Cassazione Civile, Ordinanza n. 11289/2023 del 28/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
Lo straniero ha proposto ricorso per cassazione contro il decreto del Giudice di pace di Melfi che, su richiesta del Questore ai sensi dell'art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 286/1998, aveva prorogato per quindici giorni il trattenimento nel CPR. Il ricorrente ha dedotto falsa o erronea applicazione di legge, invocando l'art. 32 Cost., l'art. 3 del Regolamento C.P.R., gli artt. 2, 3 e 5 CEDU e l'art. 15, par. 4, della Direttiva 2008/115/CE. Sosteneva che la proroga fosse stata disposta nonostante le condizioni interne della struttura non fossero idonee a garantire la salute dei trattenuti e a preservarli dal contagio, e nonostante l'impossibilità di procedere al rimpatrio a causa della chiusura dello spazio aereo del Paese di destinazione.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza. Ha rilevato che, secondo la giurisprudenza richiamata, il giudice della proroga deve valutare il rischio pandemico non come lesione diretta della salute dello straniero, ma come fatto obiettivo che ostacoli le operazioni di identificazione o l'organizzazione del viaggio di rimpatrio, incidendo sulla possibilità di concedere la proroga. Tuttavia, la censura del ricorrente si è concentrata in modo generico sull'inidoneità del CPR a prevenire il contagio, senza indicazioni specifiche e circostanziate sul punto decisivo; perciò è stata ritenuta inammissibile. La Corte ha inoltre escluso i presupposti per la responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. e ha condannato il ricorrente alle spese del giudizio.
Norme richiamate
art. 14, comma 5, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286
norma che consente la proroga del trattenimento su richiesta dell'autorità di pubblica sicurezza; la Corte la richiama come base del provvedimento impugnato
art. 32 Cost.
richiamato dal ricorrente a tutela del diritto alla salute, ma la Corte non ne valorizza una violazione diretta nel caso concreto
art. 3 Regolamento C.P.R.
richiamato dal ricorrente per contestare l'idoneità delle condizioni della struttura
artt. 2, 3 e 5 CEDU
invocati dal ricorrente in relazione alla tutela della persona e alla legittimità del trattenimento
art. 15, paragrafo 4, Direttiva 2008/115/CE
richiamato dal ricorrente quale parametro sulla durata e proroga del trattenimento finalizzato al rimpatrio
art. 96 c.p.c.
la Corte esclude che vi siano i presupposti per la responsabilità aggravata
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater
la Corte esclude l'applicazione dell'ulteriore contributo unificato perché il processo risulta esente
Massime di principio
- Nel giudizio di proroga del trattenimento dello straniero, il rischio pandemico rileva solo se, per la sua oggettività, incide sulle operazioni di identificazione o sull'organizzazione del rimpatrio, e non come mera allegazione di lesione diretta del diritto alla salute.
- Le censure di legittimità devono essere specifiche e circostanziate: una doglianza formulata in termini generici sull'inidoneità del luogo di trattenimento è inammissibile per difetto di autosufficienza.
- La deduzione di una violazione dei diritti fondamentali non esonera il ricorrente dall'onere di indicare in modo puntuale i fatti decisivi posti a fondamento della censura.
- In sede di legittimità, ove il ricorso sia inammissibile e non emergano elementi ulteriori, non ricorrono i presupposti per la condanna per responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c.
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