorrente esterno) non viola il principio di correlazione fra imputazione e sentenza se la condotta materiale contestata rimane sostanzialmente la stessa e l'imputato ha potuto difendersi sui medesimi fatti
  • In caso di mancato rinvenimento di beni aziendali, l'onere probatorio graverà in larga misura sull'amministratore (anche di fatto): la mancata indicazione plausibile della destinazione dei beni legittima inferenze di distrazione/occultamento
  • I beni acquisiti in leasing possono essere oggetto di bancarotta distrattiva: la sottrazione o la perdita di disponibilità del bene determina pregiudizio alla massa fallimentare anche in presenza di canoni non totalmente pagati
  • L'attenuante per danno di speciale tenuità richiede una valutazione concreta del valore effettivo del bene e dell'effettivo pregiudizio per i creditori; debiti pre-esistenti (es. canoni di leasing) non annullano automaticamente il pregiudizio derivante dalla sottrazione del cespite
  • Dopo la declaratoria di incostituzionalità della misura fissa delle pene accessorie, la loro durata deve essere determinata motivatamente dal giudice secondo i criteri degli artt. 132 e 133 cod. pen.; non è ammesso un criterio meramente automatico basato sui precedenti penali o sulla sola misura della pena principale
  • In cassazione il sindacato sui fatti è limitato: i motivi che richiedono una rivalutazione fattuale approfondita o che sono espressi in termini generici sono spesso inammissibili
  • Le impugnazioni devono essere specifiche: motivi vaghi o formulati prevalentemente in fatto possono essere dichiarati inammissibili e non consentono riesame in sede di legittimità

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