Cassazione Penale, Sentenza n. 08766/2026 del 05/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La difesa ha impugnato la sentenza di condanna confermata in appello per quattro motivi principali: (1) illegittima espunzione dal fascicolo delle sommarie informazioni testimoniali (S.I.T.) rese dai minori, con violazione del diritto alla prova e degli artt. 190, 192, 500, 526 c.p.p., artt. 24 e 111 Cost. e art. 6 CEDU; si sostiene che le S.I.T., richiamate nella consulenza del P.M., erano parte integrante del quadro probatorio e la loro esclusione avrebbe impedito il confronto con le dichiarazioni rese in incidente probatorio; (2) illegittimo rigetto delle richieste di rinnovazione del dibattimento e del contraddittorio tecnico in relazione all'attendibilità e alla capacità a testimoniare dei minori e al contrasto tra consulenze tecniche, richiamando la giurisprudenza Dasgupta e i principi CEDU; (3) vizio di travisamento della prova e illogicità nella valutazione dell'attendibilità dei minori, per non aver considerato oscillazioni e contraddizioni nelle loro dichiarazioni e nella dinamica degli episodi; (4) travisamento della prova e sopravvalutazione delle dichiarazioni dei familiari (ex moglie e figlia) ritenute riscontri esterni, nonché rigetto ingiustificato della rinnovazione per sentire nuovamente una teste.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivi principali della decisione: la condanna era "doppia conforme" (conferma identica tra primo grado e appello), pertanto il sindacato in Cassazione è ristretto e il ricorso può essere esaminato solo nei limiti previsti per i casi di pretermissione di temi probatori decisivi o manifeste contraddizioni. Le S.I.T. sono atti investigativi e non mezzi di prova dibattimentale salvo che siano state regolarmente introdotte; la loro espunzione dal materiale noto al giudice non impediva l'impiego difensivo né violava il contraddittorio, e la citazione in una consulenza del P.M. non ne muta la natura. La richiesta di rinnovazione in appello è rimessa a regole peculiari: l'obbligo inderogabile di rinnovazione (principio Dasgupta) opera in caso di appello del P.M. contro assoluzione; qui non essendosi ribaltata un'assoluzione e trovandosi in appello per una condanna, la Corte d'appello ha motivatamente ritenuto non necessaria la rinnovazione. Sulla valutazione delle testimonianze dei minori e delle persone familiari, la Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero adeguatamente valutato coerenza, spontaneità e riscontri, e che le contraddizioni contestate fossero irrilevanti o spiegabili; pertanto le doglianze costituiscono dissenso non sindacabile in sede di legittimità. Conseguenze pratiche: ricorso dichiarato inammissibile, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, all'onere ex art. 616 c.p.p. e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende; statuizioni civili e liquidazione compensi professionali secondo D.M. 55/2014.
Norme richiamate
art. 526 cod. proc. pen.
"Il giudice non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento"
La Corte ha ricordato che prove non acquisite nel dibattimento (come le S.I.T.) non possono essere impiegate per la decisione salvo che siano state regolate le forme di utilizzazione previste dal codice; la citazione in una consulenza del P.M. non le rende automaticamente prove dibattimentali
artt. 190, 192, 500 cod. proc. pen.
art. 190 (diritto alla prova), art. 192 (mezzi di prova), art. 500 (contestazione della lettura degli atti di indagine)
Rilevano i presupposti e le modalità per l'ammissione e la contestazione delle prove dichiarative e documentali; l'assenza di contestazione formale delle S.I.T. ha inciso sulla valutazione della loro utilizzabilità
art. 603 cod. proc. pen.
disciplinante la rinnovazione dell'istruttoria in appello (comma 1, 2 e 3 e riferimenti al 3-bis)
La rinnovazione in appello è eccezionale: obbligatoria solo in ipotesi specifiche (es. appello del P.M. contro assoluzione e dichiarazioni decisive); nel caso di richiesta della difesa in un appello contro condanna, il giudice può legittimamente ritenere non necessaria la rinnovazione se la prova agli atti è ritenuta esaustiva
art. 351, 495 cod. proc. pen.
art. 351 (atti delle indagini), art. 495 (prove sopravvenute)
Separano la natura degli atti d'indagine dalle prove dibattimentali e fissano i limiti per l'assunzione di prove sopravvenute o nuove in appello
art. 533 cod. proc. pen.
"oltre ogni ragionevole dubbio" come criterio di giudizio
In sede di legittimità la violazione di questo principio può essere rilevata solo se la motivazione della sentenza è manifestamente illogica o decisiva; la Cassazione non rifa la valutazione delle prove
art. 616 cod. proc. pen.
onere per le spese per il ricorrente in caso di inammissibilità
Imposta l'obbligo di sostenere le spese del procedimento all'incolpevole parte la cui impugnazione sia dichiarata inammissibile
artt. 24 e 111 Cost.
art. 24 (diritto alla difesa), art. 111 (garanzie del giusto processo)
Richiamati per valutare il rispetto del contraddittorio e del diritto di difesa; la Corte ha ritenuto che tali diritti non implichino l'accesso indiscriminato nel fascicolo di ogni atto d'indagine richiamato in una consulenza
art. 6 CEDU
diritto ad un equo processo
Richiamato dalla difesa per presunte violazioni procedurali; la Corte ha valutato che i parametri CEDU non fossero stati violati alla luce della regolare acquisizione delle prove in incidente probatorio e del contraddittorio
Carta di Noto / Linee guida nazionali
Linee guida per l'ascolto del minore
La Corte ha ribadito che la Carta di Noto ha valore di raccomandazione non normativo; la sua inosservanza non invalida automaticamente la prova ma impone al giudice di motivare adeguatamente se ricorrono eccezioni specifiche
Giurisprudenza CEDU e Cassazione menzionata
Lorefice c. Italia (Corte EDU, 29/6/2017); Dasgupta (Sez. U., 28/4/2016, n. 27620) e varie pronunce di legittimità
Lorefice conferma l'obbligo di rinnovazione quando si condanna in appello senza riassumere prove dichiarative decisive su assoluzione; Dasgupta individua l'obbligo di rinnovazione nel caso di appello del P.M. contro assoluzione; la Corte ha distinto tali principi dal caso concreto che riguardava una conferma di condanna
Massime di principio
- Le sommarie informazioni testimoniali (S.I.T.) sono atti d'indagine e non mezzi di prova dibattimentali: la loro presenza in una consulenza di parte non le rende automaticamente utilizzabili in sede decisionale se non vengono introdotte secondo le regole del codice (es. contestazione ex art. 500 c.p.p.).
- In caso di "doppia conforme" (conferma identica tra primo grado e appello) il sindacato della Corte di Cassazione sulla motivazione è limitato: può intervenire solo per pretermissione di temi probatori decisivi o per manifeste aporie logiche; molte censure si risolvono in un mero dissenso non sindacabile in Cassazione.
- La rinnovazione dell'istruttoria in appello è una misura eccezionale. L'obbligo inderogabile di rinnovazione previsto dalle Sezioni Unite (Dasgupta) opera specificamente quando il pubblico ministero impugna un'assoluzione basata su dichiarazioni decisive; nelle altre ipotesi il giudice di appello valuta discrezionalmente la necessità di rinnovare e deve motivare adeguatamente il diniego.
- La testimonianza della persona offesa nei reati sessuali può costituire "prova piena": il giudice di merito deve vagliarne con particolare rigore la credibilità e l'attendibilità, ma la Cassazione non rifà la valutazione dei fatti se la motivazione del giudice è coerente e priva di manifesta illogicità.
- Le linee guida come la Carta di Noto hanno valore orientativo: la loro violazione non comporta automaticamente l'annullamento della prova, salvo che la difesa formuli eccezioni specifiche e il giudice non giustifichi adeguatamente la sua decisione in presenza di scostamenti rilevanti.
- Il richiamo a sentenze della CEDU e a principi costituzionali serve a valutare il rispetto del giusto processo; tuttavia l'applicabilità di tali principi dipende dalle circostanze concrete (es. se è stato assicurato il contraddittorio e se le prove decisive sono state acquisite legalmente).
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