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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29961/2023 del 11/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per violazione di legge e vizio di motivazione affermando che la denuncia presentata dalla persona offesa non conteneva la manifesta volontà di perseguire l'autore della truffa (mancanza della formale querela). Sostiene che tale carenza non sarebbe sanata dalla sottoscrizione del verbale intitolato verbale di ratifica di denuncia querela redatto dai militari della Stazione CC di Orzinuovi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondato il motivo: i giudici di merito avevano correttamente valorizzato il verbale di ratifica e la sottoscrizione della persona offesa come manifestazione della volontà di perseguire, applicando il principio del favor querelae. Inoltre la Corte ha osservato un errore di diritto nella sentenza di appello relativa all'affermazione che la truffa non era procedibile d'ufficio: la recidiva reiterata contestata è una circostanza aggravante che rendeva il reato procedibile d'ufficio secondo la formulazione dell'art. 640 cod. pen. vigente ai fatti. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen.

    Il delitto era punibile a querela della persona offesa salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un'altra circostanza aggravante

    La Corte ha richiamato la formulazione vigente al tempo dei fatti per affermare che la presenza di recidiva reiterata costituisce circostanza aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio, contrastando l'affermazione opposta della Corte territoriale

  • art. 649-bis cod. pen.

    Norma richiamata nella sentenza impugnata in relazione alla procedibilità; la Cassazione segnala che il punto decisivo è la recidiva come circostanza aggravante e non l'entrata in vigore di tale disposizione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Fornisce la base per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, alla corresponsione di una somma alla Cassa delle Ammende

Massime di principio

  • In materia di reati procedibili a querela, l'assenza di una formula espressa di richiesta di punizione non è necessariamente decisiva: il giudice valuta il contesto e può desumere la volontà di perseguire anche da atti diversi e dalla sottoscrizione della persona offesa (principio del favor querelae).
  • La sottoscrizione da parte della persona offesa di un verbale di ratifica puo' sanare vizi formali della denuncia e costituire valida manifestazione della volontà di punire.
  • La recidiva, avendo natura di circostanza aggravante, può rendere procedibile d'ufficio un delitto che altrimenti sarebbe procedibile a querela; pertanto va sempre verificata la presenza di circostanze aggravanti quando si discute la procedibilità.
  • Per impugnare con successo la validità della querela è necessario dimostrare concretamente l'assenza della volontà di perseguire (non bastano censure formali prive di prova sull'effettiva volontà della persona offesa).
  • La Corte di Cassazione non riforma valutazioni di merito sulla volontà della persona offesa se fondate su motivazione non manifestamente illogica; tali valutazioni spettano al giudice del merito.
  • I ricorsi manifestamente infondati o proposti con motivi non consentiti possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanne alle spese e, in presenza di colpa nella determinazione del ricorso, l'obbligo di versare somme alla Cassa delle Ammende.

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