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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18180/2025 del 14/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato il sequestro preventivo ai fini della confisca per equivalente dell'immobile formalmente intestato a Sheganaku ma nella disponibilità degli indagati Isaj Elton e Isaj Alì. Denunciava violazione dell'art.125 c.p.p. e dell'art.111 Cost. e vizio di motivazione, sostenendo che il Tribunale: a) non avrebbe valutato documenti comprovanti l'acquisto dell'immobile per un ipotetico trasferimento a Bologna del ricorrente e della compagna; b) avrebbe ingiustificatamente qualificato il ricorrente come prestanome dei cugini Isaj, valorizzando il fatto che l'immobile era stato venduto dai genitori degli indagati e poco dopo locato ad Isaj Alì, senza considerare che la qualità di possessore rimaneva in capo al locatore; c) avrebbe erroneamente svalutato la rilevanza temporale dell'acquisto (avvenuto tre anni prima dei fatti contestati). Il ricorso per Cassazione era fondato su art. 606, comma 1, lett. c) ed e) c.p.p.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse dato ampia, coerente e logica motivazione circa la fittizietà dell'intestazione: ricostruzione della catena acquisitiva (preliminare 2013 con Isaj Elton come promissario, acquisto da parte della madre degli indagati nel 2015, vendita al ricorrente nel 2018 da Isaj Mimosa e Isaj Selman), mutuo che copriva solo parte del prezzo (186.297 su 250.000 euro), residenza del ricorrente fuori Bologna (Massa), locazione dell'immobile a Isaj Alì e coniuge a due mesi e mezzo dall'acquisto. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante, per la confisca per equivalente, il decorso temporale di qualche anno dall'acquisto rispetto ai delitti contestati, richiamando giurisprudenza consolidata. Per tali ragioni le deduzioni difensive sono state giudicate generiche e incompatibili con il complessivo impianto motivazionale. Conseguenze pratiche: dichiarazione di inammissibilità del ricorso; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art.616 c.p.p.; versamento alla Cassa delle ammende di euro 3.000 determinati in via equitativa.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia assolto l'obbligo motivazionale previsto dall'art.125 c.p.p.; non sussiste carenza di motivazione idonea a fondare la cassazione.

  • art. 111 Cost.

    Il diritto alla motivazione delle decisioni è stato ritenuto rispettato dal giudice del riesame e, quindi, non è stata ravvisata violazione costituzionale.

  • art. 606, comma 1, lett. c) e e) cod. proc. pen.

    Gli artt. indicati disciplinano i motivi di ricorso per cassazione invocati dal difensore (violazione di norme processuali e insufficienza della motivazione); la Corte ha ritenuto tali censure inidonee a fondare l'ammissione del ricorso.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la liquidazione delle spese nei procedimenti di cassazione; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

  • Confisca per equivalente - giurisprudenza (Sez. 6, n. 35789 del 10/07/2024, "Russo")

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui alla confisca per equivalente non si applica il criterio di "ragionevolezza temporale" fra acquisizioni patrimoniali e attività illecita; la confisca per equivalente è riferita al vantaggio illecito riconducibile a uno specifico fatto delittuoso.

  • Giurisprudenza sulla cassazione in tema di sequestro (es. Sez. 2, n. 49739 del 10/10/2023, Mannolo)

    Principio consolidato secondo cui il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro è ammissibile solo per violazione di legge o per vizi motivazionali così radicali da rendere incomprensibile l'itinerario logico-giustificativo del giudice; applicato per rigettare il ricorso.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 186/2000

    Richiamata in relazione al regime di condanna pecuniaria e alla valutazione della colpa nella determinazione del versamento alla Cassa delle ammende; la Corte di Cassazione ha disposto un versamento equitativo di euro 3.000 non ritenendo però il ricorso presentato con colpa grave.

Massime di principio

  • Nei sequestri per equivalente il giudice valuta la sostanza economica e i collegamenti fattuali oltre la mera intestazione formale: trasferimenti in favore di soggetti legati agli indagati, precedenti promesse di acquisto, mutui che non coprono il prezzo e locazioni immediate verso indagati sono indici di fittizietà.
  • La mera produzione di documenti che prospettano una finalità lecita dell'acquisto (es. trasferimento futuro per lavoro) deve essere concreta, specifica e coerente con il resto degli elementi per superare l'apparato motivazionale del giudice; deduzioni generiche raramente capovolgono valutazioni già argomentate.
  • Per la confisca per equivalente il criterio della "ragionevolezza temporale" tra acquisizione patrimoniale e attività illecita non opera come limite automatico: conta il collegamento del bene al vantaggio illecito relativo al fatto accertato.
  • In sede di Cassazione avverso provvedimenti cautelari (sequestro) l'ammissione del ricorso è limitata: servono violazioni di legge o vizi motivazionali radicali; il dissenso sulle valutazioni di fatto del giudice del riesame non è sufficiente.
  • Un ricorso dichiarato inammissibile può comportare oneri economici significativi (spese processuali e versamento alla Cassa delle ammende); pertanto valutare attentamente la fondatezza giuridica e fattuale prima di proporre impugnazioni in Cassazione.

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