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Sentenza

Sentenza n. 1723/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, sezione seconda, 15 marzo 2023, n. 661, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202308055

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione e ripristino relativa a opere edilizie qualificate come ristrutturazione pesante abusiva

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il Comune aveva ordinato la demolizione di una serie di opere realizzate senza permesso di costruire e autorizzazione paesaggistica, tra cui uffici, sala riunioni, reception, depositi e magazzini, modifiche interne, demolizioni e ricostruzioni, una nuova gronda di maggiore profondità, strutture e impianti, nonché il mutamento della destinazione d’uso da produttiva a terziaria o commerciale. La società aveva impugnato l’ordinanza deducendo violazione dell’art. 31 d.P.R. 380/2001 e degli artt. 167 e 181 d.lgs. 42/2004, eccesso di potere per carenza motivazionale, difetto di istruttoria, travisamento, erroneità dei presupposti, perplessità, manifesta ingiustizia, sviamento e irrazionalità, violazione dell’art. 3 l. 241/1990, delle disposizioni del d.P.R. 380/2001 e della l.r. Lombardia n. 12/2005, nonché delle NTA del PGT. Il TAR aveva respinto il ricorso. In appello la società ha dedotto, da un lato, che la presentazione di istanze di sanatoria avrebbe imposto la declaratoria di improcedibilità del ricorso; dall’altro, che il TAR avrebbe erroneamente qualificato gli interventi come ristrutturazione edilizia pesante, essendo state conservate le caratteristiche dell’edificio, e avrebbe erroneamente ritenuto sussistenti modifiche di sagoma, prospetti e destinazione d’uso. È stata inoltre contestata la qualificazione dell’attività svolta nei locali e dedotta la gestione di una parte del compendio da parte di un’associazione sportiva dilettantistica.

La decisione

L’appello è stato respinto. Il primo motivo è infondato perché la presentazione di un’istanza di accertamento di conformità o di sanatoria non determina la caducazione dell’ordinanza di demolizione né fa venir meno l’interesse alla sua impugnazione: produce soltanto la temporanea inefficacia e ineseguibilità dell’ordine fino alla decisione sulla sanatoria. L’interesse al ricorso viene meno solo in caso di rilascio del titolo in sanatoria. In caso di rigetto dell’istanza, l’ordinanza riprende efficacia senza necessità di una nuova ingiunzione o di un nuovo termine. Il principio è stato ritenuto applicabile anche all’istanza proposta ai sensi dell’art. 36-bis d.P.R. 380/2001. Il secondo motivo è stato respinto perché la qualificazione dell’abuso deve avvenire secondo un approccio globale, considerando l’insieme delle opere e il loro impatto complessivo, non atomisticamente. Nel caso concreto, il mutamento da destinazione produttiva a terziaria o commerciale, la realizzazione di uffici, sala riunioni, reception, depositi e magazzini funzionali all’attività di organizzazione di eventi e produzione audiovisiva, nonché le demolizioni, ricostruzioni e modifiche della gronda, avevano determinato una ristrutturazione edilizia pesante soggetta a permesso di costruire. La diversa profondità della gronda integrava quantomeno una modifica della sagoma e dei prospetti in area vincolata. L’ordine di ripristino è stato ritenuto adeguatamente motivato sulla base dei sopralluoghi e della relazione tecnica comunale e, trattandosi di immobile vincolato, doveroso e vincolato nel contenuto. Il Consiglio di Stato ha precisato che, nell’esecuzione del ripristino, il Comune dovrà considerare che la palestra è gestita da un’associazione sportiva dilettantistica, le cui attività sono compatibili con tutte le destinazioni d’uso ai sensi dell’art. 7-bis d.lgs. 36/2021. Le spese del grado sono state compensate per la novità delle questioni.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    L’ordine di demolizione e ripristino costituisce la conseguenza dell’accertata realizzazione di interventi abusivi; la presentazione della sanatoria non ne determina la caducazione.

  • art. 10, comma 1, lett. c), d.P.R. 380/2001

    gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni

    Gli interventi realizzati rientrano nella ristrutturazione edilizia pesante soggetta a permesso di costruire, in ragione del mutamento di destinazione d’uso tra categorie differenti e delle modifiche alla sagoma e ai prospetti dell’immobile vincolato.

  • art. 36-bis d.P.R. 380/2001

    La presentazione dell’istanza di sanatoria non incide sulla legittimità dell’ordine di demolizione, ma ne sospende temporaneamente efficacia ed eseguibilità fino alla decisione comunale.

  • art. 7-bis d.lgs. 36/2021

    Le attività delle associazioni sportive dilettantistiche sono compatibili con tutte le destinazioni d’uso; tale elemento deve essere considerato dall’amministrazione nell’esecuzione dell’ordine di ripristino.

  • artt. 167 e 181 d.lgs. 42/2004

    Sono richiamati con riferimento alla realizzazione delle opere in assenza di autorizzazione paesaggistica, ma la decisione fonda il rigetto soprattutto sulla qualificazione edilizia dell’intervento e sulla presenza del vincolo.

  • art. 3 l. 241/1990

    Il provvedimento di demolizione è stato ritenuto adeguatamente motivato mediante il riferimento ai sopralluoghi, alla documentazione comparativa e alla relazione tecnica comunale.

Massime di principio

  • La presentazione di un’istanza di accertamento di conformità o di sanatoria non determina la caducazione dell’ordinanza di demolizione, ma ne sospende temporaneamente efficacia ed eseguibilità fino alla decisione dell’amministrazione; l’interesse all’impugnazione permane sino all’eventuale rilascio del titolo in sanatoria.
  • In caso di rigetto dell’istanza di sanatoria, l’ordinanza di demolizione precedentemente adottata riprende efficacia e il termine per l’esecuzione ricomincia a decorrere, senza necessità di una nuova ingiunzione o di un nuovo termine di novanta giorni.
  • La qualificazione di un intervento edilizio abusivo deve essere effettuata con metodo globale e non atomistico, considerando l’insieme delle opere, il loro impatto edilizio complessivo e le reciproche interazioni.
  • Il mutamento di destinazione d’uso tra categorie funzionali differenti, accompagnato da modifiche della sagoma o dei prospetti di un immobile vincolato, integra una ristrutturazione edilizia pesante soggetta a permesso di costruire.
  • In presenza di un abuso edilizio accertato su un immobile vincolato, l’ordine di ripristino ha carattere doveroso e contenuto vincolato, purché l’accertamento sia adeguatamente documentato attraverso sopralluoghi, confronto con lo stato legittimo e motivazione tecnica.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniQualificazione degli interventiAutorizzazione paesaggisticaAutotutela
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiEfficacia ed esecutorietàDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazione

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