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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 16636/2024 del 14/06/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Casagranda, docente di ruolo e dottore commercialista, era stato dichiarato decaduto dal servizio il 16/6/2016 per aver mantenuto l'incarico di curatore fallimentare. Impugnava la decadenza chiedendo il riconoscimento dell'illegittimità e il pagamento delle retribuzioni arretrate. La Corte d'appello aveva dichiarato illegittima la decadenza ma aveva escluso il pagamento degli arretrati e qualsiasi risarcimento in assenza di una formale offerta della prestazione. In cassazione si è contestata la necessità di una formale offerta della prestazione nei rapporti di pubblico impiego "contrattualizzato" e si è sostenuto che l'impugnazione del provvedimento dimostra la volontà del lavoratore di proseguire il rapporto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accoglit o il ricorso, cassando la sentenza della Corte d'Appello e rinviando la causa alla Corte d'Appello di Venezia in diversa composizione. La Corte ha ritenuto che, nel rapporto di pubblico impiego privatizzato, l'illegittimità della decadenza per incompatibilità è assimilabile all'illegittimità del licenziamento e che il lavoratore non è tenuto a effettuare una formale offerta della prestazione: l'impugnazione del provvedimento è idonea a dimostrare la volontà di continuare il rapporto. Ne consegue che la valutazione delle tutele e dell'eventuale corresponsione di arretrati/danni deve essere effettuata secondo i parametri dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (nella disciplina applicabile ai pubblici dipendenti), pertanto la Corte d'appello dovrà riesaminare la domanda di Casagranda alla luce di questi principi.

Norme richiamate

  • d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 (art. 60 e ss.)

    L'istituto della decadenza per incompatibilità è applicabile ai dipendenti pubblici e non ha natura sanzionatoria: la decadenza consegue alla perdita dei requisiti di indipendenza e disponibilità e opera dopo la diffida prevista, con effetto di estinzione del rapporto se il dipendente non ottempera.

  • d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (art. 2, art. 51, art. 53, art. 63)

    Stabilisce che i rapporti di lavoro pubblico 'contrattualizzato' sono disciplinati anche dal codice civile; l'art. 51 rinvia alla disciplina di tutela (anche reintegratoria) prevista dallo Statuto dei Lavoratori per i pubblici dipendenti, imponendo che modifiche successive non si recepiscano automaticamente quando incompatibili con la specificità del pubblico impiego.

  • Legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei Lavoratori), art. 18

    Nel lavoro pubblico privatizzato l'illegittimità del recesso/decadenza comporta l'applicazione della disciplina di tutela prevista dall'art.18 (nella versione compatibile con il pubblico impiego), quindi con protezioni reintegratorie e adeguata misura del risarcimento del danno comprensiva della retribuzione di posizione.

  • Codice civile (art. 2094)

    Il rapporto di lavoro subordinato richiede prestazione effettiva per il riconoscimento della retribuzione; tuttavia, nel pubblico impiego privatizzato l'illegittimità del provvedimento estintivo impone che la valutazione delle retribuzioni e del risarcimento segua le regole della tutela reintegratoria e risarcitoria proprie dei licenziamenti illegittimi.

  • Codice civile (artt. 1206, 1217, 1218, 1324, 1418)

    Richiamati nei motivi di ricorso in relazione a obbligazioni e responsabilità contrattuale: la Corte ha sottolineato che, pur rilevando i principi generali delle obbligazioni, la specificità del pubblico impiego privatizzato ed il regime della decadenza richiedono l'applicazione dei parametri di tutela previsti per il licenziamento illegittimo.

  • Codice di procedura civile (art. 700, art. 414, art. 115, art. 360 n. 3)

    Art. 700 e 414 richiamati come strumenti processuali utilizzati dal ricorrente per impugnare il provvedimento; art. 115 e art. 360 n.3 individuano profili di omessa o erronea valutazione delle prove e violazione di norme sostanziali che hanno giustificato il ricorso in cassazione.

  • d.lgs. 16 aprile 1994, n. 297 (art. 508)

    Richiamato nei motivi in relazione alla normativa scolastica; la Corte non ha ritenuto che tale richiamo mutasse i principi generali applicabili alla decadenza e alle tutele del dipendente pubblico privatizzato.

Massime di principio

  • Nel pubblico impiego "contrattualizzato" la decadenza per incompatibilità (art.60 d.P.R. n.3/1957) è assimilabile, quanto agli effetti, all'illegittimità del licenziamento e comporta l'applicazione delle tutele reintegratorie/risarcitorie prevedibili dall'art.18 Statuto dei Lavoratori, nella disciplina compatibile con il pubblico impiego.
  • Il lavoratore pubblico privatizzato non è obbligato a effettuare una formale offerta di prestazione per ottenere la tutela: l'impugnazione del provvedimento estintivo vale come manifestazione della volontà di proseguire il rapporto e non può essere automaticamente esclusiva della corresponsione degli arretrati.
  • La decadenza per incompatibilità ha natura non sanzionatoria ma estintiva: rilevano la diffida e i termini previsti dall'ordinamento; solo il comportamento dell'impiegato dopo la diffida può assumere rilevanza disciplinare.
  • In giudizio il magistrato deve distinguere le ipotesi di interposizione/falsità (dove si applicano principi diversi) dalle fattispecie di decadenza/licenziamento: non sono sempre sovrapponibili le soluzioni giurisprudenziali relative all'interposizione fittizia.
  • In caso di accertata illegittimità della decadenza il giudice di merito, anche in mancanza di una formale offerta di prestazione, deve valutare il ristoro economico secondo i parametri previsti per i licenziamenti illegittimi (inclusa la retribuzione di posizione) e decidere sulla reintegrazione/arretrati sulla base degli elementi probatori complessivi.

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