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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30152/2023 del 11/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto che ha confermato il rigetto della richiesta di applicazione del controllo giudiziario ex art. 34-bis d.lgs. n. 159/2011. La ricorrente contestava la mancata o apparente motivazione sulla sussistenza dei presupposti giustificativi della misura, sostenendo che la valutazione sulla non bonificabilità dell'impresa era errata poiché il ruolo di Olindo Dalia sarebbe stato meno pericoloso del ritenuto: a) Dalia sarebbe stato condannato solo per favoreggiamento semplice (art. 7 legge n. 203/1991); b) Graziano Adriano, interlocutore principale di Dalia, sarebbe stato ritenuto non più pericoloso nel 2017; c) una nota dei Carabinieri del 2020 indicherebbe l'assenza di contiguità mafiose o condizionamenti a carico della società. Questi elementi, secondo la ricorrente, dimostrerebbero l'assenza di un condizionamento continuo, reiterato e attuale e la possibilità di bonifica dell'impresa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso non contestasse criticamente la motivazione del decreto impugnato ma, di fatto, deducesse censure riservate alla giurisdizione amministrativa sulla legittimità dell'interdittiva antimafia. La Corte ha confermato il giudizio prognostico negativo sulla bonificabilità dell'impresa in ragione del perdurante ruolo attivo di Olindo Dalia nella società e della mancanza di elementi che dimostrassero la rottura del vincolo con il clan. Ha valutato rilevanti le risultanze dell'istruttoria prefettizia e delle note investigative (collegamenti con soggetti riconosciuti per reati di mafia, sentenze e ordinanze che illustrano la vicinanza e il ruolo di Dalia, e la qualifica di "dominus" della società). Ha inoltre considerato irrilevanti, nel perimetro del giudice della prevenzione, gli elementi nuovi allegati dalla società che attengono a valutazioni di merito demandate al giudice amministrativo. La società è stata condannata alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 34-bis d.lgs. n. 159 del 2011

    richiamato come norma che disciplina l'ammissione al controllo giudiziario delle imprese sottoposte a interdittiva antimafia

    La Corte ricorda che l'ammissione al controllo giudiziario ex art. 34-bis è soggetta a valutazione prognostica del giudice della prevenzione sulla bonificabilità dell'impresa; il sindacato in Cassazione è limitato a questioni di violazione di legge relative al procedimento e ai presupposti normativi

  • art. 10, comma 3 e art. 27 d.lgs. n. 159/2011

    richiamati come limiti di deducibilità nel ricorso per cassazione in materia di misure di prevenzione

    Stabiliscono che il ricorso per cassazione avverso provvedimenti del giudice della prevenzione è ammissibile solo per violazione di legge e che vi sono limiti specifici alle censure proponibili

  • art. 416-bis cod. pen.

    più volte menzionato nel ragionamento come riferimento ai reati di associazione di tipo mafioso

    I collegamenti a persone condannate o ritenute appartenenti a reati di 416-bis costituiscono elementi gravanti nel giudizio sulla pericolosità e sull'incidenza di condizionamenti mafiosi sull'impresa

  • art. 7 legge n. 203 del 1991

    citato in riferimento alla condanna di Olindo Dalia per favoreggiamento semplice

    La Corte prende atto della qualifica della condanna, ma valuta nel complesso le risultanze istruttorie e le condotte e i rapporti di Dalia con soggetti riconducibili alla criminalità organizzata

  • Corte costituzionale, sent. n. 186 del 2000

    richiamata rispetto al principio per la condanna alle spese e alle ammende

    Sostiene che la condanna alle spese e alla Cassa delle ammende è legittima quando il ricorso si riveli inammissibile non per mera casualità ma per culpa nella determinazione della causa di inammissibilità

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso decisioni del giudice della prevenzione è ammesso soltanto per violazione di legge e con limiti di deducibilità; non è lo strumento per riesaminare in senso pieno la legittimità dell'interdittiva antimafia, che resta materia della giurisdizione amministrativa
  • Il giudice della prevenzione valuta in termini prognostici la "bonificabilità" dell'impresa: conta la persistenza di ruoli attivi e il grado di influenza di soggetti ritenuti contigui ad organizzazioni mafiose, indipendentemente dalla formale qualifica contrattuale
  • Elementi nuovi successivi all'interdittiva o argomentazioni tese a contestare la qualità delle informazioni amministrative possono essere rilevanti per il giudice amministrativo, ma non necessariamente per il giudice della prevenzione, il quale si basa sulle risultanze dell'istruttoria prefettizia e sulla previsione di riallineamento al contesto economico sano
  • Per ottenere l'ammissione al controllo giudiziario e convincere il giudice della prevenzione è utile dimostrare in modo chiaro e documentato la cessazione del ruolo operativo delle persone inquinate e l'adozione di misure organizzative idonee a prevenire ulteriori condizionamenti
  • La mancanza di un rapporto di lavoro formale non esclude la valutazione di un ruolo dominante o di fatto: la "incontrollabilità" di rapporti informali con soggetti pericolosi può rafforzare il giudizio negativo sulla bonificabilità
  • Promuovere ricorsi in cassazione senza confrontarsi puntualmente e criticamente con la motivazione impugnata espone al rischio di inammissibilità e a sanzioni pecuniarie per la parte soccombente

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